Giustizia

Governo Prodi II: primo mese


Governo Prodi II: primo mese

Governo Prodi II: primo mese

Il leader dell’Unione ha accettato l’incarico che gli ha affidato il presidente Napolitano. I ministri sono 25, D’Alema e Rutelli vicepremier. A palazzo Chigi lo scambio delle consegne con Silvio Berlusconi. Prodi: “Dopo dieci anni giusti ricominciamo a lavorare in una situazione completamente cambiata del Paese: ci sono tensioni molto più forti, quindi il primo impegno sarà quello di ricostituire quello spirito di solidarietà e di condivisione di obiettivi che servono perché un paese vada avanti, cioè, abbassare il livello di tensione e di litigiosità”. Così entrando nella sede dell’Unione in Piazza Santi Apostoli, il presidente del Consiglio incaricato, Romano Prodi. Vengono nominati tre nuovi sottosegretari, portando a 101 il numero dei membri dell’esecutivo. Nicola Sartor all’Economia, Raffaele Gentile ai Trasporti e Gino Mongello ai Trasporti. Lo ha reso noto il sottosegretario Enrico Letta al termine del Consiglio dei ministri.

Raccontano che ieri abbia lavorato sodo come al solito, lasciando il palazzo per ultimo a bordo della sua Maserati quattroporte. Ha salutato tutti, «dai poliziotti agli uscieri», ha dato le ultime disposizioni alla storica segretaria Coletta e ha chiuso dietro di sé, per l’ ultima volta, la porta dell’ ufficio che lo ha visto «premier ombra» per 5 anni. Ma chi lo ha visto andar via da palazzo Chigi giura che Gianni Letta avesse stampato sul volto uno strano sorriso. «E’ di una serenità olimpica e d’altronde ne esce alla grande», assicura uno dei pochi che ha la ventura di raccoglierne talvolta le confidenze. E forse una parte di «serenità», forse la ragione di quell’enigmatico sorriso, è dovuta anche alla circostanza che a succedergli come sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà, nientemeno, che Letta… Enrico.

L’esecutivo ottiene la fiducia dal Senato della Repubblica con 165 sì e 155 no. «Concordia». «Scossa». In economia. E non solo. «Scossa etica». Romano Prodi avvia la sua era. Torna a parlare nel Parlamento italiano. Dopo sette anni, dopo una lunghissima guerra elettorale e grigissime trattative fra alleati. E – finalmente nel ruolo in cui si sente più a suo agio – indica le strade di governo. Stende la mano all’ opposizione e rivendica punto su punto il proprio programma. «Orgoglio senza pregiudizio». Dal ritiro dall’ Iraq, «subito» anche se «nei tempi tecnici necessari» e «in consultazione con tutte le parti interessate», al conflitto di interessi, all’ evasione fiscale, al risanamento e al rilancio economici, alle legge elettorale, fino – quadro in cui tutto si racchiude – ai comportamenti «etici».  PrevisioniIl governo ottiene la fiducia anche della Camera dei deputati con 344 sì e 268 no. «Collegialità, collegialità, collegialità. Non possiamo nemmeno dare l’ idea di andare in ordine sparso. Mai. Dobbiamo dimostrare cosa significa il nostro stare insieme. Siamo tanti, con storie diverse. Dobbiamo far capire cosa significa nei fatti la nostra unione. Non è che in Europa fossimo in meno. Nè meno differenti. Però ce l’ abbiamo fatta. Adesso tocca a noi». Romano Prodi inaugura lo «stile Europa».

Si capisce che la nascita di un governo porti con sé l’atmosfera concitata di un nuovo inizio, il senso di una frattura con il passato e l’irruzione di un lessico e di un’ideologia improntati alla novità. Si comprende anche che siano tre donne pur diverse per formazione culturale e identità religiosa, Rosy Bindi, Livia Turco e Emma Bonino, a interpretare con più determinazione una sensibilità diffusa sulle più controverse scelte etico-politiche in una società complicata e plurale come la nostra. Ma proprio per la delicatezza di questioni tanto complesse sarebbe meglio arginare l’estemporaneità delle singole proposte per offrire all’opinione pubblica un’immagine univoca del nuovo governo: lo spettacolo di una regia, quella del presidente del Consiglio, che sappia intervenire prima che divampi in Italia una devastante guerra di religione. Il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, ha annunciato di aderire al Gay Pride in programma sabato 17 giugno a Torino. In una lettera agli organizzatori, Pollastrini spiega che sta “pensando ad una legislazione umana e saggia per le unioni di fatto, omosessuali e non”. E ancora: “Penso ad urgenti provvedimenti sul lavoro. Mi riferisco a una politica di risanamento che sia tutt’uno con innovazione, giustizia sociale e talenti”.

I tempi e le modalità del ritiro del contingente italiano dall’Iraq sono stati al centro del vertice di due ore a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e i ministri degli Esteri e della Difesa, Massimo D’Alema e Arturo Parisi. Nel corso della riunione, alla quale hanno preso parte anche i rappresentanti delle Forze Armate, sono state valutate le possibili opzioni per un graduale disimpegno. Prodi, in pieno accordo con D’Alema e Parisi, ha affinato il calendario per il rientro del contingente italiano. L’intenzione è stata anche quella di valutare le reali necessità di permanenza di forze di polizia per la vigilanza agli aiuti umanitari e di ricostruzione che il governo vuole ampliare. Il Professore per ora ha deciso di mantenere il riserbo sulle decisioni che potranno essere rese note solo dopo il ‘disco verdè del Consiglio dei ministri. Dunque fino ad allora bocche cucite. L’Italia ritirerà i suoi militari dall’Iraq: lo ha affermato il presidente del consiglio, Romano Prodi, dopo l’incontro col premier inglese, Tony Blair, svoltosi oggi a Roma a Villa Pamphili. «La decisione dell’Italia è presa – ha dichiarato Prodi -. I ministri della Difesa di Italia e Gran Bretagna si incontreranno presto per poter concordare le modalità del rientro delle truppe italiane». I colloqui bilaterali sono necessari perchè il contingente italiano opera in una zona che ricade sotto il comando britannico. Prodi, però, ha evidenziato l’autonomia del governo nella scelta di lasciare l’Iraq. La questione, nelle parole del presidente del Consiglio, era di verificare con Blair il modo migliore per attuare il disimpegno senza pregiudicare la sicurezza e il controllo del territorio iracheno.

Il Consiglio Europeo sulla “Competitività” cui ho partecipato a Bruxelles il 30 maggio scorso ha affrontato questioni cruciali per l’avvenire dell’Unione europea e del nostro stesso Paese. Ho trovato l’Italia in una imbarazzante situazione di isolamento. Ed ho provato, credo con qualche successo, a rimetterla sulle gambe d’Europa. Il Consiglio ha dato il via libera al Settimo Programma Quadro per la ricerca. Se ci saranno le dovute conferme della Commissione e del Parlamento, si partirà dall’inizio del 2007. Si tratta di 53 miliardi di euro per sette anni: una grande massa di risorse, che non verranno assegnate secondo un capitolato nazionale ma sulla base della qualità dei progetti presentati dalle Università, dai centri di ricerca, dalle imprese. Una grande, grandissima opportunità, rispetto alla quale bisogna da subito organizzare e mobilitare tutte le nostre energie economiche, intellettuali, scientifiche, cui faccio qui appello per un impegno nuovo e straordinario. Rita Levi Montalcini si esprime a favore della ricerca sulle cellule staminali e la nuova posizione dell’Italia espressa in Europa. ” Sono pienamente d’accordo con la posizione del ministro Mussi per consentire finalmente la ricerca sulle cellule staminali”. “C’è la necessità di avanzare su questo fronte – ha aggiunto – per aiutare o risolvere i problemi sulle patologie che potrebbero essere aggredite con il loro utilizzo. Ora il nostro governo deve andare avanti su questa linea. L’Italia non puo’ continuare a rivestire il ruolo di Cenerentola di una situazione che a livello internazionale è già maturata in modo ben diverso e consapevole, adottando tutte le cautele possibili”. Il Nobel, ad esempio, si chiede il motivo per cui non sia possibile utilizzare gli embrioni in sovrannumero, dal momento che “sono già destinati alla distruzione” ma aggiunge anche di essere contraria a crearne apposta per la ricerca.

“Il mio impegno c’e’”, però “frenate per ora l’entusiamo. Applaudirete dopo”. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si rivolge cosi’ ai detenuti del carcere di Regina Coeli. Lo fa durante la celebrazione per la festa del 60/mo anno della Repubblica italiana e a chi sventola una bandiera tricolore con su scritto amnistia e indulto dice: “Fra amici bisogna parlare con sincerità. L’amnistia non è un atto solitario del ministro. Fosse tale, già l’avrei fatto. Però posso promuoverlo e lo farò. Non l’ho fatto fino ad ora per rispetto nei confronti del Parlamento che non è ancora nella pienezza delle sue funzioni, non essendosi formate le Commissioni Giustizia che dovranno lavorare con me. Voi sapete che occorrono i due terzi del Parlamento per decidere sull’amnistia”. Amnistia. Il Guardasigilli Clemente Mastella dice grazie al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a quello del Consiglio Romano Prodi per le parole che hanno speso a sostegno delle sue dichiarazioni sull’amnistia. “Come ministro – sottolinea nel suo primo incontro pubblico a Napoli – mi riconosco nelle parole intelligenti del Presidente della Repubblica. Se quello che ho detto nel carcere di Regina Coeli serve alle forze politiche per maturare elementi di serenita’, evitando il broncio che c’e’ stato in questi ultimi tempi, lavorero’ per questo e spero sia possibile”.

«Non intendo iniziare il mio mandato – spiega in un comunicato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni –  all’insegna dell’instabilità e dell’incertezza per studenti, insegnanti e genitori e con gravi contenziosi aperti con le Regioni e l’autonomia scolastica. Alla data di oggi sono pervenuti al ministero 54 progetti di sperimentazione su circa 1.750 istituti superiori. Le caratteristiche dei progetti pervenuti non presentano elementi di innovazione tali da prefigurare in termini sperimentali la riforma. Sono invece innovazioni pienamente realizzabili nell’esercizio dell’autonomia scolastica (15% del monte ore) e quindi negli ordinamenti vigenti. Trovandoci ormai alla fine dell’anno scolastico e non essendo stata rispettata la data prevista per la presentazione dei progetti, cioè marzo scorso, non ci sono più i tempi utili per la formazione dei docenti e per un adeguato coinvolgimento delle famiglie».

Secondo il settimanale tedesco Die Zeit che lo ha intervistato di recente, il presidente del Consiglio Romano Prodi avrebbe rilasciato dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti degli alleati della sinistra radicale. In particolare il premier avrebbe definito Rifondazione Comunista e Comunisti italiani partiti “folkloristici”. Una affermazione che aveva lasciato l’amaro in bocca ai diretti interessati, ma che poi il premier ha categoricamente smentito: “Il Presidente Prodi non ha mai usato quell’aggettivo”, si legge in un comunicato di Palazzo Chigi.

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