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2 giugno, sul palco tra sgarri e sobrietà l’amarezza del presidente

2 giugno, sul palco tra sgarri e sobrietà l'amarezza del presidente

2 giugno, sul palco tra sgarri e sobrietà l’amarezza del presidente

La musica si interrompe, diventa improvvisamente silenzio davanti al palco presidenziale. Il suono si spegne dentro gli strumenti. Nel giorno del 66esimo anniversario della Repubblica, le bande musicali dei carabinieri e dei fanti piumati, sfilano così: trombe, tromboni e clarinetti tenuti fra le mani, le labbra a sfiorarli, ma muti, inanimati. Rullano solo i tamburi.

L’effetto è un che di malinconico, di cupo. 2 giugno 2012: festa diversa, festa di un Paese in crisi e ferito, con i gonfaloni dei territori colpiti dal terremoto schierati sotto la tribuna d’onore. Un minuto di silenzio per i morti e via dalla parata tutto quello che pare stonare con le macerie lontane, con la gente nelle tende, rimasta senza casa e senza lavoro.

Niente cavalli, i corazzieri vanno a piedi, niente mezzi blindati, niente Frecce Tricolori nel cielo di Roma. 2500 uomini contro i seimila dell’anno scorso, 50 minuti di sfilata contro gli 80 del 2011. E meno folla dietro le transenne rispetto alle altre edizioni, eppure la giornata è bellissima. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno diserta clamorosamente ed è sgarro istituzionale.

«Nel segno della sobrietà», dice lo speaker. Una sorta di mantra (anche in risposta alle polemiche sui costi e l’opportunità di celebrare) ripetuto mentre marciano rapidi, e in formazione ridotta, gli alpini della Taurinense, i paracadutisti della Nembo, gli uomini della brigata Sassari. Copione ridotto all’osso. Napolitano arriva a bordo della Flaminia presidenziale accompagnato dal ministro della Difesa Di Paola. Ed è l’unica concessione alla scenografia tradizionale. Fini arriva a piedi, Monti anche. Il premier è alla sua prima parata, con due cellulari, uno per tasca, che controlla inquieto. Passa e saluta. Da una tribuna si ode l’appello: «Abbassa le tasse!».

Non ci sono colori lassù, in tribuna, tranne la cravatta rossa di Antonio Martino, le signore vestono in blu notte, i ministri Severino e Cancellieri, e anche la presidente della regione Polverini, seduta accanto al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Lui ha scelto di presenziare: «Sono perplesso ma se il presidente ha deciso di fare la parata era mio dovere esserci».

Ospiti in ordine sparso. Ecco i ministri Terzi e Profumo, il sottosegretario alla presidenza Catricalà, il capo della polizia Manganelli che stringe la mano al presidente del Senato Schifani.

Lamberto Dini è l’unico a farsi depositare sotto il palco dall’auto di servizio. Manca la Lega, non c’è l’Italia dei Valori che bolla la parata come «sagra dello spreco». Non ci sono Bersani, Alfano, Berlusconi. E neppure Gianni Letta. C’è Massimo D’Alema, come presidente del Copasir, e Pier Ferdinando Casini, formato famiglia, con Francesco, il figlio di 4 anni, in giacca blu e cravattino. Ignazio La Russa si presenta affannato con gli occhiali in testae la mazzetta dei giornali. Sembrano passati anni luce da quando era ministro della Difesa. Lui e Gasparri portano sul bavero della giacca una coccarda gialla. E’ per ricordare il caso di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori e scarcerati ieri su cauzione. La sorella di La Torre è tra gli invitati.

Quando passano i fucilieri di marina del San Marco, lo speaker cita i parà. Applauso. La diretta su Rai Uno rimanda un primo piano di Napolitano. Teso, amareggiato. Questa è la sua ultima parata da presidente. I toni della polemica non gli sono piaciuti (in serata ingaggerà un botta e risposta con Di Pietro). E certo non ha gradito la plateale assenza di Alemanno che, solitamente così in sintonia con le Forze Armate, si è negato facendosi rappresentare dal signor Marco Pomarici, presidente del consiglio comunale. Un comportamento, quello del primo cittadino, liquidato così dal Pd della capitale: «Non è degno di fare il sindaco di Roma». Casini, bimbo in braccio, integra: «Ridicolo cercare popolarità così».

Scontro tra il leader dell’ Idv e il presidente della Repubblica. Le tensioni sono deflagrate quando il leader dell’ Idv commentando la parata per il 2 giugno ha parlato «di sagra dello spreco». Immediata e dura la reazione del Colle: «Di Pietro non sa di cosa parla. La parata ha visto una grande partecipazione popolare». Il Quirinale ha diffuso una nota per sottolineare la sobrietà della manifestazione. Alemanno diserta la parata del Due giugno. Nei giorni scorsi aveva chiesto che fosse annullata per solidarietà con i terremotati dell’ Emilia. Al suo posto, tra Polverini e Zingaretti, il presidente del Consiglio comunale Pomarici. Pioggia di critiche sul sindaco: scelta populista. Nel pomeriggio,a un anno dai referendum contro la privatizzazione dell’ acqua, il corteo per mantenere pubblica l’ Acea. Le contestazioni paventate all’ inizio non ci sono state: in 5mila hanno sfilato da Termini a San Giovanni.

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