Sfiducia al governo bocciata

Sfiducia al governo bocciata
Sfiducia al governo bocciata
Sfiducia al governo bocciata

L’Aula del Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia al governo presentate da Forza Italia e Lega sulla vicenda banche, ma anche dal M5S. Nel caso della prima, i “no” sono stati 178, 101 i si, un astenuto. L’Aula del Senato ha poi detto “no” anche a quella presentata dal M5S: i voti contrari sono stati 174, 84 i si, un astenuto. “Se ci volete mandare a casa per il decreto sulle popolari – aveva detto Renzi nel suo discorso ai parlamentari – fatelo. Noi siamo orgogliosi per una riforma che da 25 anni andava fatta e fu tentata da Ciampi e da Draghi. Se fosse stata fatta a fine anni 90 in tante parti di Italia, a cominciare dal nord est, avremmo evitato le scene di questi ultimi 15 anni in termini di contiguità tra il sistema del credito e politica”

Le banche restano al centro della polemica politica e dell’attività del governo. Renzi, «guardando solo al bene dell’Italia», difende le misure prese dal governo, a partire dal decreto salva-banche. Fa spallucce e liquida come polemica mediatico-politica i riflettori accesi su Banca Etruria nella quale per un periodo il padre del ministro Boschi è stato vicepresidente. «Ci sono gli stessi refusi in due editoriali del Fatto quotidiano e nella mozione di Lega e Fi – ironizza – si sta giocando una strumentalizzazione politica comprensibile, alla quale siamo totalmente abituati e che non ci fa paura». Un attacco che il governo mette in conto anche per le prossime settimane: i rumors, che circolano da giorni, trovano voce oggi nel senatore Sel Massimo Cervellini per il quale «Pier Luigi Boschi il 6 febbraio dovrebbe essere indagato». «Fango» per il premier determinato ad «andare avanti per lasciare l’Italia meglio di come l’abbiamo trovata».Renzi, infatti, lascia l’Aula dopo l’intervento tra le proteste di M5S e le accuse incrociate tra ex alleati con Maurizio Gasparri che, rivolto a Denis Verdini, gli assicura: «ora puoi andare anche a pranzo con Carboni: se ci andavi con il centrodestra ti incriminavano per P3, se vai con la famiglia Boschi sei un cacciatore di teste».

Il voto sulla sfiducia ha messo in chiaro tutti i dubbi che, nel mondo politico, si agitavano circa la collocazione di Dennis Verdini e degli altri 17 senatori ex berlusconiani di Ala: sono dentro o fuori la maggioranza che sostiene il governo? E soprattutto, quanto pesa il loro sostegno?  Adesso finalmente sappiamo che ai fini pratici questa discussione non conta nulla, in quanto al Senato Renzi ha già tutto il sostegno che gli occorre e anzi molto di più del necessario. In 178 gli hanno dato il voto e solo 101 si sono espressi contro. Pure nel caso che Ala si fosse schierata contro, il governo avrebbe passato l’esame in carrozza. Dal punto di vista numerico, Verdini non è determinante ma solo aggiuntivo.  Volendo spaccare il capello, lo stesso Verdini obietterebbe che lui non ha dato la fiducia al governo, ma si è limitato stavolta a bocciare le mozioni di sfiducia presentate da altri. E non è la stessa cosa… Il ragionamento non fa una grinza sul piano formale. Ma nella sostanza? Nella sostanza Verdini, pur non facendo parte della coalizione e senza nemmeno risultare determinante, svolge tuttavia un ruolo chiave nella strategia di Renzi. Che consiste nel ruolo di guastatore. Lui non aggiunge voti al governo, però li toglie alle opposizioni. In particolare, sgretola quel poco che rimane in piedi del castello berlusconiano. Non a caso Renzi si è rivolto sarcastico ai banchi di Forza Italia: «Siete pochi e sarete sempre meno…». Già, perché a loro ci pensa il Sor Denis.

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