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Olanda, via libera della Corte Suprema per eutanasia in caso di demenza avanzata

Olanda, via libera della Corte Suprema per eutanasia in caso di demenza avanzata

Olanda, via libera della Corte Suprema per eutanasia in caso di demenza avanzata

La Corte Suprema olandese ha stabilito con la sentenza dello scorso martedì 21 Aprile la possibilità di ricorrere all’eutanasia per soggetti affetti da demenza avanzata e Alzheimer, anche qualora il paziente in questione non fosse più in grado di reiterare la volontà di porre fine alla propria vita. Tramite questa sentenza, la Corte ha dunque accertato la non punibilità dei medici che procedono a dare morte a chi non è più in grado di confermare le proprie volontà.

I giudici si sono pertanto espressi a favore dell’eutanasia nei confronti di pazienti affetti da demenza avanzata nell’evenienza in cui, prima dell’aggravamento della malattia, abbiano esplicitamente richiesto tramite consenso scritto di avviare la procedura di suicidio assistito, anche se, proprio a causa della sindrome da loro sofferta, non possiedono più la facoltà di confermare tale desiderio.

Tuttavia, esistono ancora circostanze per cui una precedente richiesta di eutanasia da un paziente affetto da demenza non deve essere eseguita. Questo può accadere se le dichiarazioni del paziente, formulate in un accertato momento di sua lucidità, danno motivo per non eseguire l’eutanasia, ossia nel caso in cui il medico valuta che il paziente esprime un chiaro diniego alla pratica che aveva precedentemente richiesto.

Quanto pronunciato dalla Corte nella sentenza di martedì estende dunque gli standard di applicazione della procedura di eutanasia già previsti in Olanda a partire dal 2002 nei casi di malattie incurabili e sofferenza intollerabile per il paziente che ne fa richiesta.

Ricordiamo, infatti, che i Paesi Bassi sono stati uno dei primi Stati al mondo ad aver legalizzato la procedura di suicidio assistito nel 2002 – che può essere richiesta da tutti i cittadini a partire dai 12 anni, con approvazione dei genitori per i minori di 16 anni – attuabile esclusivamente dopo che almeno due medici abbiano attestato entrambi l’assenza di un’altra soluzione ragionevole e di un possibile miglioramento della propria situazione clinica per il paziente e la sussistenza delle due condizioni sopra citate.

Per dare un’immagine chiara ai nostri lettori dei numeri relativi all’eutanasia in Olanda, secondo i dati delle autorità olandesi elaborati da #TrueNumbers, nel 2018 hanno richiesto di procedere al suicidio assistito 6.126 persone, ma solo 212 ne hanno poi fatto realmente ricorso. Complessivamente si tratta del 7% di casi in meno rispetto al 2017.

La sentenza in esame è stata presentata dalla Corte Suprema come una “chiarificazione giuridica” per il legislatore, sulla scia di un procedimento penale e disciplinare di un medico di una casa di cura olandese. Ripercorriamo dunque le tappe del processo appena citato.

Lo scorso settembre era stata prosciolta in un processo di primo grado una dottoressa accusata di aver proceduto all’eutanasia su una paziente affetta da Alzheimer senza avere la certezza del suo consenso, sebbene quest’ultima avesse precedentemente scritto una lettera in cui chiariva il suo desiderio di ricorrere all’eutanasia nel caso in cui fosse stata ricoverata in una casa di cura. Il pubblico ministero aveva inizialmente sostenuto che la dottoressa in questione non aveva accertato in maniera definitiva se persistesse al momento della sua decisione il consenso della donna. Nel 2016, il tribunale concluse il caso affermando che la dottoressa aveva effettuato la procedura in conformità con la legge senza dunque mostrare elementi che potessero implicare una sua potenziale negligenza.

Successivamente, il caso è stato presentato dinanzi la Corte Suprema, proprio per chiarire le condizioni in cui un medico può procedere all’eutanasia anche se il paziente non è più in grado di rinnovare il suo consenso, quindi senza rischiare l’eventualità di un processo penale.

Sebbene con alcune perplessità, la sentenza della Corte Suprema è stata ben accolta dal mondo della sanità olandese. René Héman, presidente del Royal Dutch Medical Association ha infatti ribadito come la situazione resti ancora piuttosto complessa per i medici.

“È positivo che ora vi sia una sentenza della Corte suprema. Ma anche con maggiore chiarezza giuridica, non tutti i complessi dilemmi riguardanti l’eutanasia in caso di demenza sono spariti. A seguito di una richiesta di porre fine a una vita, il medico deve ancora fare necessariamente una valutazione individuale per accertarsi se l’eutanasia è appropriata e se tutti i criteri di cura sono soddisfatti”, ha detto Héman in una dichiarazione.  Ha poi aggiunto “i medici agiscono secondo gli standard professionali, ma anche secondo la loro bussola morale. La stessa considerazione del medico è e rimane molto importante“.

Categorie:Europa, Sanità

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