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Governo Renzi: diciottesimo mese (pagelle)

Governo Renzi: diciottesimo mese (pagelle)

Matteo Renzi

Matteo Renzi (7 1/2), Presidente del Consiglio. Il ddl su gli omicidi stradali è stato approvato al Senato in prima lettura. L’omicidio stradale comincia a non essere più soltanto un argomento di dibattito: il Senato ha dato il via libera al ddl che ora passa all’esame della Camera. Il testo prevede anche il reato di lesioni stradali. Ritiro della patente fino a 30 anni. Arresto in flagranza di reato. Pene più severe per chi fugge. Questi alcuni dei punti salienti del disegno di legge approvato oggi nell’aula di Palazzo Madama che comporta un innalzamento del massimo della pena per l’omicidio stradale (a 18 anni) con, però, un netto aumento del minimo (sette anni in caso alcol, otto in caso di droga). “Un impegno che ho preso da sindaco con famiglie vittime di incidenti: punire omicidio stradale. Oggi prima lettura ok Senato“, ha commentato su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Accordo raggiunto tra i 28 Stati membri dell’Unione Europea sulla redistribuzione dei migranti: nei prossimi due anni saranno 40.000 le persone che saranno accolte nei diversi Paesi. Una fumata bianca arrivata al termine di un vertice tesissimo che ha fatto registrare un duro scontro tra il presidente della commissione Europea, Jean Claude Junker, e il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. Ma alla fine si è giunti a un compromesso. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, è intervenuto duramente per denunciare la mancanza di solidarietà all’interno del consesso europeo: “Se questa è l’Europa che volete, tenetevela pure. L’Italia può fare da sola, l’Europa no”, ha rimarcato il premier davanti al tentativo di alcuni Paesi di far rientrare il concetto della volontarietà dell’accoglienza nell’ultima versione dell’accordo.  Ddl Rai approvato in prima lettura in Senato con 142 voti a favore, 92 contrari e nessun astenuto. Il testo emerso dopo l’esame dei singoli articoli vede il via libera all’emendamento del governo che conferisce al prossimo direttore generale, nominato con la legge Gasparri, i poteri previsti per l’amministratore delegato nella riforma, a partire dalla sua entrata in vigore. Passato, con alcune modifiche, anche l’art.2 con le nuove regole per la governance.

Maria Elena Boschi (7 1/2), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. Il suo lavoro in questi mesi sta procedendo sottotraccia perchè a settembresi dovrà tornare in Senato per la terza lettura della riforma costituzionale sul nuovo Senato e il Pd è spaccato. Quindi c’è molta pazienza e molta trattativa dietro le quinte.

Giuliano Poletti (6 1/2), ministro del Lavoro. Il governo ha emanato anche gli ultimi decreti delegati riguardanti il jobs act. Congedi parentali più lunghi, ammortizzatori sociali più brevi, eliminazione dei contratti a progetto. Sono queste le novità principali degli ultimi decreti attuativi del Jobs Act approvati dal Consiglio dei ministri. Iniziamo dai due decreti che, avendo già svolto il proprio iter parlamentare, sono stati approvati definitivamente e quindi entreranno subito in vigore. Il primo riguarda i congedi parentali: padri e madri potranno beneficiare del congedo retribuito al 30 per cento fino all’età di sei anni del bambino (prima era fino a tre) e del congedo non retribuito fino all’età di 12 anni del bambino (prima era fino a otto). Ridotto, inoltre, da 15 a cinque giorni il periodo di preavviso all’impresa, prevista la possibilità di trasformare il congedo parentale in part-time al 50 per cento. Via libera al controllo a distanza sui lavoratori attraverso telefonini, pc e tablet. Lo ha messo nero su bianco il governo nel decreto attuativo del Jobs Act, approvato dal governo, che cancella l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza: “Accordo sindacale o autorizzazione ministeriale – si legge nel testo – non sono necessari per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore”.

Andrea Orlando (6 1/2), ministro della Giustizia. Anche il ddl anti corruzione diventa legge, con le nuove norme sul falso in bilancio. Alla Camera i sì sono stati 280 (Pd, Ap, Pi, Alternativa libera, Sel), 53 i voti contrari (Forza Italia e M5s), 11 gli astenuti (Lega). Il disco verde è arrivato a due anni e 51 giorni dalla presentazione del testo a Palazzo Madama dove era stato depositato, il 15 marzo 2013, dal non ancora eletto presidente Pietro Grasso. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato subito l’approvazione del ddl con un tweet: «Corrotti e corruttori tradiscono il Paese. La nuova legge #anticorruzione da oggi rende più forte l’Italia. Il Governo mantiene gli impegni». Diverso destino per il ddl torturaDopo le polemiche del Sap, che Salvini ha cavalcato rallenta l’iter del decreto legge. Era il 10 dicembre 1984 il giorno della ratifica da parte degli stati membri dell’Assemblea generale della Nazioni Unite, della ’Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti’. Un documento che ha segnato la storia della giurisprudenza dei paesi cosiddetti democratici, definendo innanzitutto all’articolo 1 il concetto stesso di tortura. “Nel testo passato alla Camera alcune cose non funzionano. Ma noi dobbiamo andare avanti”. Orlando sul disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura in Italia nel corso di un dibattito alla Festa dell’Unità di Roma. “Tortura psicologica? Questo sarà uno dei punti su cui rifletteremo se la norma, così come è scritta, è adeguata o va modificata” ha aggiunto il ministro. Il ministro Orlando ha proposto una modifica sulle autorizzazioni a procedere. “La valutazione sulla congruità o meno della richiesta di arresto di un parlamentare, avanzata dalla magistratura, la dovrebbe fare un soggetto terzo che non può essere né la magistratura stessa e nemmeno il Parlamento”. Lo ha affermato il Guardasigilli riferendosi all’ipotesi che sia la Corte Costituzionale a valutare le richieste di misura cautelare nei confronti di parlamentari coinvolti in inchieste. Il ministro della Giustizia ha ricordato che finora, con il governo Renzi, “sono state prevalenti le autorizzazioni all’arresto” dei parlamentari. E ha sottolineato: “La modifica dell’istituto dell’immunità parlamentare è una riflessione seria che si può fare, anche perché il clima che si è venuto a determinare si carica di valenza politica e si guarda poco al merito. Si parla da tempo di investire la Corte Costituzionale. Bisogna però rivedere la Costituzione. E non significa rivedere le ragioni di quell’istituto. E’ una strada complessa, ma va rivisto il metodo”

Marianna Madia (6 1/2), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. L’aula del Senato ha approvato in via definitiva il ddl di deleghe al governo sulla riforma della pubblica amministrazione. I sì sono stati 145, i no 97, nessun astenuto. Maggioranza a favore del testo, contrari le minoranze e anche il nuovo gruppo dei verdiani Ala. “Un altro tassello: approvata la riforma Pa #lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi” ha commentato su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi. La riforma della Pubblica Amministrazione è stata “salvata” dalle opposizioni che hanno garantito il numero legale al Senato, che era di 150 voti. I sì infatti sono stati 145 e sono stati i 97 “no” a consentire che il provvedimento venisse approvato. Se i contrari non avessero votato, infatti, la riforma oggi non sarebbe passata. “Riforma Pa è legge. Continua il lavoro sui decreti attuativi” scrive su Twitter il ministro Marianna Madia che poi rimanda al sito della riforma per i dettagli del provvedimento. Alla Camera la riforma della Pubblica Amministrazione era passata con 253 sì, 93 no e 5 astenuti. Nelle dichiarazioni di voto hanno votato a favore del testo il Partito Democratico, Area Popolare (Ncd-Udc), Scelta Civica, Per l’Italia – Centro Democratico, mentre i partiti contrari al provvedimento legislativo sono stati il Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà, Lega Nord, Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale. Il ddl delega Madia, approvato in prima lettura dal Senato il 30 aprile scorso, era stato presentato in Parlamento il 23 luglio 2014 ed è il secondo tassello della riforma della pubblica amministrazione, che segue il decreto diventato legge lo scorso agosto.

Federica Guidi (6), ministro dello Sviluppo Economico. In visita insieme al ministro Gentiloni a teheran per rilanciare il dialogo politico e soprattutto preparare il terreno per il ritorno delle aziende italiane in Iran, dopo l’accordo siglato a Vienna a metà luglio sul programma nucleare del paese, che prevede la progressiva revoca dell’embargo internazionale. Numerosi gli appuntamenti in agenda, tra i quali i colloqui con il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, con il ministro dell’Industria, Mohammad Reza Nematzadeh, e con quello del Petrolio, Bijan Zanganeh, ma anche un incontro con il presidente Hassan Rohani. Visto il taglio prevalentemente economico della missione, sono in programma anche incontri alla Camera di Commercio e alla Banca Centrale.

Beatrice Lorenzin (6), ministro della Salute. La spending review tocca anche la Sanità e il ministro da il suo benestare iniziando una lotta agli sprrechi. Recuperare 10 miliardi dalla sanità è un obiettivo realistico. “Sono perfettamente d’accordo con la road map indicata dal commissario alla spending Gutgeld”, dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Un risparmio che non si tradurrà in tagli ai servizi, semmai va inquadrato in una maggiore efficienza del sistema e in una diversa programmazione. “Niente tagli lineari “, spiega ancora il ministro. “Anche perché non c’è più niente da tagliare”. Al momento di trasformare il progetto in legge, all’interno della Stabilità, andrà però discusso l’uso di quelle risorse.

Pier Carlo Padoan (6), ministro dell’Economia. Questi mesi Padoan sta lavoramndo dietro le quinte per preparare la prossima finanziaria.  Il ministro dell’Economia, Per Padoan «servono soluzioni in tempi rapidi per rafforzare la resilienza dell’area euro». Non basta recuperare la fiducia tra i paesi dell’Unione europea, andata quasi perduta negli ultimi cinque mesi di negoziato che si sono conclusi con l’Eurosummit del 12 luglio scorso e la concessione del nuovo programma di aiuti alla Grecia. La lunga crisi, che per la prima volta ha messo in discussione il principio stesso di irreversibilità dell’euro, ha dimostrato che si deve fare molto di più.

Paolo Gentiloni (6), ministro degli Esteri. Il ministro degli Esteri auspica che nei negoziati sotto egida Onu tra le fazioni rivali libiche si faccia presto, prestissimo per “trovare una base minima è per ricostruire una Libia unita e più stabile”. In cui auspica che nei negoziati sotto egida Onu tra le fazioni rivali si faccia presto, prestissimo per “trovare una base minima è per ricostruire una Libia unita e più stabile”. Ed in questo momento “far rullare i tamburi senza questa base minima è inutile, dobbiamo insistere sul piano negoziale”.

Maurizio Martina (6), ministro dell’Agricoltura. Si entra nel vivo dell’Expo di Milano e il ministro fa i conti con i numeri della manifestazione. “Molto bene” l’affluenza a Expo: anche nella settimana di Ferragosto i numeri sono stati “notevoli”. Lo ha dichiarato ai microfoni di Rainews24 il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, secondo il quale quella dell’Esposizione universale “è una storia di successo che va avanti e bisogna lavorare con intensità fino a fine ottobre”.

Dario Franceschini (5 1/2), ministro dei Beni Culturali. Il ministro nomina i direttori dei principali 20 musei italiani. La novità è che per sette di essi le nomine sono di esperti stranieri. E quindi tante polemiche. Ma questo all’estero è normale con tanti esperti italiani alla guida di entità straniere. Questo dimostra il nostro provincialismo.

Claudio De Vincenti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Secondo la Cassazione  anche le scuole religiose devono pagare l’Imu poiché non sono attività che possono godere dell’esenzione. Quella della quinta sezione civile della Cassazione, che ha accolto un ricorso del Comune di Livorno, è la prima sentenza del genere in Italia su una questione finora così controversa. L’esenzione, spiega la Cassazione, è infatti «limitata all’ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto» indicate dalla legge del 1985. Ed in esse «non rientra l’esercizio di attività sanitarie, ricettive o didattiche, salvo non sia dimostrato specificamente che le stesse non siano svolte con modalità non commerciali». Sulla sentenza, però, il governo vuole dei chiarimenti, come ha detto il sottosegretario Claudio De Vincenti. Le scuole cattoliche di Livorno, dopo la sentenza della Cassazione, dovranno pagare l’Ici per circa 400.000 euro, ma la polemica sul pagamento delle tasse da parte della Chiesa e degli enti ecclesiastici è tornata molto viva. Con la sentenza, infatti, rischiano di chiudere la maggior parte delle scuole cattoliche paritarie, circa tredicimila, in tutta Italia e i vescovi sono furibondi. Non solo l’Ici, anche se l’imposta in questione è la più significativa: il regolamento sul suo pagamento e sulla sua riscossione, introdotto nel 1992 da Giuliano Amato, abolito da Silvio Berlusconi nel 2008 e reintrodotto da Mario Monti nel 2011, è stato ritoccato lo scorso anno da Matteo Renzi nel decreto Imu in modo tale che la Chiesa continuasse a essere esentata dalle tasse sulla scuola.

Graziano Delrio (5 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Il ministro sulle opere pubbliche. “In 20 mesi sbloccheremo opere per un punto di Pil, almeno 15-16 miliardi in tutta Italia”. Lo afferma con sicurezza Graziano Delrio in un’intervista a La Repubblica, aggiungendo: “E se il Sud sarà capace di far fruttare i fondi europei crescerà del 2,5-3%”. “Rafforzeremo i collegamenti tra porti, strade e ferrovie – ribadisce il ministro delle Infrastrutture -. Faremo molta cura del ferro, specie nelle tratte di Calabria, Sicilia e Sardegna”.

Stefania Giannini (5), ministro dell’Istruzione.. Il ddl scuola è legge. Approvato alla Camera dei Deputati il ddl su “La buona scuola”, con 316 sì, 137 no e 1 astenuto, il disegno di legge di “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione“, con delega su tutta una serie di altre materie: dalla formazione iniziale dei futuri insegnanti alla riforma del sostegno. Successivamente approvata al Senato e poi in via definitiva ha fatto il passaggio conclusivo alla Camera. Al Senato I voti a favore sono stati 159, quelli contro 112. Al momento del pronunciamento dell’esito del voto da parte del presidente del Senato Pietro Grasso del voto fischi e proteste da parte delle opposizioni. “Il Senato ha detto sì a un provvedimento importante per governo e Paese. La buona scuola punto di partenza per costruire rilancio istruzione”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, soddisfatta per l’esito del voto. Alla Camera, in terza lettura, è stato dato il via libera definitivo alla riforma del sistema scolastico del governo Renzi, con 277 sì, 173 no e 4 astenuti. Presenti 454. Votanti 450. Maggioranza 226. “Questo non è un atto finale” ma “l’atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola” ha scritto su Twitter dopo l’approvazione il ministro dell’Istruzione.

Roberta Pinotti (4), ministro della Difesa. Visita ufficiale al Comando della missione Unifil in Libano Sud e al contingente italiano del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e del capo di stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano. A Naqoura i responsabili italiani sono stati accolti dal generale Luciano Portolano, capo missione e comandante delle forze ONU nel Libano meridionale, che ha fatto il punto sullo stato di avanzamento della Risoluzione 1701, passando in rassegna le principali tematiche legate alla sicurezza e alla stabilità dell’area. Pinotti ha ricordato che negli ultimi mesi vi sono stati “momenti di tensione e rischi di nuovi conflitti” al confine tra Libano e Israele ma “l’Unifil li ha impediti”. Nonostante il Libano sia stretto nella morsa di tensioni profonde e di pericolosi focolai che attraversano il Medio Oriente, tra cui le recenti tensioni nel Golan e la guerra civile in Siria, ha ricordato Pinotti, la missione Unifil continua ad essere, sotto la guida italiana, un ”modello operativo” vincente in grado di assicurare un periodo di stabilità senza precedenti.

Angelino Alfano (3 1/2), ministro degli Interni. Un fronte caldo è stato quello dell’immigrazione. Il governatore lombardo Roberto Maroni ha fatto girare una circolare in cui intimava ai comuni lombardi di non accettare altri immigrati; pena il taglio dei fondi regionali. Gli altri governatori del centrodestra Giovanni Toti (Liguria) e Luca Zaia (Veneto) si sono accodati. Matteo Renzi ha risposto che quei fondi che mancheranno dalla regione verranno dati dallo Stato, per cui ha invitato i Comuni ad accoglierne. Maroni allora, dopo aver visto neutralizzata la sua mossa ha scritto direttamente alle prefetture lombarde ordinando di non accettarne più. I prefetti a stretto giro di posta ha dichiarato all’unisono che prendono ordini solo dal ministro idegli Interni. Cioè Angelino Alfano. Va bene che Maroni è stato due volte al Viminale: ma forse pensa di essere anbcora ministro? A questo punto è entrato in campo il leader della Lega Nord Matteo Salvini è ha pubblicato su Fb numeri delle prefetture chiedendo agli italiani di protestare. Ora o un discreto numero di italiani segue l’indirizzo dei leader padani o anche questa iniziativa è destinata a fallire.

Gianluca Galletti (3 1/2), ministro dell’Ambiente. Anonimato più assoluto.

ps. Il ministero degli Affari Regionali è ancora vacante.

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