Governo Renzi: ventiquattresimo mese (pagelle)

Governo Renzi: ventiquattresimo mese (pagelle)

Governo Renzi: ventiquattresimo mese (pagelle)
Matteo Renzi

Matteo Renzi (8), presidente del Consiglio. L’Aula del Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia al governo presentate da Forza Italia e Lega sulla vicenda banche, ma anche dal M5S. Nel caso della prima, i “no” sono stati 178, 101 i si, un astenuto. L’Aula del Senato ha poi detto “no” anche a quella presentata dal M5S: i voti contrari sono stati 174, 84 i si, un astenuto. “Se ci volete mandare a casa per il decreto sulle popolari – aveva detto Renzi nel suo discorso ai parlamentari – fatelo. Noi siamo orgogliosi per una riforma che da 25 anni andava fatta e fu tentata da Ciampi e da Draghi. Se fosse stata fatta a fine anni 90 in tante parti di Italia, a cominciare dal nord est, avremmo evitato le scene di questi ultimi 15 anni in termini di contiguità tra il sistema del credito e politica”. Sì della Camera al ddl per le riforme costituzionali, che il premier Matteo Renzi ha definito “la madre di tutte le battaglie”, passato senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato il 13 ottobre scorso (terza lettura). Seconda lettura. Prima lettura. Il provvedimento è stato approvato con 367 sì, 194 no e 5 astenuti. A favore hanno votato Pd, Area popolare, Scelta civica, Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, Psi. Voto contrario da M5s, Sinistra italiana-Sel, Lega Nord, Forza Italia, Fdi-An, Alternativa libera-Possibile, Conservatori e riformisti. Il disegno di legge costituzionale dovrà ora passare nuovamente al vaglio del Senato e ritornare, per il via libera definitivo, alla Camera. Il presidente del consiglio Matteo Renzi si è presentato nell’aula del Senato dove, al termine della discussione generale sul ddl Boschi riguardante le riforme costituzionali, ha preso la parola per la replica. Dopo il suo intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo torna ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva. Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Ma hanno un peso politico forte i 17 sì dei verdiniani di Ala, di due forzisti (Villari e Bocca) e delle tre senatrici di Fare, vicine a Flavio Tosi. Anche se i renziani sottolineano: “Mancavano cinque esponenti della maggioranza che avrebbero votato con noi”. Non ci sarà scampo per i piccoli comuni, perché per poter esistere un municipio dovrà avere almeno 5.000 abitanti. Chi ne ha meno dovrà fondersi, altrimenti ci penseranno le regioni a intervenire d’imperio per accorpare i comuni. E se non lo faranno, i governatori rischieranno il taglio dei trasferimenti. Fantascienza? Nient’affatto. La tempistica è da pensare e rivela un atteggiamento quantomeno poco uniforme all’interno del Pd in materia di enti locali. Fallito l’associazionismo forzoso delle funzioni, proprio mentre in parlamento si discuteva di come superare questo modello coercitivo favorendo invece processi di aggregazione dal basso, sulla base di ambiti ottimali anche su base provinciale e mentre la legge di stabilità 2016 raddoppiava i contributi per le unioni e le fusioni «spontanee», incentivandole anche con una deroga su misura al tetto del turnover, tra le fila del Pd si pensava a una ricetta molto più « spicciola». Niente da fare: l’Italia non è ancora pronta a ‘sborsare’ i 300 milioni di euro per la gestione dei flussi migratori in Turchia, punto di attrito tra Matteo Renzi e Angela Merkel nel bilaterale di venerdì scorso. La risposta arrivata oggi dalla Commissione europea, puntuale e velenosa a ricordare che già a dicembre si è deciso di escludere i contributi degli Stati per Erdogan dal patto di stabilità, non soddisfa il governo italiano. Né nel merito, né nel metodo. Tra Palazzo Chigi e Tesoro l’ennesima risposta della Commissione, arrivata tramite lanci di agenzie di stampa, semina malumore e nervosismo. Renzi prepara la partenza per la tre giorni in Africa lasciando tutto aperto lo scontro con l’Ue.

Andrea Orlando (7), ministro della Giustizia. Reati minori, che intasano i tribunali e spesso finiscono impuniti. Meglio allora trasformarli in multe, salate e immediate. «La depenalizzazione di alcuni reati diminuirà i fascicoli – dice il ministro della Giustizia, Andrea Orlando – e soprattutto renderà più certa la sanzione, perché tra prescrizione, mancati pagamenti e farraginosità processuali spesso troviamo allafine del percorso più l’impunità che la certezza». Due i provvedimenti: il primo sulla depenalizzazione dei reati puniti solo con la multa o l’ammenda, trasformati in illeciti amministrativi. Il secondo riguarda l’abrogazione di altri reati e la contestuale introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, associate al risarcimento del danno alla parte offesa. L’elenco delle condotte che non saranno più reato e non graveranno sulla fedina penale è consistente. Analoga transizione a illecito amministrativo per la guida senza patente: la prima volta che si è pizzicati non sarà più reato, ma la punizione è se vera. Se finora la sanzione era fino a 9.032 euro, ma doveva comminarla un giudice dopo un processo spesso senza esito, ora invece scatterà la confisca del mezzo e una multa da 5mila a 50mila euro. Per i recidivi resta la sanzione penale.

Maria Elena Boschi (6 1/2), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. I componenti del Consiglio di amministrazione di Banca Etruria sono stati sottoposti a procedimento disciplinare da Bankitalia. Nell’elenco ci sono l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena, e i consiglieri che hanno svolto l’intero mandato prima dell’arrivo del commissario. Tutti ritenuti responsabili della «mala gestio» che ha causato un «buco» nei bilanci di circa 3 miliardi di euro, dei quali ben 2 miliardi sono riconducibili a «sofferenze». La ministra delle Riforme Maria Elena Boschi resta al suo posto. L’aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, presentata dai 5 Stelle, con 373 no. I sì sono stati 129. A favore hanno votato M5s, Si-Sel, Lega Nord, Fdi-An. Contrari Pd, Area popolare, Conservatori e riformisti, Ala, Scelta civica, Pi-Cd, Psi, minoranze linguistiche. Forza italia non ha partecipato al voto

Dario Franceschini (6 1/2), ministro dei Beni Culturali. ‘Aveva ragione lo scrittore Joseph Conrad, che quando parlava del suo mestiere diceva ‘come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?’ Grazie Umberto di avere guardato per tutta la vita fuori da quella finestra per tutti noi’. Cosi’ il ministro della Cultura Dario Franceschini durante la cerimonia laica per Umberto Eco, lo scrittore scomparso la settimana scorsa. Franceschini ricorda l’intervento del grande romanziere e semiologo, nel luglio scorso, alla conferenza internazionale dei ministri della Cultura, quando Eco intervenne sulla conoscenza reciproca tra gli uomini e i popoli dicendo che questo e’ l’antidoto contro le guerre. ‘Voi ministri della cultura state lavorando per il bene di tutti gli disse – ricorda il ministro – molta gente si e’ uccisa perche’ non si conosceva abbastanza. Voi siete i diffusori della conoscenza reciproca. Lo guardavano tutti con lo stesso stupore con il quale si guarda una biblioteca. Guardando Eco, come si guarda un quadro, un paesaggio, era possibile vedere che nei suoi silenzi stava consultando la sterminata biblioteca che aveva dentro di se”.

Giuliano Poletti (6), ministro del Lavoro. Dichiarazioni del ministro: “Una laurea con lode presa alla soglia dei trent’anni vale poco; di certo meno di una presa a sufficenza nei tempi corretti”. E poi “Il lavoro a ore è legato a un concetto vecchio di contratto”. Sulla prima affermazione sono abbastanza d’accordo. La fine degli studi non elimina la gavetta e quindi un trentenne che crede di trovar contratto subito dopo aver vegetato più di un decennio in università si sbaglia di grosso. La seconda affermazione del ministro mi vede, invece, abbastanza contrario. Il ministro, che dice che i contratti non dovrebbe più essere misurati a ore, non fornisce altra indicazione. Dire la cosa da fare; senza dire l’antitodo è un vizio italiano capace solo di distruggere senza creare. Certo, si potrebbe fare anche un contratto a giorni; ma questo vorrebbe dire che si potrebbe lavorare un dato non certo di ore giornaliere e quindi il primo risultato sarebbe che le ore di straordinario non sarebbero più pagate per legge.

Marianna Madia (6), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Il governo conferma la linea dura contro i fannulloni della P.a. Oggi non sempre l’azione disciplinare viene portata a termine: su sette mila procedimenti aperti ogni anno quelli che portano all’interruzione del rapporto di lavoro sono poco più di 200, di cui un centinaio per assenteismo. Sotto la lente del Governo, che porterà le misure in Cdm già il prossimo mercoledì, la falsa attestazione della presenza in servizio, con l’ipotesi di mettere subito fuori dall’ufficio chi viene colpito in flagrante. “Un dipendente pubblico che dice che va a lavorare e poi non ci va, deve essere licenziato“. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia intervenendo alla presentazione del Rapporto Rete Imprese Italia-Cer sulla burocrazia, in riferimento alle “recenti cronache”. Anche se, ha poi aggiunto, “non è vero che tutti i dipendenti Pubblica amministrazione siano fannulloni“. Il ministro ha quindi invitato a “superare i luoghi comuni” sui lavoratori pubblici, ma alzando la guardia verso eventuali comportamenti sistematici di false presenze sul luogo di lavoro.

Pier Carlo Padoan (6), ministro dell’Economia. Via libera dal Senato al ddl stabilità. Con 164 pareri favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti, l’Aula di Palazzo Madama ha accordato la fiducia al Governo sul maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge. Il provvedimento passa ora in seconda lettura all’esame della Camera. La Camera ha approvato il ddl di Stabilità. I voti a favore sono stati 297, quelli contrari 93. Quattro gli astenuti. In nottata il consueto Cdm per l’approvazione della nota di variazione di bilancio dopo l’ok alla stabilità. Le modifiche alla legge di stabilità rideterminano l’indebitamento netto nel 2,4% del Pil per il 2016 e confermano, per gli anni successivi, il percorso programmato degli obiettivi di finanza pubblica. E’ arrivato il via libera definitivo dal Senato con 162 voti a favore e 125 contrari. La legge di Stabilità 2016 è dunque stata approvata dopo le modifiche arrivate dalla Camera e dopo che in commissione Bilancio a Palazzo Madama erano già stati respinti gli 800 emendamenti presentati. Non solo le carte di debito ma anche quelle di credito devono essere ordinariamente accettate in pagamento da parte dei soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali. L’obbligo tuttavia può essere non applicato nei casi di oggettiva impossibilità tecnica. Sono queste le indicazioni integrative al quarto comma dell’alt. 15 del di 179/2012, conv. con legge 221/2012. Probabilmente si può pensare a situazioni di episodico non funzionamento della linea telefonica a cui siano collegati gli appositi apparecchi lettori di carte.

Maurizio Martina (6), ministro dell’Agricoltura.  «Se mi ricordo quella sera? E come faccio a dimenticarla…». Era il 21 febbraio 2014: «Centro Congressi Giovanni XXIII», convegno su Expo. «Vabbè, lo ammetto, in quei momenti nella roulette dei ministeri sono passate diverse ipotesi». Ad un certo punto sul display dello smartphone era apparso un sms di Lorenzo Guerini che aveva abbastanza agitato Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole made in Bergamo: agricoltura, ambiente o sviluppo economico? Alla fine però la scelta di Matteo Renzi è caduta sulla prima casella «e penso che in questi due anni di lavoro ho dato davvero il massimo…»

Beatrice Lorenzin (5 1/2), ministro della Salute. Nessuna legalizzazione della coltivazione di canapa nel ddl Orlando sulla depenalizzazione dei reati minori, chiarisce il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: la depenalizzazione riguarda eventuali illeciti nella coltivazione per produrre farmaci, da parte di soggetti già autorizzati, prevista per legge e attentamente regolamentata. Resta vietato, insomma coltivarlaper qualsiasi altro liso, anche terapeutico personale. Tra le varie cose il Ddl Cirinnà in discussione in parlamento prevede che il figlio di una delle due persone legate da un unione civile, nato da una relazione che esso ha avuto in precedenza. potrà essere adottato dall’altro partner. Non prevede cioè nemmeno l’adozione di bambini in senso compreto e cioè l’adozione di bambini che non abbiano nessun vincolo con nessuno dei due partner che compongono l’unione civile, come avviene con una coppia eterosessuale. Figuriamoci se è possibile con questa legge che due persone legate da unione civile possano diventare genitori tramite una donna che consapevolmente presti il suo utero. Chiariamolo: a questa pratica si può essere favorevoli o contrari e in molti paesi in Europa e nel mondo sono favorevoli. In Italia c’è e rimarrà il divieto, anche con questa legge!

Paolo Gentiloni (5 1/2), ministro degli Esteri. “È giusto discutere di Europa a due velocità, anche se non si tratta della definizione migliore perché opposte visioni devono e possono convivere”. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni preannuncia che nel prossimo incontro a Roma tra i colleghi dei sei Paesi fondatori si inizierà a delineare una “visione comune sul futuro dell’Unione”. E si comincerà a parlare di Europa a due velocità, una definizione “che non è la migliore, ma è giusto discutere di livelli di integrazione diversa. C’è chi come l’Italia vuole un’unione bancaria, fiscale e politica crescente. E chi, come il Regno Unito, vuole solo un mercato comune più efficiente. Due visioni che devono e posso convivere”.

Graziano Delrio (5 ), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Graziano Delrio traccia il bilancio dei due anni del governo Renzi. E spiega che delle riforme fatte “la più difficile è stata sicuramente quella del Jobs Act, anche a causa della descrizione che ne veniva fatta. Gli attacchi più duri che abbiamo ricevuto per questa riforma era dovuti al fatto che secondo alcuni avrebbe tolto diritti. Oggi i risultati raccontano altro e nel medio e lungo periodo sono certo che saranno ancora più incisivi. Il Jobs act è stata prima di tutto una battaglia culturale di cambio radicale per poter garantire maggiore protezione sociale, maggiori tutele a chi prima non ne aveva affatto, c’è un allargamento della nuova Asp (i nuovi ammortizzatori sociali) e soprattutto il Paese ha finalmente fatto un salto in avanti verso la modernità”.

Federica Guidi (5), ministro dello Sviluppo Economico. Il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha invitato il governo italiano ad investire nel paese, sottolineando che l’Egitto ha bisogno di almeno 10 miliardi di dollari di risorse per bilanciare la crisi economica in corso aggravata dal crollo dei turismo e dai bassi prezzi del petrolio che hanno colpito vari paesi della regione mediorientale. E’ quanto emerge a margine dell’incontro tra il ministro dello Sviluppo economico italiano, Federica Guidi, e il presidente egiziano, avvenuto oggi in occasione della visita del ministro al Cairo.

Claudio De Vincenti (5), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. “L’obiettivo che noi vogliamo raggiungere è di avere un soggetto, una cordata, vedremo, che garantisca un piano industriale forte e nel pieno rispetto degli obiettivi ambientali, il radicamento in Italia e su Taranto dell’attività produttiva e le spalle finanziarie forti”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio parlando con i giornalisti al termine della riunione del tavolo per la verifica dei progressi nell’attuazione del Contratto istituzionale di sviluppo. “Queste – ha aggiunto – sono le caratteristiche chiare che dovrà avere la cessione di ramo d’azienda Ilva che deve essere fatta entro il 30 giugno. La questione Ilva è molto importante per Taranto e, in generale, per il nostro Paese, per l’economia italiana. E’ prematuro in questo momento effettuare una valutazione dei soggetti che si sono presentati. Le manifestazioni di interesse sono al vaglio dei commissari, che riferiranno al governo”.

Stefania Giannini (5), ministro dell’Istruzione. I cervelli in fuga non l’hanno presa bene. Hanno trasformato in protesta virale le parole di Roberta D’Alessandro, la loro collega italiana che dall’Olanda ha invitato la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini a non esultare per il successo degli italiani al bando da oltre mezzo miliardo dell’European Research Council perché di tricolore in quella vittoria c’è poco: soltanto 13 ricercatori resteranno in Italia a sviluppare i loro progetti. La maggior parte lo farà all’estero. Francesca Terenzi lavora a Londra nel settore del risk management delle catastrofi naturali. Ha lasciato l’Italia da 13 anni dopo essersi laureata in Fisica alla Sapienza a Roma e dopo aver capito che «non c’erano possibilità di trovare lavoro». Esultare «è ipocrita», commenta «In Italia i fondi per la ricerca sono davvero irrisori, lavorare fuori dall’università è difficile, restare all’interno è ancora più difficile. I concorsi vengono vinti da chi ha meno pubblicazioni di altri». Alla fine non resta molta scelta.

Enrico Costa (5), ministro degli Affari Regionali e Famiglia. Con il rimpasto di governo, il Nuovo centrodestra fa il pieno: un ministro agli Affari regionali (Enrico Costa) e quattro sottosegretari (Giustizia, Sviluppo Economico, Infrastrutture, Turismo). Pure Scelta Civica ottiene poltrone e promozioni (due viceministri, agli Esteri e all’Economia e un sottosegretario alla Cultura) mentre il Pd piazza i suoi a Palazzo Ghigi (con il nuovo super sottosegretario economico), una new entry alla Giustizia, una agli Esteri e un viceministro allo Sviluppo economico.

Roberta Pinotti (4), ministro della Difesa. Pinotti ha spiegato che in Libia occorre prima di tutto procedere alla stabilizzazione e non la si può ottenere senza un dialogo con gli stessi libici. A tal proposito il ministro ritiene che sia un segnale negativo la fumata nera per il voto al governo di unità nazionale e il fatto che sia continuamente rinviato è abbastanza preoccupante.

Gianluca Galletti (4), ministro dell’Ambiente. Via libera all’accordo sul clima dai delegati dei 195 Paesi più la Ue che a Parigi hanno partecipato alla XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici. L’approvazione è stata ampiamente celebrata dal presidente della Conferenza, Laurent Fabius, e dai rappresentanti Onu, con calorosi abbracci sul palco.

Angelino Alfano (3 1/2), ministro degli Interni. Angelino Alfano chiude ogni discorso: «Non abbiamo mai valutato l’ipotesi di requisire case sfitte per dare accoglienza ai migranti». Poi, nell’impeto della difesa a oltranza del prefetto di Treviso Laura Lega, il ministro dell’Interno si sbilancia: «Il prefetto non ha mai detto questa cosa». In realtà il prefetto, nel corso dell’incontro con i sindaci di venerdì, l’ipotesi di requisire gli alloggi l’ha messa sul tavolo. E non l’ha mai negato. Ma la sua è stata una provocazione.

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