Economia

Scostamento di bilancio, dote anti crisi sale a 165 miliardi

Via libera bipartisan del Parlamento, con soli tre no alla Camera e senza voti contrari al Senato, al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Che nelle intenzioni del governo Conte dovrebbe essere l’ultimo dell’ormai lunga serie cominciata nel marzo scorso. A dichiararlo a deputati e senatori è stato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha tracciato le linee guida e che ha indicato i criteri del prossimo decreto Ristori 5. A cominciare da quello della «selettività» nell’uso delle risorse per interventi «temporanei» come il prolungamento della Cig e l’eventuale proroga del blocco dei licenziamenti e la rimodulazione dell’attività della riscossione. Una strategia, ha sottolineato Gualtieri, necessaria per non appesantire troppo i conti pubblici già in sofferenza.

Dall’inizio della pandemia, le Camere hanno dato l’ok a interventi con ricaduta sul deficit, collegati direttamente o indirettamente all’emergenza-Covid, per circa 140 miliardi, che salgono a quota 165 miliardi considerando quelli assorbiti dall’ultima legge di Bilancio, almeno per quanto riguarda il suo primo anno di efficacia. Il conto in termini di disavanzo al quale è ricorso il “Conte 2” dal momento del suo insediamento lieviterebbe ulteriormente a 181 miliardi considerando anche gli oltre 16 miliardi di indebitamento nello scorso anno previsti con la manovra 2020.

Al netto delle due leggi di Bilancio, per fronteggiare la pandemia lo scorso anno con i decreti anti-crisi (Ristori compresi) sono state varate misure per 108 miliardi. A ricordarlo è stato lo stesso Gualtieri ribadendo che le fette principali di questa dote sono state destinate a imprese e aiuti all’economia (48 miliardi, interventi fiscali inclusi), ammortizzatori (35 miliardi) e sanità (8 miliardi). E sempre Cig e sanità saranno tra le protagoniste del decreto Ristori 5, atteso però non in tempi brevi. Se il Dl assorbirà per intero il nuovo scostamento, la stima del deficit 2021 lieviterebbe subito, come anticipato dal Sole 24 Ore, all’8,8%, al netto di una revisione del quadro macroeconomico in programma nei prossimi mesi e, in ogni caso, con il Def di aprile. Molto dipenderà dall’andamento del Pil.

Lo stesso Gualtieri ha ammesso che è a rischio l’obiettivo di una crescita del 6% nel 2021, indicato lo scorso autunno nella Nadef, ma ha aggiunto che il Piano vaccinale e gli investimenti del Recovery plan dovrebbero consentire di chiudere l’anno non molto lontani dal quel traguardo. Il ministro si è anche soffermato sul quadro 2020, che vede attualmente il disavanzo 2020 stimato tra il 10,5 e il 10,8%, e un rapporto debito/Pil che dovrebbe chiudersi su un livello inferiore al 158% previsto nella Nadef, probabilmente per circa un punto percentuale grazie anche a fabbisogno a consuntivo migliore di quanto ipotizzato e al trascinamento sul 2021 di alcune operazioni finanziarie. Un «posponimento» che, insieme all’impatto di cassa dello scostamento da 32 miliardi, potrebbe allineare il livello del debito 2021 a quello dello scorso anno mentre nel 2022 e nel 2023 verrebbe confermato l’obiettivo della discesa di due punti percentuali l’anno.

Per gli aiuti alle imprese il ministro Gualtieri ha confermato che i nuovi ristori riguarderanno anche i liberi professionisti e che si stanno ipotizzando due tipi di intervento: uno per le categorie più colpite dalla pandemia e dalle misure restrittive e l’altro «ex post» sulla base di un meccanismo di perequazione con l’obiettivo di eliminare possibili penalizzazioni subite nell’accesso agli indennizzi. I codici Ateco saranno superati per «affinare il sistema» valutando anche i costi fissi. Sulla determinazione delle perdite sarà eliminato il riferimento al solo mese di aprile 2020 e si punta a prendere come riferimento l’intero anno appena concluso. Mentre sulla percentuale del calo di fatturato Gualtieri ha sottolineato che in molti Paesi sono state fissate percentuali elevate, come in Francia che vanno dal 50 al 75 per cento. Ma ha aggiunto anche che se si vuole uscire dalla logica dei codici Ateco occorrono «soglie adeguate» anche in funzione delle risorse stanziate, «risorse significative ma non infinite».

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