Andrea Orlando (7), ministro della Giustizia. Per il ministro della giustizia Andrea Orlando “l’Ue, su istanza di Italia e Germania, ha chiesto ai gestori dei provider di cooperare con le autorità competenti rimuovendo su segnalazione questi contenuti. A maggio è stato siglato un accordo con Facebook, Microsoft, Google e Twitter. Ma i primi risultati non sono ancora soddisfacenti. Su questo filone, pur consapevoli della specificità dello strumento, dobbiamo lavorare ancora aumentando il grado di responsabilità dei gestori”.
Maurizio Martina (6 1/2), ministro dell’Agricoltura. Sarebbe pronta l’entrata in segreteria Pd dell’attuale Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che incasserebbe così anche un ruolo politico da Renzi. Apprezzato per la sua attività di Ministro, in ottimi rapporti col leader toscano, il suo ingresso in segreteria, secondo alcuni, sarebbe propedeutico alla candidatura alle primarie del Pd, per la corsa alle prossime regionali in Lombardia. La data delle elezioni lombarde potrebbe essere anticipata al 2017, se il processo dell’attuale governatore Maroni si dovesse risolvere con una condanna e l’intervento della sospensione, previsto dalla legge Severino. Una eventualità che oggi si dà per lontana, ma comunque possibile. In questo quadro Martina si candiderebbe così alle primarie del partito democratico insieme all’attuale coordinatore Alessandro Alfieri e forse, come già anticipato, al sindaco di Bergamo Giorgio Gori.
Dario Franceschini (6 1/2), ministro dei Beni Culturali. Gli ingressi raggiungono i 44,5 milioni, a cui corrispondono 172 milioni di euro di incassi. I numeri (positivi) della cultura italiana si confermano anche per il 2016. L’hanno appena passato ha rappresentato un nuovo record per i musei italiani. Gli ingressi ai siti statali hanno registrato «un incremento rispettivamente del 4% e del 12% rispetto al 2015, che corrispondono a 1,2 milioni di visitatori in più e a maggiori incassi per 18,5 milioni di euro». «Queste risorse preziose — ricorda il ministro — torneranno interamente ai musei secondo un sistema che premia le migliori gestioni e al contempo garantisce le piccole realtà. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per i musei statali, che da 38 milioni di biglietti nel 2013 sono passati a 44,5 milioni nel 2016: 6 milioni di visitatori in più in un triennio che rappresentano un incremento del 15% nel periodo considerato e hanno portato a un aumento degli incassi pari a 45 milioni».
Pier Carlo Padoan (6 1/2), ministro dell’Economia. Via libera di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza che ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione ad aumentare di 20 miliardi il debito pubblico per sostenere il sistema bancario. a risoluzione è passata a Montecitorio con 389 sì, 134 no e otto astenuti, e al Senato con 221 sì e 60 no. Interevendo in aula, il ministro Padoan ha rivendicato l’importanza della misura, sottolineando che in caso fosse necessario un intervento dello Stato “l’impatto sui risparmiatori sarebbe minimizzato se non reso inesistente”. Il ministro ha spiegato che Il governo ha deciso di intervenire ora sulla questione banche perché “nel frattempo le condizioni di mercato, anche quelle di fiducia, sono cambiate,e per i vincoli temporali posti dalla Ue alle operazioni di ricapitalizzazione”.
Marianna Madia (6 1/2), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. I 20 mila dipendenti delle ex Province hanno praticamente tutti trovato una nuova collocazione. Si è chiusa infatti, con la pubblicazione delle ultime graduatorie per 278 persone, l’operazione mobilità partita due anni fa per gestire gli esuberi delle Province, oggi diventate enti di area vasta, con gran parte delle funzioni che sono state assunte dalle Regioni. E mentre si chiude quella che Marianna Madia ha definito più volte “la più grande operazione di mobilità” nella pubblica amministrazione, sta per partire anche uno dei capisaldi della riforma della P.a., la riduzione dei corpi di polizia da 5 a 4. Dal primo gennaio, infatti, scatta l’accorpamento della Guardia Forestale con i Carabinieri, con circa 7mila forestali che passeranno all’Arma. Per chi ha preferito invece non essere assegnato a un corpo militare, circa 300, ci sono riassegnazioni ad altre amministrazioni, secondo le graduatorie pubblicate oggi sul portale della mobilità della Funzione pubblica.
Carlo Calenda (6), ministro dello Sviluppo Economico. ‘Il sistema industriale non e’ in degrado ma, come in quasi tutti i sistemi industriali dei Paesi occidentali, e’ spaccato in due e piu’ pezzi. Chi ce la fa, vince. Lo possiamo esemplificare nel record dell’anno scorso di esportazioni, 414 miliardi, che funziona, continua a investire e va. C’e’ un mondo di mezzo di aziende di diversa tipologia e dimensione che prova a farcela, stenta ma puo’ imboccare una strada di crescita, e c’e’ un mondo, sempre piu’ ampio, che e’ stato colpito da due fenomeni molto forti e molto divisivi che sono l’innovazione tecnologica e la globalizzazione’. E’ l’analisi del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che, illustrando nel question time alla Camera gli interventi del Governo, ha rilevato che ‘rispetto a questo scenario non c’e’ una politica industriale ma politiche industriali che rispondono alle esigenze diverse di questi mondi’.
Beatrice Lorenzin (6), ministro della Salute. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il via libera ai nuovi lea, livelli essenziali di assistenza. “È un passaggio storico per la sanità italiana”, ha commentato su Twitter il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sono infatti 15 anni che le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni devono fornire ai propri assistiti non venivano rinnovate. C’erano quindi dei lea ormai obsoleti, mentre le amministrazioni locali non erano obbligate ad assicurare ai propri assistiti alcuni trattamenti diventati ormai fondamentali. Fino ad oggi molti cittadini ottenevano certe prestazioni solo pagando. Passando nel sistema pubblico, queste attività saranno prevalentemente gratuite grazie alle esenzioni.
Giuliano Poletti (6), ministro del Lavoro. Una riforma del lavoro per dare una stretta ai voucher e porre rimedio ad alcune storture provocate dal Jobs Act di Matteo Renzi prima che gli eventuali referendum promossi dalla Cgil, in attesa dell’ammissibilità da parte della Corte Costituzionale, arrivino alle urne. Sarebbe questo l’attuale piano del nuovo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che mira soprattutto al riordino della disciplina relativa ai cosiddetto lavori temporanei. Al momento Palazzo Chigi punta ad attendere il primo monitoraggio sulla tracciabilità dei ticket che verrà fornito dall’Inps a breve e che farà capire, per esempio, se il deterrente della comunicazione via mail o sms un’ora prima di impiegare il lavoratore occasionale abbia funzionato facendo calare il numero dei voucheristi, per poi studiare un piano d’azione e stabilire confini più netti che possano ridurre gli abusi. Il ministro Poletti si è detto disponibile a “rideterminare dal punto di vista normativo il confine del loro uso”, ma la questione voucher non è che marginale rispetto allo spauracchio del ritorno dell’articolo 18 che porterebbe a un crollo sistematico dell’intero impianto del Jobs Act. Se 100mila giovani se ne sono andati dall’Italia, “non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’”. Un’uscita destinata a far discutere, quella del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a colloquio con i giornalisti a Fano. Il ministro del Lavoro, che pochi minuti prima aveva difeso il Jobs Act del governo e aperto alla possibilità di rivedere le norme sui voucher, anche alla luce dei dati Inps sulla loro costante crescita, ha lanciato il sasso sulla ormai annosa questione della fuga dei cervelli.
Marco Minniti (6), ministro degli Interni. Minniti si sta muovendo su vari piani. Il primo riguarda la riorganizzazione dell’accoglienza. Per ora, si tratta solo di segnali interessanti su cui varrebbe la pena di riflettere. Ipotizza, Marco Minniti, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, un cambiamento nella gestione del fenomeno qui, in Italia. Nel senso che il respingimento di chi non ha diritto dovrebbe assumere i contorni di una operazione reale, non di facciata com’è stato sino a pochi giorni fa. La seconda gamba di questa nuova politica, è rappresentata dall’azione già avviata nei confronti dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo e di quelli a Sud di questi. Negoziare accordi assistiti da finanziamenti (disponibili per i risparmi che si dovranno ottenere in Italia) volti a suscitare la collaborazione delle autorità locali nel contrasto all’emigrazione verso Nord. In fondo, questa degli accordi con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo è l’unica via umanitaria per interrompere prima (e impedire poi) la strage di disgraziati che ogni giorno si realizza nel «Mare Nostrum» senza ricorrere all’unica alternativa esistente e obbligata per il caso che l’«Operazione Minniti» non vada in porto nei termini prospettati: il blocco navale delle coste libiche e della sponda Sud, messo in opera da una forza navale dell’Unione.
Maria Elena Boschi (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e delle Pari Opportunità. Per quanto riguarda la nuova squadra la Boschi, ha tentennato dall’inizio di questa settimana. Combattuta sui pro e i contro della scelta, che Renzi formalmente ha lasciato a lei. Sperando che accettasse di restare nel governo. E infatti, ‘simul stabunt, simul cadent’. Se resta Lotti, resta anche Boschi. Lei non poteva accettare di stare fuori se lui era dentro. E allora è passata all’azione. Si è mossa personalmente, con l’appoggio di Renzi, ma da sola, implorando Gentiloni per sms. Voleva restare. E ha ottenuto anche un ruolo di prim’ordine. Come sottosegretario alla presidenza del consiglio, deciderà gli ordini del giorno del consiglio dei ministri, ogni modifica normativa passa dalla sua scrivania, tutti i ministeri sono obbligati a riferire a lei. E a sera, soddisfatta, si presenta al Quirinale per giurare davanti a Sergio Mattarella: tailleur nero molto formale, lontanissimi i tempi dell’eccentrico completo blu elettrico indossato 4 anni fa nella cerimonia con Giorgio Napolitano.
Paolo Gentiloni (5 1/2), presindente del Consiglio dei ministri. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto “milleproroghe”. Dopo la riunione dell’esecutivo, il primo ministro Paolo Gentiloni ha dato vita alla consueta conferenza stampa di fine anno, durante la quale ha toccato svariati temi economici: “Abbiamo messo in sicurezza il risparmio con il decreto varato circa una settimana fa la cui attuazione sarà lunga e complicata. Non ce lo nascondiamo, ma abbiamo preso una scelta strategica e fondamentale”, ha rimarcato sul tema bancario a valle del varo del fondo da 20 miliardi. Insistendo sulla necessità di intervenire sul lavoro per i giovani e sul Sud, ha commentato i recenti dati sull’occupazione dicendo: “L’economia è cresciuta, è cresciuto il lavoro stabile, circa 700mila posti in più” ma “nella fascia sotto i 40 anni il lavoro da fare è enorme”. Nel suo discorso ha poi precisato, sulla polemica per l’utilizzo crescente dei voucher, che questi “non sono un virus che crea lavoro nero, non sono la fonte del lavoro nero. Gli abusi vanno corretti ma considerando il tema nella sua dimensione globale”.
Claudio De Vincenti (5), ministro alla Coesione sociale e del mezzogiorno. Il “nuovo” ministero del Mezzogiorno lo ha preteso Matteo Renzi, un po’ come quello dello Sport, per avere un’altra poltrona e quindi fare ulteriore spazio ai suoi. Ma allo stato dei fatti, non si sanno ancora le precise competenze di questo dicastero affidato al pd Claudio De Vincenti. E, anzi, di Sud continuano ad occuparsi anche altri quattro ministeri. Il governo si è fatto in quattro per il Mezzogiorno. Nell’accezione negativa, però, di avere frantumato in quattro (Lotti, Calenda, Costa e De Vincenti) le competenze sul Mezzogiorno e rischiando di vanificare il lavoro e di non giungere a nulla di concreto. Una questione di forma ci porta a convocare il ministro De Vincenti, che paradossalmente è quello con meno poteri di tutti visto che non tiene i cordoni della borsa.
Graziano Delrio (4 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Il 22 dicembre, come annunciato dall’allora premier Matteo Renzi, si chiudono i lavori della Salerno-Reggio Calabria. La famigerata autostrada A3, abbandonata per decenni in condizioni non esattamente in linea con la modernità, apre oggi al traffico nella sua nuova veste: con l’apertura della Galleria Larìa (Cosenza) si concludono i lavori avviati nel 1955 che la renderanno percorribile tutta a tre e due corsie per senso di marcia con standard autostradali. “Per troppo tempo – ha detto il ministro dei Trasporti Graziano Delrio – questo è stato un luogo dove hanno comandato le ‘ndrine. Ora il simbolo di un Mezzogiorno onesto e pulito”. Intanto Anas, d’intesa con il Governo e il Ministero delle Infrastrutture e trasporti, ha già avviato un Piano di manutenzione da oltre 1 miliardo di euro, già interamente finanziato, per la realizzazione di interventi su un tratto di 58 km compreso tra le province di Cosenza e Vibo Valentia, in tratti già caratterizzati da quattro corsie e standard autostradali.
Angelino Alfano (4 1/2), ministro degli Esteri. L’ambasciatore Giuseppe Perrone ha presentato le credenziali al premier libico Al-Serraj. Lo ha reso noto la Farnesina su Twitter, sottolineando, come aveva fatto ieri il ministro Angelino Alfano, che l’apertura dell’ambasciata italiana a Tripoli rappresenta un “segnale di amicizia verso il popolo libico” e di “fiducia per il futuro”. “C’è sempre una situazione di rischio, ma considerato il nostro ruolo particolare in Libia abbiamo deciso di fare questo investimento politico”. Lo ha detto all’Ansa l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, che oggi si è insediato nella capitale libica dopo aver presentato le credenziali al premier Serraj. Perrone ha avuto un colloquio con Serraj e con il ministro degli Esteri libico, che hanno ringraziato l’Italia per essere stato il primo Paese occidentale a riaprire la propria ambasciata dal 2014.
Roberta Pinotti (4), ministro della Difesa. Il ministro della Difesa riflette su Berlino e l’epilogo di Sesto San Giovanni. Integrazione e rispetto delle leggi, chi arriva merita un’occasione di riscatto. Importanti i lavori socialmente utili. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, si racconta a voce bassa. «Non ho paura. Non avverto mai una vera sensazione di pericolo. Semmai sento una gigantesca responsabilità legata al mio ruolo, un dovere verso il Paese… E al Paese dico “guai pensare di non vivere più, guai smettere di vivere come abbiamo vissuto fino ad oggi, guai rinunciare alle nostre libertà e lasciare che il fronte del terrore condizioni le nostre scelte. Così faremmo solo un regalo ai terroristi».
Luca Lotti (4), ministro dello Sport. Il ministro Lotti è indagato a Napoli nell’ambito dell’indagine sugli appalti Consip per rivelazione del segreto. Lo stupore del ministro “Dopo settimane di lavoro molto intenso tra referendum, crisi di governo e primi passi del nuovo impegno come ministro mi ero preso un giorno di ferie per la prima recita di Gherardo, mio figlio. Oggi pero’ un giornale (Il Fatto quotidiano) scrive che sarei indagato per rivelazioni di segreto d’ufficio in una inchiesta che vedrebbe indagato persino il Comandante generale dell’Arma dei carabinieri”. A stretto giro il ministro dello Sport Luca Lotti su Facebook ha replicato alla notizia del quotidiano romano chiedendo di essere ascoltato il prima possibile. “Sarei indagato per rivelazioni di segreto d’ufficio”.
Valeria Fedeli (4), ministro dell’Istruzione. “Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie”. E’ la scritta che campeggia su alcuni manifesti che ritraggono la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, apparsi in centro a Roma.
Enrico Costa (3), ministro degli Affari Regionali e Famiglia. La famiglia, ha sottolineato ancora Costa, “è la prima impresa italiana” e “non deve essere un soggetto neutro di fronte al legislatore e al fisco”. Lo strumento del “Fattore famiglia è una proposta” del Forum “molto seria, complessa, interessante, che ha un obiettivo assolutamente condivisibile: favorire le famiglie in rapporto al numero dei figli. È un tema sul quale stiamo ragionando”.
Gianluca Galletti (3), ministro dell’Ambiente. Il governo è preoccupato per la situazione dei rifiuti a Roma e lo dice per bocca dell ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. La questione dei rifiuti a Roma “è motivo di profonda preoccupazione. Nella capitale d’Italia la situazione rifiuti si è fatta francamente preoccupante”.
Anna Finocchiaro (3), ministro delle Riforme, dei Rapporti con il Parlamento. Anna Finocchiaro torna al Governo dopo essere stata ministro per le Pari opportunità durante il Governo Prodi I. In Parlamento dal 1987, è stata deputata dalla X alla IV legislatura e senatrice dalla XV ad oggi. Nata a Modica (in provincia di Ragusa) il 31 marzo 1955, vive tra Roma a Catania, dove risiede la sua famiglia. E’ sposata con Melchiorre e ha due figlie, Miranda e Costanza. Nel 1978 si laurea in Giurisprudenza con una tesi sulla Legge 345/75 sulla riforma penitenziaria. Dopo una borsa di studio vinta in Banca d’Italia, i primi passi della sua carriera sono nella magistratura. Nel 1982 diventa pretore presso Leonforte, in provincia di Enna, e nel 1985 Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania. Insieme alla toga, però, si fa strada da subito la passione politica. Dal 1984 al 1987, è segretaria di ‘Magistratura Democratica’ per la Sicilia orientale. Dal 1988 al 1995 diventa Consigliere comunale di Catania per il Pci, poi diventato Pds. “Ma la mia vita cambia davvero – scrive Finocchiaro nel suo curriculum personale – quando abbandono la la magistratura e divento parlamentare, eletta nelle consultazioni politiche del 1987 come deputata indipendente nelle liste del PCI per la circoscrizione della Sicilia orientale”. Dal 1987 a oggi sono diversi gli incarichi che ricopre in Parlamento. Presidente della Commissione giustizia della Camera, prima, capogruppo dell’Ulivo e del Partito Democratico al Senato dall’aprile 2006 a marzo 2013, e – fino ad oggi – presidente della commissione Affari costituzionali. “Nella primavera del 2008, pur essendo anche candidata al Senato per il Pd per le elezioni politiche – racconta nella sua biografia – ho accettato una delle sfide piu’ belle che ho vissuto dal punto di vista umano e politico: mi sono candidata alla Presidenza della mia Regione per la coalizione di centrosinistra. Una sfida difficile e quasi impossibile che mi e’ sembrato giusto accettare anche per amore e rispetto per la mia terra e per i suoi cittadini. Il risultato è stato negativo ma la campagna elettorale e’ stata certamente una esperienza indimenticabile e forte”. “L’esperienza sicuramente più significativa – assicura lei però – è stata quella di ministro per le Pari Opportunità nel Governo presieduto da Romano Prodi dal maggio del 1996 all’ottobre del 1998”. Non si definisce credente. “Sono battezzata, questo sì, ma per me fede politica e fede religiosa – sottolinea – costituiscono ambiti diversi. Anche se ovviamente alcuni valori non possono non giudare la vita pubblica di una persona impegnata in politica”.
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