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Renzi, il governo Gentiloni e il giglio magico

Renzi, il governo Gentiloni e il giglio magico

Paolo Gentiloni e Matteo Renzi ( i due premier entrante e uscente) e i sottosegretari (entrante e uscente) alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi e Claudio De Vincenti

Passaggio di consegne a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto dalle mani dell’ex premier Matteo Renzi la tradizionale ‘campanella’, nella cerimonia che segna il passaggio al vertice dell’esecutivo. Renzi ha accolto con un abbraccio, ha salutato calorosamente anche la moglie del nuovo presidente del Consiglio ed ha accompagnato lui e consorte al primo piano del palazzo. L’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha regalato al presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, una felpa con la scritta ‘Amatrice’ in rosso, sul petto. “Grazie e buon lavoro a tutti”, così l’ex presidente del consiglio, dopo aver ottemperato al passaggio di consegne con il nuovo premier, ha salutato.

Per quanto riguarda la nuova squadra la Boschi, ha tentennato dall’inizio di questa settimana. Combattuta sui pro e i contro della scelta, che Renzi formalmente ha lasciato a lei. Sperando che accettasse di restare nel governo. E infatti, ‘simul stabunt, simul cadent’. Se resta Lotti, resta anche Boschi. Lei non poteva accettare di stare fuori se lui era dentro. E allora è passata all’azione. Si è mossa personalmente, con l’appoggio di Renzi, ma da sola, implorando Gentiloni per sms. Voleva restare. E ha ottenuto anche un ruolo di prim’ordine. Come sottosegretario alla presidenza del consiglio, deciderà gli ordini del giorno del consiglio dei ministri, ogni modifica normativa passa dalla sua scrivania, tutti i ministeri sono obbligati a riferire a lei. E a sera, soddisfatta, si presenta al Quirinale per giurare davanti a Sergio Mattarella: tailleur nero molto formale, lontanissimi i tempi dell’eccentrico completo blu elettrico indossato 4 anni fa nella cerimonia con Giorgio Napolitano.

E Renzi? Lotti e Boschi sono le sue sentinelle dentro Palazzo Chigi. Un modo per segnalare l’esistenza di una corrente renziana dentro il Pd, alla vigilia del congresso. E un modo per controllare ciò che avviene nelle stanze di un potere che fino a una settimana fa Renzi gestiva in prima persona. I due renziani, in competizione tra loro, potranno avere un occhio, anzi quattro, sulla partita importante delle nomine in primavera. Schema perfetto per il segretario del Pd. Ma non c’è solo questo.

In questa fase “il segretario si apre ad una nuova vita politica, il più possibile distaccata da un governo che formalmente sostiene”, notano fonti di maggioranza Pd. Per dire che sarà suo interesse prendere le distanze anche dai suoi in questo governo, dai volti di una passata stagione che Renzi non vuole e non può rinnegare ma che si trova costretto a rinnovare per ri-vincere il congresso del Pd e candidarsi al prossimo giro che, scommette lui, arriverà entro giugno. E il fatto che Denis Verdini non abbia garantito appoggio al Senato, perché messo fuori dal governo, va bene soprattutto a Renzi, che ha vinto anche in questo: maggioranza fragile, voto anticipato più certo.

Comunque, tornando al ‘giglio magico’, dall’epoca della disastrosa Leopolda 2015, funestata dall’affaire banche, Renzi non fa un’iniziativa pubblica con la Boschi. Con Lotti pure si contano: hanno sempre avuto ruoli diversi. Ecco, ora pubblicamente le distanze saranno anche maggiori: il giglio magico non fa bene al consenso. Non in questa fase. Ma è sempre bene averlo dove serve: nei posti chiave.

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