La Camera ha approvato il ddl di Stabilità. I voti a favore sono stati 297, quelli contrari 93. Quattro gli astenuti. In nottata il consueto Cdm per l’approvazione della nota di variazione di bilancio dopo l’ok alla stabilità. Le modifiche alla legge di stabilità – si legge in una nota di Palazzo Chigi sul Cdm – rideterminano l’indebitamento netto nel 2,4% del Pil per il 2016 e confermano, per gli anni successivi, il percorso programmato degli obiettivi di finanza pubblica. Dopo che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, a nome del governo ha posto la questione di fiducia sul disegno di legge di Stabilità, è arrivato il via libera definitivo dal Senato con 162 voti a favore e 125 contrari. La legge di Stabilità 2016 è dunque stata approvata dopo le modifiche arrivate dalla Camera e dopo che in commissione Bilancio a Palazzo Madama erano già stati respinti gli 800 emendamenti presentati.
Nel discorso di fine anno, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato col pensiero più ai cittadini che alla politica. Molta attenzione all’ambiente e all’emergenza smog, un pensiero “al piccolo Aylan” e “a quelli che annegano in mare nell’indifferenza”. La condanna dell’evasione fiscale, poi l’ottimismo per la ripresa e la fiducia nel paese con gli esempi del coraggio tutti al femminile. L’augurio finale ai nati nel 2015 (“Siete il futuro”), ai disabili, agli anziani che si sentono soli ed ai malati.
Non solo le carte di debito ma anche quelle di credito devono essere ordinariamente accettate in pagamento da parte dei soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali. Questa è la parte della finanziaria appena approvata che mi piace di più. Un provvedimento che chiedevo da anni. L’obbligo tuttavia può essere non applicato nei casi di oggettiva impossibilità tecnica. Sono queste le indicazioni integrative al quarto comma dell’alt. 15 del di 179/2012, conv. con legge 221/2012. Probabilmente si può pensare a situazioni di episodico non funzionamento della linea telefonica a cui siano collegati gli appositi apparecchi lettori di carte.
Sì della Camera al ddl per le riforme costituzionali, che il premier Matteo Renzi ha definito “la madre di tutte le battaglie”, passato senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato il 13 ottobre scorso (terza lettura).Seconda lettura. Prima lettura. Il provvedimento è stato approvato con 367 sì, 194 no e 5 astenuti. A favore hanno votato Pd, Area popolare, Scelta civica, Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, Psi. Voto contrario da M5s, Sinistra italiana-Sel, Lega Nord, Forza Italia, Fdi-An, Alternativa libera-possibile, Conservatori e riformisti. Il disegno di legge costituzionale dovrà ora passare nuovamente al vaglio del Senato e ritornare, per il via libera definitivo, alla Camera. Secondo quanto prescrive l’articolo 138 della Costituzione, infatti, nelle due ultime votazioni senatori e deputati dovranno pronunciarsi a maggioranza assoluta, con un “sì” o un “no” secchi, senza possibilità di ulteriori emendamenti. I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e nella seconda metà di aprile alla Camera.
Reati minori, che intasano i tribunali e spesso finiscono impuniti. Meglio allora trasformarli in multe, salate e immediate. «La depenalizzazione di alcuni reati diminuirà i fascicoli – dice il ministro della Giustizia, Andrea Orlando – e soprattutto renderà più certa la sanzione, perché tra prescrizione, mancati pagamenti e farraginosità processuali spesso troviamo allafine del percorso più l’impunità che la certezza». Due i provvedimenti: il primo sulla depenalizzazione dei reati puniti solo con la multa o l’ammenda, trasformati in illeciti amministrativi. Il secondo riguarda l’abrogazione di altri reati e la contestuale introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, associate al risarcimento del danno alla parte offesa. L’elenco delle condotte che non saranno più reato e non graveranno sulla fedina penale è consistente. Nessuna legalizzazione della coltivazione di canapa, chiarisce però il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: la depenalizzazione riguarda eventuali illeciti nella coltivazione per produrre farmaci, da parte di soggetti già autorizzati, prevista per legge e attentamente regolamentata. Resta vietato, insomma coltivarlaper qualsiasi altro liso, anche terapeutico personale. Analoga transizione a illecito amministrativo per la guida senza patente: la prima volta che si è pizzicati non sarà più reato, ma la punizione è se vera. Se finora la sanzione era fino a 9.032 euro, ma doveva comminarla un giudice dopo un processo spesso senza esito, ora invece scatterà la confisca del mezzo e una multa da 5mila a 50mila euro. Per i recidivi resta la sanzione penale.
Il governo conferma la linea dura contro i fannulloni della P.a.: “In Consiglio dei ministri c’è stata presentata la norma per il licenziamento perché sono atti insopportabili”. “Chi va, finge, timbra e scappa deve essere sanzionato. Perché i dipendenti pubblici che fanno così distruggono la credibilità della Pubblica amministrazione”. “Non li chiamerei fannulloni ma truffatori – ha aggiunto Matteo Renzi – quelli che vanno timbrano e poi scappano. Abbiamo visto cose pazzesche, come a Sanremo dove c’era chi timbrava in mutande e anche in queste ore si vedono queste immagini. Stanno distruggendo la credibilità della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che lavorano bene”. Oggi non sempre l’azione disciplinare viene portata a termine: su sette mila procedimenti aperti ogni anno quelli che portano all’interruzione del rapporto di lavoro sono poco più di 200, di cui un centinaio per assenteismo. Sotto la lente del Governo, che porterà le misure in Cdm già il prossimo mercoledì, la falsa attestazione della presenza in servizio, con l’ipotesi di mettere subito fuori dall’ufficio chi viene colpito in flagrante. “Un dipendente pubblico che dice che va a lavorare e poi non ci va, deve essere licenziato“. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia intervenendo alla presentazione del Rapporto Rete Imprese Italia-Cer sulla burocrazia, in riferimento alle “recenti cronache”. Anche se, ha poi aggiunto, “non è vero che tutti i dipendenti Pubblica amministrazione siano fannulloni“. Il ministro ha quindi invitato a “superare i luoghi comuni” sui lavoratori pubblici, ma alzando la guardia verso eventuali comportamenti sistematici di false presenze sul luogo di lavoro.
Dagli incentivi alle minacce, dall’associazionismo spontaneo alle fusioni forzose. Non ci sarà scampo per i piccoli comuni, perché per poter esistere un municipio dovrà avere almeno 5.000 abitanti. Chi ne ha meno dovrà fondersi, altrimenti ci penseranno le regioni a intervenire d’imperio per accorpare i comuni. E se non lo faranno, i governatori rischieranno il taglio dei trasferimenti. Fantascienza? Nient’affatto. La « soluzione finale» per i mini enti è scritta nero su bianco in una proposta di legge (n. 3420) del Partito democratico (primo firmatario il deputato Emanuele Lodolini) presentata a metà novembre e già assegnata alla commissione affari costituzionali della camera. La tempistica da da pensare e rivela un atteggiamento quantomeno poco uniforme all’interno del Pd in materia di enti locali. Fallito l’associazionismo forzoso delle funzioni (come testimoniato dall’ennesimo rinvio dell’obbligo, questa volta al 31 dicembre 2016, disposto dall’ultimo decreto milleproroghe), proprio mentre in parlamento si discuteva di come superare questo modello coercitivo favorendo invece processi di aggregazione dal basso, sulla base di ambiti ottimali anche su base provinciale (come proposto dall’Anci, ma la soluzione non convince molti piccoli comuni), e mentre la legge di stabilità 2016 raddoppiava i contributi per le unioni e le fusioni «spontanee», incentivandole anche con una deroga su misura al tetto del turnover, tra le fila del Pd si pensava a una ricetta molto più « spicciola».
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