Parlamento

Approvazione definitiva Ddl Boschi al Senato

Approvazione definitiva Ddl boschi al Senato

Matteo Renzi e Dennis Verdini

Il presidente del consiglio Matteo Renzi si è presentato nell’aula del Senato dove, al termine della discussione generale sul ddl Boschi riguardante le riforme costituzionali, ha preso la parola per la replica. Dopo il suo intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo torna ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva. Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Ma hanno un peso politico forte i 17 sì dei verdiniani di Ala, di due forzisti (Villari e Bocca) e delle tre senatrici di Fare, vicine a Flavio Tosi. Anche se i renziani sottolineano: “Mancavano cinque esponenti della maggioranza che avrebbero votato con noi”.

Matteo Renzi ha voluto chiarire, soprattutto alla sua minoranza interna che già parla di trasformismo, che tuttavia egli non si sente ostaggio né delle defezioni calcolate del suo alleato di governo, né dei favori che oggi gli offre Verdini in attesa di rivalersi domani. Il timore diffuso tra i suoi è che alla fine l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi possa ottenere quella modifica all’Italicum che gli permetterebbe di allearsi con il Pd alle prossime elezioni sancendo di fatto la nascita del famoso partito della nazione.

E quando, per tranquillizzare gli animi, il vicesegretario Lorenzo Guerini dice che “non esiste in natura che Denis entri nel Pd”, in realtà non sta dicendo che non sia possibile, o che sia escluso categoricamente, che un’alleanza di qualche tipo possa materializzarsi all’orizzonte. Fatto sta che della trentina di dissidenti dem che lo scorso autunno votarono contro il ddl Boschi, ieri era rimasto solo Walter Tocci e i 180 voti a favore hanno rappresentato un record di consensi da quando Renzi siede a Palazzo Chigi. In cambio del suo appoggio anche in vista del referendum, la minoranza chiede però l’elezione diretta dei senatori. Nel frattempo le opposizioni affilano le armi. La battaglia non è ancora finita.

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