Ambiente

Governo Conte II: primo mese (pagelle)

Governo Conte II: primo mese (pagelle)

Governo Conte II: primo mese (pagelle)

Giuseppe Conte (7), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Il governo Conte 2 ha giurato davanti al Capo dello Stato. Ventisette giorni dopo che Matteo Salvini ha aperto la crisi di governo, il premier Giuseppe Conte e la sua nuova squadra di ministri Pd e 5 stelle si sono presentati davanti a Sergio Mattarella per il giuramento. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha suonato la campanella, nella cerimonia che precede il primo Consiglio dei ministri di ogni nuovo governo. Non c’è stato però il tradizionale passaggio di consegne tra ex premier e nuovo premier: Conte, che succede a se stesso, è stato accolto a Palazzo Chigi dal segretario generale Roberto Chieppa, che poi gli ha passato la campanella.
  • Conte 2, fiducia alla Camera. «Il Movimento 5 stelle – dice Conte in un primo passaggio del suo discorso – ha ritenuto di fare della coerenza con il proprio programma, il centro della propria virtù politica…». Ed ecco che viene interrotto dalle grida che si sollevano dai banchi del centrodestra: «Buffoni! Buffoni!», «Dignità! Dignità!», «Venduto!», «Bibbiano!», scanditi come al ritmo incessante di un tamburo. Il presidente della Camera Roberto Fico tenta di riportare la calma. Suona nervoso la campanella, chiama i commessi: «Colleghi, questo comportamento è inaccettabile», grida al microfono. Ma è in quel momento che un deputato leghista, Giuseppe Donina, scardina la sedia dove fino a un attimo prima era seduto e la alza sopra la testa, come a volerla scaraventare giù. «La sedia no!», interviene Fico, minacciando l’espulsione. Ma ormai è tardi. La sedia resta al suo posto, mentre tutto il resto scivola giù verso poco consone atmosfere.
  • Il governo, dopo la Camera, ottiene la fiducia anche al Senato con 169 sì, 8 voti in più rispetto alla necessaria maggioranza politica di «quota 161». Ma per il secondo giorno consecutivo anche l’Aula di Palazzo Madama si trasforma in un ring tra Giuseppe Conte e il leader della Lega Matteo Salvini. Un duello che va in scena con il concorso di un’agguerrita tifoseria della Lega che ha fatto il suo esordio con la leghista Lucia Borgonzoni la quale ha esibito in Aula una maglietta che esortava: «Parliamo di Bibbiano!».
  • Un Consiglio dei ministri lampo ha ratificato il listone dei 42 nominati che lunedì giureranno a Palazzo Chigi. Una sostanziale parità fra Movimento 5 stelle e Pd, come già era successo nella squadra dei ministri: 20 sottosegretari (di cui 6 viceministri) tra gli uomini di Luigi Di Maio, 18 (4 i vice) tra quelli di Nicola Zingaretti. E tanto basta a far cantare vittoria al Pd, con fonti vicine al segretario che parlano di “un successo questo equilibrio nonostante la metà di deputati e senatori”.
  • Arquata del Tronto, poi Accumoli e infine Castelsantangelo sul Nera. La prima visita ufficiale del presidente del Consiglio, come capo del nuovo esecutivo M5s-Pd, come aveva promesso, è nelle zone colpite dal sisma del 2016. Con Giuseppe Conte, nel breve tour tra i paesi più colpiti, ci sono anche Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile e Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione, succeduto a Paola De Micheli, attuale ministra dei Trasporti, lo scorso anno.

Dario Franceschini (6 1/2), ministro dei Beni Culturali e Turismo

  • “Entro la fine del mio mandato nessuna Grande Nave passerà più davanti a San Marco”. Così via Twitter il neo ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, annuncia uno degli impegni del suo incarico: la chiusura di Venezia alle grandi imbarcazioni. “Abbiamo perso troppo tempo e il mondo ci guarda incredulo”, continua il dem, in visita alla Mostra del Cinema, cinguettando e riportando alla luce un tema già affrontato anche dal suo predecessore, Alberto Bonisoli.

Teresa Bellanova (6), ministro dell’Agricoltura

  • «Ci chiameremo Italia Viva». Matteo Renzi prima della registrazione di Porta a porta risponde così a Bruno Vespa che gli chiede il nome della nuova formazione politica.  «Il nome della nuova sfida che stiamo cercando di lanciare sarà Italia Viva. Il tema è che vogliamo parlare a quella gente che ha voglia di tornare a credere nella politica». Quanto ai numeri, “sono più di 40 i parlamentari che stanno con noi. 25 deputati e 15 senatori. Ci sarà un sottosegretario, non due”. Insieme alle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, a seguire Renzi in Italia Viva sarà il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Resterà nel Pd invece la sottosegretaria Anna Ascani. “Lo ha deciso lei”, ha precisato Renzi ai cronisti al termine della registrazione di Porta a Porta.

Francesco Boccia (6), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • Appena insediatosi, il nuovo governo Conte ha deliberato di impugnare una legge del Friuli Venezia Giulia – governata dal leghista Massimiliano Fedriga –  con la motivazione che va oltre le competenze della Regione e contiene norme discriminatorie nei confronti dei migranti. Il Consiglio dei ministri svoltosi subito dopo il giuramento al Quirinale ha adottato la decisione su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia. Nel comunicato si legge che si impugnerà la legge n. 9 del 08/07/2019, “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”, in quanto “numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione” e “talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie”.

  • Il ministro Francesco Boccia, in visita a Venezia, non sbatte la porta in faccia ai veneti che chiedono le deleghe per gestire autonomamente 23 materie attualmente appannaggio dello Stato. Ma il titolare degli Affari Regionali mette alcuni punti fermi, che sicuramente non rallegrano il governatore del Veneto Luca Zaia, a due anni dal referendum popolare che sembrava aver spalancato la richiesta di maggiore autonomia allo Stato. Anche se il presidente leghista fa buon viso a cattivo gioco, commentando: “E’ stato un incontro positivo. Se son rose fioriranno”. Però il ministro ha detto chiaramente che bisogna cambiare prospettiva rispetto a ciò che si è fatto finora, anche se ha chiarito che il governo non si sottrae.

Luciana Lamorgese (6), ministro degli Interni. 

  • Con tono duro e anche un po’ velenoso sul suo predecessore la titolare del Viminale rivendica la sua azione “con equilibrio e serietà. Io studio i dossier. Sono una persona meticolosa”. Dalla platea radunata nel complesso del Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, dove a parlare ci sono anche il segretario dem Nicola Zingaretti e il presidente Ali-Autonomie locali e sindaco di Pesaro Matteo Ricci, arriva il primo applauso. Lamorgese prende nei fatti le distanze dal leader della Lega e non nasconde invece di condividere “completamente la linea di Marco Minniti. Aveva una visione globale perché affrontare l’immigrazione non significa solo redistribuzione”. Una nuova frecciata al leghista che a sua volta parla di “messaggio sbagliato se gli sbarchi si triplicano”.

Lorenzo Guerini (6), ministro della Difesa.

  • Dopo l’incontro tra Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, palazzo Chigi ha comunicato ieri l’intenzione italiana di aderire alla European intervention initiative (Ei2), il progetto lanciato dal presidente francese per cooperare nel campo della Difesa. A oltre un anno dalla firma dell’iniziativa, ai dieci Paesi aderenti si aggiunge così anche l’Italia, l’unico dei big del Vecchio continente che era rimasto fuori in virtù di diverse perplessità per uno slancio estraneo tanto al contesto dell’Unione europea quanto a quello della Nato, i due pilastri della nostra postura internazionale. In tal senso, le parole con cui il ministro Lorenzo Guerini ha comunicato l’ufficialità dell’adesione italiana sembrano tutt’altro che pura formalità. “Questa iniziativa – ha detto il titolare di palazzo Baracchini – è nata da una forte volontà politica e intende rafforzare la Ue la Nato, entrambe indispensabili a garantire la sicurezza dell’Europa e degli europei”. In altre parole, il riferimento per la difesa del Vecchio continente resta nell’Alleanza Atlantica e nell’Unione europea, con l’Ei2 che potrà al massimo contribuire a un loro rafforzamento. Messo così, l’obiettivo non sembra poter essere condiviso totalmente dalla Francia. Tuttavia, è proprio questa la ragione per cui da più parti si è invocata l’adesione italiana: entrare nell’iniziativa per sedersi al tavolo in cui si prendono le decisioni, così da poterle comprendere e (eventualmente) orientare.

Roberto Gualtieri (5 1/2), ministro dell’Economia.

  • Il governo ha presentato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) del 2019. Si tratta di un documento attesissimo in quanto dagli obiettivi programmatici individuati dal nuovo governo si misurerà la reale discontinuità con le scelte del recente passato. In attesa di conoscere il testo ufficiale della Nota e al fine di dare uno strumento orientativo delle complesse procedure in atto, forniamo una breve sintesi delle fasi più significative che riguardano l’elaborazione e l’approvazione del bilancio dello Stato.

Riccardo Fraccaro (5), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

  • “Per me sarà un grande onore svolgere questo delicato incarico al servizio del Paese. Il mio impegno sarà coadiuvare premier e ministri nell’attuazione risoluta delle riforme ambiziose di cui il Paese ha bisogno. Questo esecutivo ha il compito di dare centralità alla crescita, superando la rigidità dei vincoli europei per tornare a investire nei settori produttivi”, ha affermato Riccardo Fraccaro, nuovo sottosegretario alla presidente del Consiglio dei ministri in un’intervista al Corriere della Sera. “Questo governo volterà pagina rispetto alla scelta di anteporre le convenienze personali al bene del Paese”, ha aggiunto Fraccaro. Quanto al Pd che chiede una presenza di peso a palazzo Chigi, Fraccaro ha risposto: “Non so se il Pd vorrà ancora parlare di poltrone, io sono convinto che sia necessario concentrarsi subito sui temi”.

Alfonso Bonafede (5), ministro della Giustizia.

  • Una rivoluzione per la giustizia. “Molto soddisfatto dell’incontro” e “molto contento di comunicare a tutti i cittadini che stiamo rivoluzionando la giustizia italiana” afferma il ministro Alfonso Bonafede, lasciando il vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e l’ex ministro Andrea Orlando, assieme il sottosegretario alla Giustizia di area dem, Andrea Giorgis. “Abbiamo individuato gli obiettivi più importanti, innanzitutto ridurre i tempi della giustizia civile e penale. La riforma ha come obiettivo, già previsto, di arrivare a un tempo massimo per il processo penale di 4 anni e porterà a un dimezzamento dei tempi di tutti i processi. Per quanto riguarda il processo civile si arriverà a una media di 4 anni, dunque un dimezzamento anche lì”.

     

Sergio Costa (5), ministro dell’Ambiente.

  • “L’intesa raggiunta dalla maggioranza parlamentare che sostiene il governo sulla norma end of waste è una notizia bellissima, che un’intera filiera di aziende italiane leader nella tecnologia green stava aspettando da troppo tempo”. Così il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa ricordando che “dopo averci provato molte volte, finalmente abbiamo trovato l’accordo che sblocca l’end of waste, cioè il riciclo dei rifiuti differenziati”.  L’emendamento Moronese, inserito nel decreto sulle crisi aziendali, spiega il ministro Costa in una nota, “darà finalmente impulso all’economia circolare in Italia. La politica è proprio questo: armonizzazione di punti di partenza differenti per trovare la giusta soluzione nell’interesse dei cittadini e in questo caso coniugando tutela dell’ambiente e sviluppo economico”.

Luigi Di Maio (3), ministro degli Esteri.

  • Per i parlamentari che lasciano il gruppo M5S “avvierò tutte le procedure previste e chiederò il risarcimento di 100mila euro “. Lo ha detto Luigi Di Maio a margine dell’assemblea Onu. Le regole M5S prevedono infatti la multa salatissima per i cambi di casacca. “Ne parlerò con il Pd, dobbiamo mettere fine a questo mercato delle vacche, sia i parlamentari che cambiano gruppo che i gruppi che li fanno entrare – ha sottolineato – E’ arrivato il momento di introdurre il vincolo di mandato: se cambi gruppo vai a casa”. Eppure, dopo l’addio di Gelsomina Vono al Senato, passata ad Italia Viva di Matteo Renzi, crescono tra i 5 Stelle voci di nuove uscite. Una imminente a Palazzo Madama, le altre – numericamente più significative – alla Camera, apprende l’Adnkronos.

Paola De Micheli (n.c.), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Non si è ancora placata la polemica sulla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e il suo look quirinalizio e nel mirino degli odiatori che popolano la Rete finisce la collega Paola De Micheli. Un militante di CasaPound ha infatti ripubblicato una foto della ministra delle Infrastrutture durante la seduta della Camera con un vestito con una profonda scollatura. E accanto all’immagine il commento: «Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti… appena staccato dal turno sulla Salaria». Un chiaro riferimento alla consolare romana popolata dalle prostitute. Andrea Cpi, l’uomo che ha postato la foto, l’ha poi cancellata, ma oramai era troppo tardi.

Stefano Patuanelli (n.c.), ministro dello Sviluppo Economico

  • Non c’è accordo tra la proprietà e il Mise su Whirlpool. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha bruscamente interrotto il tavolo con l’ad della società Luigi La Morgia. Lo si apprende da fonti Mise secondo le quali il ministro ha chiesto all’azienda di ritirare la procedura di cessione, chiedendo scusa ai lavoratori e alle istituzioni della Repubblica, precondizione per iniziare la discussione nel merito.

Roberto Speranza (n.c.), ministro della Salute.

  • E’ partito il confronto tra il Ministero della Salute, l’Aiop e i sindacati sul rinnovo contrattuale del comparto non medico della sanità privata. E’ la stessa presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata, Barbara Cittadini, a registrare i primi elementi positivi scaturiti nel tavolo di lavoro che si è tenuto oggi al Ministero. Tavolo, per il quale si prevede una nuova riunione il prossimo 25 settembre. “Abbiamo registrato – ha detto Cittadini – una grandissima sensibilità al tema del rinnovo contrattuale da parte del Ministro della Salute, Roberto Speranza. Accogliendoci ha rilevato l’importanza che ha la componente di diritto privato all’interno del Sistema sanitario nazionale, con la volontà anche di addivenire a una soluzione rapida di un tema che a noi imprenditori sta molto a cuore, come del resto sta a cuore alla parte sindacale. Le risorse umane sono un patrimonio preziosissimo delle imprese: consentono, in questo Paese, di erogare prestazioni e servizi di qualità, efficienti, puntuali e tempestivi”.

Fabiana Dadone (n.c.), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • La precedente ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ha voluto fortemente le impronte digitali “per stanare i furbetti del cartellino e tutelare chi va a lavorare regolarmente”, mentre Fabiana Dadone pensa a un dietrofront e nella giornata di oggi sono giunti anche i rilievi del Garante Privacy con cui propone modifiche alla misura. “La tecnologia sicuramente torna utile per tenere a bada chi abusa”, ha detto la ministra a ItaliaOggi. “Ma probabilmente”, ha aggiunto, “va usata in modo meno criminalizzante per una intera categoria. “A mio avviso la rilevazione delle impronte contiene in sé uno stigma di tale negatività che rischia di deprimere anche chi ogni mattina si reca sul posto di lavoro con energia ed entusiasmo”, ha spiegato la ministra della Pa durante l’intervista.

Federico D’Incà (n.c.), ministro dei Rapporti con il Parlamento

  • “Abbiamo già deciso in agosto, durante il programma fatto insieme, di passare subito alla votazione di questo importantissimo passaggio, che renderà più efficace e efficiente la nostra democrazia, avendo anche dei risparmi di cinquecento milioni di euro in cinque anni. Sono convintissimo che lo voterà anche il Pd, lo hanno affermato anche nelle ultime giornate, dall’altra parte occorrerà fare alcuni miglioramenti sotto il profilo costituzionale e sulla legge elettorale, perché l’attuale non definisce una corretta rappresentatività del territorio”. Lo ha detto a Start, il nuovo approfondimento politico Sky TG24, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, parlando del taglio dei parlamentari.
        “Credo – ha proseguito – che vi siano tutti quanti gli stimoli per poter correggere, dopo il taglio dei parlamentari, alcune situazioni che in questo momento potrebbero provocare distorsioni nella democrazia, dall’altra per la legge elettorale il tavolo è aperto e faremo le opportune verifiche”.

Nunzia Catalfo (n.c.), ministro del Lavoro.

  • “Ho lavorato bene con la Lega, ma credo che non mi troverò male con la sinistra”, dice a Il Messaggero la neoministra 5Stelle del Lavoro Nunzia Catalfo, chiamata a sostituire Luigi Di Maio, passato alla Farnesina, anche se non avrà da occuparsi dello sviluppo, quindi delle aziende. Quindi non si assumerà l’onere delle crisi industriale “ma avrò a che fare con la parte finale – dichiara ancora – quella dei licenziamenti e del collocamento dei lavoratori. Una sfida davvero bella”. Catalfo è anche la madre del Reddito di cittadinanza, di cui è stata la relatrice del provvedimento in Senato. Quindi il Reddito di cittadinanza “non si tocca”, esordisce subito. Giù le mani. Ma sul futuro del Reddito non si sente al momento di fare previsioni, ad esempio se verrà esteso o meno il bacino dei suoi utenti. E sull’esito di questo provvedimento dice solo: “Ha avuto bisogno di tempi più lunghi per entrare a regime, ma arriveranno i risultati”.

Lorenzo Fioramonti (n.c.), ministro dell’Istruzione.

  •  Il ministro dell’Istruzione del governo italiano, Lorenzo Fioramonti,  per il figlio ha scelto la scuola inglese e quando si è trattato di decidere se fargli fare l’esame di italiano, ha detto di no: niente italiano. Lo rivela l’agenzia Adnkronos. La vicepreside ha confermato all’agenzia quanto sostenuto nel tam tam sulle chat dei genitori: “La storia del test del figlio del ministro è la seguente: in prima e seconda elementare i bambini, il 30-40% dei quali sono stranieri, fanno il programma esclusivamente in inglese. L’ora di italiano scatta, solo per chi vuole, a partire dalla terza. Non facciamo gli esami di italiano in sede, ma in un’altra struttura e l’anno scorso Fioramonti, che non era ministro (era viceministro all’Istruzione, ndr) – tiene a precisare la dirigente scolastica – insieme alla moglie straniera ha scelto di non far fare il test in italiano al figlio perché preferiva si concentrasse sull’inglese. Il bimbo, venendo dal Sudafrica, non parla infatti bene l’italiano. Oggi quel bambino frequenta un’altra scuola”.

Elena Bonetti (n.c.), ministro della Famiglia e Pari Opportunità

  • La ministra delle Pari opportunità e per la famiglia Elena Bonetti non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione e discutere il ddl Pillon. “Se mi hanno lasciato nel cassetto una copia del ddl Pillon? Non mi sono informata, ma per quanto mi riguarda resterà nel cassetto”, scrive infatti su Twitter la neo ministra. Il disegno di legge presentato a Palazzo Madama dal senatore leghista Simone Pillon, uno degli organizzatori del Family Day, è un progetto molto contestato da avvocati, psicologi e operatori che si occupano di famiglia e minori, dai centri antiviolenza e dai movimenti femministi. Un vasto fronte che aveva organizzato una manifestazione per il 28 settembre: una mobilitazione che è stato solo sospesa, non annullata. La replica del senatore Pillon non tarda ad arrivare. “Come ampiamente prevedibile, – dice – il Pd vuole imporre l’agenda al Movimento 5 Stelle tentando di bloccare la riforma dell’affido condiviso, senza neppure leggere il lavoro fatto in questi mesi sul testo unificato. Evidentemente secondo il ministro Bonetti i figli delle famiglie separate sono bambini di serie B, condannati a perdere uno dei genitori, specialmente il padre. Pur di vendicarsi della Lega, dalle parti del Pd son disposti a calpestare i diritti dei più piccoli”. “Mi auguro che i parlamentari 5stelle, specialmente quelli che hanno condiviso il senso della riforma e hanno lavorato sodo con noi per migliorarne il testo, non accettino ordini da chi li ha insultati fino a ieri”, continua Pillon. “In ogni caso – conclude – noi non molleremo mai, finché non sarà riconosciuto il diritto di tutti i bambini a stare con mamma e p

Giuseppe Provenzano (n.c.), ministro del Sud

  • Nel programma del governo per il Mezzogiorno si punta a fermare la fuga dei giovani e c’è un piano di investimenti per la scuola da 15 miliardi. Lo annuncia il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, intervistato da alcuni quotidiani. “Dopo un anno e mezzo il cui il Paese ha parlato solo di immigrazione io voglio parlare dell’emigrazione. Mezzo milione di giovani sono andati via ma noi abbiamo parlato di qualche decina di poveri naufraghi sulle navi. È stato un impazzimento generale”, dice Provenzano. La prima cosa da cui vuole partire è la scuola che “deve tornare a essere luogo di emancipazione, mentre spesso oggi riproduce le disuguaglianze sociali”. “Dobbiamo aprire le scuole tutto il giorno, non solo ai bambini ma anche ai genitori – continua Provenzano – E investire sugli asili nido riducendo le rette per le famiglie a basso reddito e allargando l’offerta al Sud, anche per liberare il potenziale delle donne. Metto a disposizione 15 miliardi di euro dei fondi di coesione. Invito tutti a fare progetti”. Proprio sui fondi europei il ministro dice poi: “Sono molto preoccupato per il grado di assorbimento dei fondi europei e una delle mie priorità sarà quella di mettere al sicuro le risorse dell’attuale ciclo perché ne sono state spese finora troppo poche e rischiamo il loro disimpegno da parte dell’Ue”.

Enzo Amendola (n.c.), ministro degli Affari Europei

  • Mette l’accento sulle “parole giuste” da scegliere “nel confronto quotidiano”, il neoministro degli Affari Europei Enzo Amendola, 45 anni, che da giovanissimo era stato segretario generale e poi vicepresidente dell’Internazionale dei giovani socialisti. E cita una frase di Alda Merini – “m piace chi sceglie con cura le parole da non dire” – per sottolineare questa sua particolare attenzione nell’intervista al Corriere della Sera, versione per l’edicola. Ciò che lo porta a dire che nel suo linguaggio quotidiano non ci saranno più espressioni come “sbattere i pugni”, per esempio in Europa. Tanto più sul tavolo. E non si tratta, “sia chiaro”, di una critica “a chi è venuto prima di noi”, precisa. “È proprio la cosa in sé, il gesto evocato, che non regge” perché “l’Europa non è Bruxelles” ma “è l’alleanza tra ventotto paesi che stanno insieme perché separati non potrebbero sopravvivere”. Cioè esattamente il contrario di quel che dicono i sovranisti di mezza Europa, a partire proprio da quelli di casa nostra, Salvini in primis.

Paola Pisano (n.c.), ministro dell’Innovazione Tecnologica

  • “Questo è il momento di osare: pensiamo in modo dirompente, tecnologico, etico, sociale e ambientale”. Così la neo ministra dell’innovazione, Paola Pisano, dal suo profilo Facebook, dopo la “prima riunione strategica e di visione”, che si è tenuta con il Team per la Trasformazione digitale, guidato da Luca Attias. La ministra è al lavoro sull’assetto del neonato Dipartimento per la Trasformazione digitale. “Creiamo nuove opportunità, grazie alle innovazioni di frontiera, semplifichiamo la vita ai cittadini e agli stakeholder grazie alla digitalizzazione. Le imprese e la PA ne sono un esempio”, scrive ancora Pisano. E spiega: “ci sono tutte le condizioni per innovare e se non riusciremo ad attrarre e utilizzare correttamente le nuove tecnologie sarà – avverte – una nostra responsabilità”. La ministra poi passa ad illustrare il metodo di lavoro: “per obiettivi, monitoreremo i nostri risultati, ma – dice – saremo creativi nelle soluzioni”. Ecco che, continua, “siamo un team pronto a continuare il lavoro per un paese, che sono certa, cambierà sempre in meglio”.

Vincenzo Spadafora (n.c.), ministro dello Sport e Politiche Giovanili

  • Sarà una navigazione tranquilla o la tempesta può arrivare in qualsiasi momento? Il governo ha ottime chance di arrivare a fine legislatura e l’asse con il Pd può svilupparsi, senza contemplare però una fusione tra le due compagini. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il Ministro per lo Sport e i Giovani Vincenzo Spadafora, che ha lavorato nel M5s all’alleanza con il Partito Democratico. Se la legislatura non durasse “regaleremmo il Paese a una destra populista e dannosa. In più dobbiamo dimostrare al nostro elettorato che sappiamo governare bene e nel tempo” spiega. Il M5s “ora è nella vera fase di maturità”, ma si deve lavorare su un’ identità di contenuti; vede un’alleanza sui temi “molto più facile in prospettiva, a partire dalle Regionali e oltre, con i nostri attuali alleati che con la Lega”. Inoltre è necessario “il radicamento sui territori, che possiamo fare solo con le alleanze”. Spadafora reputa la Lega “temibile dal punto di vista elettorale, ma per essere competitiva deve liberarsi di Salvini” che ha dimostrato di non mettere al primo posto gli interessi del Paese. Il Ministro considera lo strappo di Renzi portatore di chiarezza: “Oggi il gruppo “Psi-Italia Viva” non ha nemmeno un terzo dei parlamentari dem, si diceva che erano più della metà”. Spadafora non pensa che al momento Renzi voglia far cadere il governo perché “sarebbe la fine del suo percorso politico”. E a proposito delle critiche di Di Battista, all’alleanza con il Pd, ricorda che “Alessandro è stato un punto di riferimento per gli elettori M5s”, ma ora “dobbiamo essere responsabili e remare tutti dalla stessa parte”.

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