Guerra

Libia, Haftar mette il veto sulla Turchia

Libia, Haftar a Roma incontra Conte “Non mi fermo, voglio entrare a Tripoli”

Khalifa Haftar

La Turchia non può fare da mediatore nel processo di pace in Libia perché non è un attore neutrale. È questa, secondo la ricostruzione di al-Arabiya, la posizione del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi sostenuto da RussiaEgitto ed Emirati Arabi, sui futuri colloqui con l’avversario sul campo, il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Il militare della Cirenaica, riporta la tv panaraba, “rifiuta che la Turchia faccia da mediatore e chiede che gli Stati mediatori siano neutrali ed abbiano come scopo la stabilità della Libia e non quello di rafforzare le milizie armate o dispiegare estremisti”. Sempre secondo l’emittente emiratina, Haftar ha informato la Russia delle condizioni per lui necessarie per un cessate il fuoco: “Un termine tra i 45 e i 90 giorni alle milizie per restituire tutte le armi e un comitato guidato dall’Esercito nazionale libico (Lna) (a lui fedele, ndr) che insieme all’Onu censisca le armi in mano alle milizie”. Il tutto nel giorno in cui è stato ufficializzato il nulla di fatto al termine della conferenza di pace di Mosca, dove il militare si è rifiutato di firmare l’accordo con Sarraj, e la Germania ha ufficializzato data e partecipanti alla Conferenza di Berlino, il 19 maggio, alla quale, parteciperanno, anche i due contendenti libici.

L’aspettativa a Mosca era alta: ma se al-Sarraj, sostenuto da Erdogan e dalla comunità internazionale e a capo del governo di Tripoli, ha firmato l’accordo per il cessate il fuoco, il suo rivale Khalifa Haftar non l’ha fatto e se n’è andato. La Russia però fa sapere che le parti concordano nel proseguire la tregua che resta in vigore a tempo indeterminato, anche se arrivano notizie di nuovi scontri a sud di Tripoli. In più, veicoli militari e cannoni degli Emirati Arabi Uniti sono arrivati nel quartier generale di Haftar per un possibile nuovo assalto alla capitale. Tutte notizie che arrivano dal fronte di Sarraj e dall’agenzia turca Anadolu.

Intanto la Conferenza di Berlino – che vuole riunire intorno a un tavolo i paesi che gravitano intorno al conflitto – è confermata per il 19 gennaio. Un vertice al quale la cancelliera Angela Merkel, in una nota, ha fatto sapere che parteciperanno anche Sarraj e Haftar: secondo quanto apprende l’Adnkronos, i due non dovrebbero partecipare ai lavori della conferenza, ma saranno presenti e parteciperanno in altre forme non ancora precisate. A prendere parte ai colloqui, fa sapere la presidenza, saranno quindi Stati Uniti, Russia, Italia, Gran Bretagna, Francia, CinaEmirati Arabi Uniti, Turchia, EgittoAlgeriaRepubblica del Congo (in quanto presidente del Comitato di Alto livello dell’Unione Africana sulla Libia) e poi Nazioni UniteUnione EuropeaUnione Africana e Lega Araba.

La Turchia e Sarraj “hanno fatto la loro parte, ora tocca alla Russia fare la sua parte con Haftar”, ha detto Erdogan, che oggi vede Sarraj a Istanbul e che accusa l’uomo forte della Cirenaica, il “golpista”, di volere “compiere pulizia etnica” degli eredi dell’impero ottomano di cui “la Libia è stata una parte importante”. Haftar ha rifiutato di firmare la tregua. “Prima ha detto di sì, ma poi ha lasciato Mosca, è scappato, dimostrando la sua intenzione di voler continuare la guerra. Questo gesto mostra il suo vero volto. Se la Turchia non fosse intervenuta – ha continuato parlando ai deputati del suo Akp – avrebbe preso il pieno controllo della Libia“.

La collaborazione tra Berlino e Mosca – La Conferenza di Berlino è stata al centro di una telefonata tra Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Le parti hanno discusso dei preparativi“, ha spiegato il Cremlino, che propone di “unire gli sforzi” compiuti dagli europei e dai vicini della Libia, nonché quelli di Russia e Turchia, e agire così “in un’unica direzione” per spingere “tutte le parti libiche a raggiungere accordi piuttosto che sistemare le cose militarmente”. La collaborazione tra Germania e Russia è la vera novità di questa fase: un unicum per Vitaly Naumkin, direttore dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze russa e tra i consiglieri di Putin sul Medio Oriente. Per Naumkin i negoziati di ieri a Mosca non si possono definire un “fallimento”, e l’impasse è nata dal rifiuto di Sarraj di sedersi al tavolo con Haftar, che si è sentito “umiliato”. “Ciascuna delle parti vuole andare alla conferenza di Berlino munita di una posizione forte – spiega – La piattaforma per il futuro, la roadmap, a quanto pare, continua ad essere l’idea di una conferenza nazionale con successive elezioni”.

Guardando all’Europa, “i tedeschi si mostrano come i leader dell’Ue. Francia e Italia non riescono a mettersi d’accordo tra loro: le simpatie di Parigi e Roma sono a favore delle parti opposte (la prima con Haftar, l’Italia con Sarraj, ndr), nel sostenere le quali hanno investito un sacco di soldi. Anche i calcoli degli utili dei futuri contratti sono molto buoni. La Germania agisce come broker imparziale e il fatto che essa stia collaborando con la Russia è una cosa unica”, ha affermato Naumkin. “Mi sembra che questa sia, ovviamente, una nuova situazione per noi. La Germania ha bisogno di noi oggi non solo per il gas, ma anche nell’ambito di problemi politici e regionali”, ha concluso.

Le richieste negate ad Haftar – Secondo quanto trapela, pare che il no di Haftar sia legato al contenuto della bozza di accordo, che ignora molte delle richieste dell’Esercito nazionale libico e alla sua richiesta di far entrare le sue truppe a Tripoli e di formare un governo di unità nazionale che ricevesse il voto di fiducia da parte del parlamento di Tobruk. Ha anche chiesto un monitoraggio internazionale del cessate il fuoco senza la partecipazione della Turchia, la volontà di ottenere l’incarico di comandante supremo delle Forze armate libiche e il ritiro immediato dei mercenari “arrivati dalla Siria e dalla Turchia“. Sul fronte interno, invece, per sostenerlo sono arrivati mercenari russi, prima impegnati sul fronte ucraino, poi sudanesi. Richieste negate e rientro in Libia senza intesa che hanno avuto una prima conseguenza: sono infatti ripresi gli scontri a sud di Tripoli e, secondo il sito al Wasatcolpi di artiglieria sono stati sparati nei sobborghi di Salah Al-Deen e Ain Zara, nella capitale libica.

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