
Maria Elena Boschi e Giuliano Poletti
Matteo Renzi (7 1/2), presidente del Consiglio.. Diciamo che Renzi tiene botta. Sia la riforma della scuola, che quella della Rai vanno avanti, anche se entrambe sono in Parlamento e si prevedono tempi lunghi per la loro approvazione. In più la riforma della scuola ha subito anche l’opposizione di insegnanti e studenti. Un grande risultato per Renzi è stato anche l’approvazione in seconda lettura della Riforma della Costituzione. Si tratta della seconda lettura: ce ne dovranno essere cinque prima che queste diventino effettive. Il secondo giro in Camera e Senato e poi il referendum.
Maria Elena Boschi (7 1/2), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. Quotazioni in rialzo questo trimestre poichè è stato approvato l’Italicum, cioè la legge elettorale per cui si lavorava fin dall’inizio del governo. Ma per completare le riforme bisogna comunque finire le modifiche alla Costituzione e bisogna fare ancora due passaggi parlamentari e poi inesorabilmente anche un ultimo come referendum.
Giuliano Poletti (6 1/2), ministro del Lavoro. Fatti, finalmente, gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act e quindi il provvedimento è divfentato a tutti gli effetti legge. Giuliano Poletti ha spiegato il cambiamento di filosofia che c’è dietro queste norme. “Al centro delle misure del governo c’è una cosa semplice ma essenziale: in Italia da molti anni è diventato normale assumere con tutte le forme di contratto meno il contratto a tempo indeterminato. La scommessa è rovesciare questo fatto, la normalità sia l’assunzione a tempo indeterminato, lo devono fare tutti”. Come successore della Fornero a seguito della sentenza che obbliga a restituire le rivalutazioni delle pensioni più alte (di importo superiore a tre volte il minimo Inps) per gli anni 2012 e 2013. Ora il governo ha approvato un decreto che prevede il versamento a 3,7 milioni di persone di una cifra fino a 750 euro e decrescente all’aumentare dell’assegno. Chi già riceve assegni superiori a 3.200 euro lordi non avrà nulla. Dal 2016, poi, saranno erogate le rivalutazioni dovute. Padoan: “Una restituzione totale avrebbe portato il deficit al 3,6% del Pil, comportando l’apertura di una procedura europea contro l’Italia”.
Andrea Orlando (6 1/2), ministro della Giustizia. E’ stato un trimestre che ha visto approvare diversi provvedimenti partiti dal ministero. Responsabilità civile dei magistrati. Il ministro della giustizia Andrea Orlando sintetizza: E’ “un passaggio storico. La giustizia sarà meno ingiusta e i cittadini saranno più tutelati”. Reato di tortura (solo alla Camera). Alla Camera è stato approvato il ddl sul reato di tortura (approvato con 244 sì, 14 no e 50 astenuti) che avvicina l’ordinamento italiano all’introduzione di questo nuovo delitto, che tuttavia diverrà legge solo fra diverse settimane visto che il testo tornerà al Senato. Dal ministro della giustizia Andrea Orlando un appello finale in aula con la richiesta di un voto «il più ampio possibile per andare a Strasburgo con un risultato non del governo ma di tutto il Parlamento». Anti corruzione. Tra i punti salienti la reintroduzione del falso in bilancio. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato subito l’approvazione del ddl con un tweet: «Corrotti e corruttori tradiscono il Paese. La nuova legge #anticorruzione da oggi rende più forte l’Italia. Il Governo mantiene gli impegni». Ora «il Paese ha strumenti più forti per contrastare la corruzione e le mafie»
Marianna Madia (6), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Di lei si sono perse un pò le tracce in questo trimestre. Proseguono i passaggi parlamentari del ddl Madia. Per il resto nient’altro.
Federica Guidi (6), ministro dello Sviluppo Economico. Poca grinta questo trimestre. Le crisi aziendali continuano inesorabilmente; però il contributo alle risoluzioni sembra si sia arrestato. Si è comunque tentato di fare un decreto sulle liberalizzazioni in sanità e in telecomunicazioni; ma è stato per metà azzoppato da lobby varie e da interessi partitici.
Beatrice Lorenzin (6), ministro della Salute. Nel ministero di Beatrice Lorenzin si assiste ad un altro colpo assestato alla legge 40 sulla procreazione assistita. Il tribunale di Milano ha nuovamente rinviato alla Corte costituzione la Legge accogliendo il ricorso di una coppia fertile, ma portatrice di una grave malattia genetica trasmissibile alla prole, che chiedeva l’accesso alla diagnosi pre-impianto dell’embrione. Si è ancora in attesa del responso della Corte.
Pier Carlo Padoan (6), ministro dell’Economia. Approvato il Def. Tra gli elementi più importanti contenuti nel Def ci sono le stime della crescita del Pil per i prossimi anni. Il governo ha mantenuto una stima piuttosto bassa (alcuni dicono “realistica”) su quanto crescerà l’economia nel 2015: lo 0,7 per cento. Sempre secondo il governo, ci sarà una ripresa più veloce il prossimo anno, con il Pil che crescerà dell’1,4 per cento nel 2016 e dell’1,5 per cento nel 2017. Per quanto riguarda i conti pubblici, il pareggio di bilancio dovrebbe essere raggiunto nel 2018, mentre il rapporto debito-Pil dovrebbe cominciare ad abbassarsi dal 2016.
Paolo Gentiloni (6), ministro degli Esteri. Insiste molto sull’intervento in Libia, sul ripensare una nuova tattica europea contro l’Isis e su un piano immigrazione europeo. Per ora l’Italia sta facendo molto lavoro di sponda, senza ancora risultati evidenti. Continuiamo a pazientare. Si è espresso anche sul riconoscimento parlamentare della Palestina e sulla morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto ucciso da un drone statunitense.
Maurizio Martina (6), ministro dell’Agricoltura. Il ministro Maurizio Martina, invece, è stato letteralmente immerso nelle polemiche sulle quote latte. Martina cita esplicitamente le “pesantissime responsabilità politiche della Lega in una vicenda che è costata 75 euro a cittadino per la mancata riscossione delle multe”. Martina sostiene che la Lega ha usato gli allevatori per poi abbandonarli. E poi tanto Expo.
Dario Franceschini (5 1/2), ministro dei Beni Culturali. Poca politica per lui, novello papà. Si occupa solo di Pompei e del cinema italiano. Il giudizio ne risente.
Claudio De Vincenti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Si è inseduiato nel posto che fu di Delrio, ma non smette di occuparsi di crisi aziendali e di economia. Adesso sta preparando un nuovo ddl sui sindacati.
Graziano Delrio (5 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Il lavoro di Delrio nel nuovo ministero per il momento è molto interno. Si tratta di ripensare quello che non andava nelle gestioni passate, che ha portato ad avere gli stessi funzionari per decenni e episodi tangentari connessi. Merita fiducia.
Stefania Giannini (5), ministro dell’Istruzione. “La buona scuola” è stata approvata alla Camera nonostante l’ostruzionismo di parte del Pd. A difendere la legge c’era solo Renzi. Le cose sono due: o non ha la fiducia del premier o non era preparata sull’argomento. In ogni caso sembra in declino.
Roberta Pinotti (4), ministro della Difesa. Come ministro non da buona prova di se. Poi riscoppia il caso degli F35 da tagliare; ma poi non tagliati.
Angelino Alfano (3 1/2), ministro degli Interni. Continua a dar pessima prova di se come ministro; ma si fa notare di più come segretario di partito. E tra l’altro di un partito moribondo.
Gianluca Galletti (3 1/2), ministro dell’Ambiente. Anonimato più assoluto.
ps. Il ministero degli Affari Regionali è ancora vacante.
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