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Italicum è legge

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Italicum è legge

Sì definitivo dell’Aula della Camera alla legge elettorale. L’Italicum è stato approvato a Montecitorio a scrutinio segreto con 334 voti a favore, 61 contrari e 4 astenuti. Lo scrutinio segreto sul voto finale all’Italicum è stato chiesto da Fi, Lega e Fdi. Lo ha annunciato in Aula la presidente della Camera Laura Boldrini prima del voto stesso. Sul testo la scorsa settimana il governo ha incassato tre fiducie. L’Italicum entrerà in vigore dal 1° luglio 2016. L’Italicum diventa quindi legge senza il voto delle opposizioni che hanno scelto l’Aventino (tranne Alternativa Libera). Un applauso di pochi secondi partito dai banchi del Pd ha salutato l’approvazione della legge elettorale da parte della Camera. Festeggiano sopratutto il ministro competente Maria Elena Boschi e il relatore di maggioranza Gennaro Migliore.

Oltre ai 60 voti contrari (i no sono stati 61 ma 1 è Saverio Romano di Fi), espressi nelle fila della maggioranza, nel Pd, a quanto emerge dai tabulati, alcuni esponenti hanno deciso di astenersi e altri della minoranza non hanno partecipato al voto. Si sono astenuti Marilena Fabbri, che era scoppiata in lacrime dopo aver votato la fiducia, Antonella Incerti e Donata Lenzi. Non hanno invece partecipato al voto i due prodiani Sandra Zampa e Franco Monaco e i bersaniani Michela Marzano, Giacomo Portas, Davide Zoggia.

«Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umiltà e coraggio. È #lavoltabuona», ha subito scritto su Twitter il premier Matteo Renzi.«I primi giorni in Europa mi guardavano con la faccia di chi diceva avanti un altro: ‘vediamo a chi tocca, ne abbiamo visti tanti…’. La credibilità dell’Italia è centrale. Grazie a questa legge elettorale le cose cambieranno davvero: uno farà il presidente del Consiglio per 5 anni, magari 10 per poi andare a casa. Ma in quei cinque anni ci sta e ha una strategia», ha aggiunto. «Missione compiuta. Il governo ha mantenuto l’impegno. Abbiamo promesso, abbiamo mantenuto. La legge elettorale è il simbolo di un governo che fa sul serio le riforme», gli ha fatto eco dalla Camera la Boschi. «Abbiamo superato la maggioranza assoluta dei voti alla Camera e comunque la maggioranza del governo ha risposto, visto che il governo ha messo la fiducia, rischiando di andare a casa se non fosse andata bene», ha poi detto Boschi intervistata a Otto e Mezzo su La7 subito dopo il voto.

Restano forti i dissidi nel Pd, la cui minoranza ha votato contro l’Italicum. «Il dissenso è stato abbastanza ampio. Ora cosa fatta capo A… ma il dato politico sia sull’approvazione della legge sia sulle dimensioni del dissenso è non poco rilevante», ha commentato a caldo Pier Luigi Bersani. «Se 38 sfidano non votando la fiducia vuol dire che il dissenso è molto maggiore. Ma non sono i numeri ad interessarmi, il fatto è che si è approvata la legge elettorale con meno della maggioranza. Questo è il punto politico ed è quello che ho sempre detto a Renzi dall’inizio», ha detto Roberto Speranza.  Anche i deputati del Pd Marco Meloni, Enzo Lattuca, Giuseppe Civati e Stefano Fassina hanno dichiarato che avrebbero votato contro. Italicum e revisione del Senato sono “un cambiamento regressivo, come lo è stato l’intervento sul lavoro e rischia di esserlo l’intervento sulla scuola” ha detto Fassina prima del voto.

Scelta civica determinante «Il voto di oggi dimostra che se la minoranza Pd si mette di traverso, senza Scelta Civica la maggioranza alla Camera non c’è. È un dato politico di assoluta rilevanza in vista dei futuri interventi di politica economica e di rinnovamento della nostra Pubblica Amministrazione», si legge in una nota di Scelta Civica. Maurizio Sacconi di Area Popolare invece dichiara: “Con la definitiva approvazione della nuova legge elettorale l’Italia può uscire da quella condizione di democrazia bloccata che fu il principale contenuto del compromesso repubblicano. Tutta la destra italiana dovrebbe votarla perché corrisponde alla sua cultura, alla domanda di una democrazia governante, decidente, anche attraverso il premierato forte. Per questo sarà poi necessario inserire il contrappeso di robuste autorità indipendenti nella riforma costituzionale ed avviare il processo politico della ricomposizione di una destra repubblicana ed europeista, laica e cristiana, liberale e popolare che ambisca al ballottaggio e al premio di lista”.

Renato Brunetta ha definito questa giornata «una violenza che Renzi e il suo governo, la sua maggioranza infliggono al Parlamento e all’intero paese». Ancora Brunetta: “Nessuna delle opposizioni – aveva sottolineato in tarda mattinata – parteciperà al voto finale” per poi aggiungere dopo il risultato: “Vittoria di Pirro quella di Renzi e del governo. Con questi voti al Senato la riforma costituzionale non passerà mai e se non passa questa riforma della legge elettorale è incostituzionale”. L’ex ministro ha sottolineanto anche come gli azzurri siano stati “uniti e coesi”. Ma, ha aggiunto, “promuoveremo un referendum abrogativo”, “al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiediamo di riflettere prima di firmare questa legge”. Stessa cosa proposta dai 5Stelle. “Noi da cittadini chiediamo di non firmare quella legge che porta con se principi di incostituzionalità che portava il porcellum”, ha detto Danilo Toninelli, deputato M5s, in dichiarazione di voto alla Camera, “questi cittadini le stanno chiedendo coraggio. E’ una scelta molto coraggiosa, ma che serve per il bene del Paese e per la nostra libertà”.

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