Anche le scuole cattoliche devono pagare l’Imu

Anche le scuole cattoliche devono pagare l'Imu
Anche le scuole cattoliche devono pagare l'Imu
Anche le scuole cattoliche devono pagare l’Imu

La legge, secondo la Cassazione, è chiara: anche le scuole religiose devono pagare l’Ici poiché non sono attività che possono godere dell’esenzione. Quella della quinta sezione civile della Cassazione, che ha accolto un ricorso del Comune di Livorno, è la prima sentenza del genere in Italia su una questione finora così controversa. Una decisione che ha provocato allarme nel mondo cattolico, fino a prospettare la chiusura delle scuole paritarie, annunciata da don Francesco Macrì, presidente della Fidae, la Federazione Istituti di attività educative, che non ce la farebbero a reggere l’urto del fisco. L’esenzione, spiega la Cassazione, è infatti «limitata all’ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto» indicate dalla legge del 1985. Ed in esse «non rientra l’esercizio di attività sanitarie, ricettive o didattiche, salvo non sia dimostrato specificamente che le stesse non siano svolte con modalità non commerciali». La linea tenuta dalle scuole paritarie è quella di provvedere ad un servizio, ma ciò alla Cassazione non basta. Come non basta il fatto che tali strutture possano operare in perdita: «Questione priva di fondamento, perché anche un imprenditore può operare in perdita». Ed il giudice di primo grado, ovvero la commissione tributaria Toscana, sbaglia – secondo i giudici della Cassazione – a ritenere irrilevante ai fini dell’Ici il corrispettivo pagato dagli utenti delle scuole paritarie, poiché esso «è un fatto rivelatore dell’esercizio dell’attività con modalità commerciali».

Il sindaco del Comune di Livorno fa propria la vittoria, anche se il ricorso era stato fatto nel 2010 quando c’era una giunta di centrosinistra. Filippo Nogarin ha commentato la sentenza della Cassazione che ha dato ragione al Comune sull’imposizione dell’ici alle scuole paritarie: “I dirigenti del Comune di Livorno sono stati molto bravi. Rappresentano un’eccellenza che sa farsi valere e sono capaci di porre quesiti non banali. Non si tratta come in questo caso di metterci su il cappello, ma semmai di favorire adesso alla politica di farne un importante dibattito”.  “La sentenza è un atto tecnico e non politico. Le conseguenze però possono essere interpretate dalla politica”, ha quindi aggiunto sottolineando: “Credo che si parlerà molto di questa sentenza, ma temo alla fine che si perda il senso del tecnicismo”.

Sulla sentenza, però, il governo vuole dei chiarimenti, come ha detto il sottosegretario Claudio De Vincenti. Le scuole cattoliche di Livorno, dopo la sentenza della Cassazione, dovranno pagare l’Ici per circa 400.000 euro, ma la polemica sul pagamento delle tasse da parte della Chiesa e degli enti ecclesiastici è tornata molto viva. Con la sentenza, infatti, rischiano di chiudere la maggior parte delle scuole cattoliche paritarie, circa tredicimila, in tutta Italia e i vescovi sono furibondi. Non solo l’Ici, anche se l’imposta in questione è la più significativa: il regolamento sul suo pagamento e sulla sua riscossione, introdotto nel 1992 da Giuliano Amato, abolito da Silvio Berlusconi nel 2008 e reintrodotto da Mario Monti nel 2011, è stato ritoccato lo scorso anno da Matteo Renzi nel decreto Imu in modo tale che la Chiesa continuasse a essere esentata dalle tasse sulla scuola.

In base alla sentenza, però, il caso di Livorno potrebbe travolgere proprio lo stesso decreto introdotto dall’ex sindaco di Firenze. Ha detto il sottosegretario De Vincenti: “Avvieremo un tavolo di confronto per arrivare a un definitivo chiarimento normativo. La norma del governo Monti, comunque era senza dubbio equilibrata, dal momento che riconduceva il pagamento solo alle componenti di natura commerciale”. E’ intervenuta sulla questione anche la ministra della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, la quale ha detto: “Forse c’è una riflessione da fare, visto che in Regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regioni si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali”.

Dal centrodestra, ha parlato l’ex ministra della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, la quale ha detto: “Le paritarie vengono ricondotte nell’alveo delle attività commerciali per il solo fatto che gli alunni pagano una retta”. Gaetano Quagliariello, Nuovo Centrodestra, invece, invita a non abolire, per motivi ideologici, la libertà educativa. Soddisfatte Sinistra Ecologia e Libertà, con Arturo Scotto che ha parlato di ripristino dell’equità senza punire la scuola paritaria, e i Radicali, con Maurizio Turco e Carlo Pontesilli, che hanno definito la sentenza un attacco ai privilegi e non alla libertà.

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