Amnistia. Il Guardasigilli Clemente Mastella dice grazie al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a quello del Consiglio Romano Prodi per le parole che hanno speso a sostegno delle sue dichiarazioni sull’amnistia. “Come ministro – sottolinea nel suo primo incontro pubblico a Napoli – mi riconosco nelle parole intelligenti del Presidente della Repubblica. Se quello che ho detto nel carcere di Regina Coeli serve alle forze politiche per maturare elementi di serenita’, evitando il broncio che c’e’ stato in questi ultimi tempi, lavorero’ per questo e spero sia possibile”. “E ringrazio Prodi – prosegue – che ieri sera ha dato conferma che questa e’ una linea del Governo e non soltanto una linea di particolarita’ del Guardasigilli”. Mastella, inoltre, avverte che eventuali provvedimenti di amnistia e indulto riguarderanno solo alcuni tipi di reato. “Lungi da me – spiega – che possano valere per estinguere reati come la pedofilia o reati di criminalita’ organizzata. Questo vada messo da parte in modo assoluto”. Un altro avvertimento del Guardasigilli, poi, riguarda le modalita’ con cui si arrivera’ al varo di questi provvedimenti. “Si discutera’ con le forze politiche e i gruppi parlamentari – ricorda – tenendo presente che la saggezza e la Costituzione prescrive i due terzi”. L’amnistia non sara’ un “elemento di vanita’ o di appropriazione” del Governo perche’ “non c’e’ prerogativa del Governo” nell’approvarla, ma “laddove questo sforzo si realizzasse in maniera congiunta, con ampia partecipazione dell’opposizione, il merito sara’ del Parlamento, del Parlamento nella sua interezza, anche di quelli che avranno espresso un’opinione diversa”.
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Le canzoni spiegate
Per volerti bene non è mai troppo tardi

Per ottenere qualunque cosa nella vita bisogna volersi bene. Perchè se non ci si crede da soli a se stessi; la credibilità verso gli altri sarà zero.
Mi manca pagare qualcosa con le figurine

Canzone simbolo della generazione degli anni novanta, di chi cioè era adolescente in quel decennio. Si canta la pesantezza di essere diventati grandi, le responsabilità e la perdita della gioia e dell’innocenza. “Avevo voglia di parlare con te, non so nemmeno per dirti cosa; delle porte fatte con le magliette o di Sergio che non si sposa. Avevo voglia di giocare con te, a chi sputa più lontano. Rompere i vetri delle fabbriche, farci sgridare da qualcuno. Ah, che noia essere grandi, andare ai compleanni, parlare di soldi e dei figli degli altri. Ah, è tardi e devo già andare”. Sono belli invece i ricordi dell’adolescenza. “E mi manca aspettare l’estate, comprare le caramelle colorate. E mi manca la strada in due in bici; mi manco io, mi manchi tu. E mi manca una bella canzone; pagare qualcosa con le figurine. E mi manca la biro tra i denti; mi manco io, mi manchi tu. Ti manco io, e ti manchi tu”. “Avevo voglia di parlare con te, te lo ricordi il tuo primo pallone. Finiva sotto le macchine; però col vento sapeva volare. Lo sai che voglia di giocare che ho, anche di piangere e soffiarmi il naso; poi sprofondare nell’erba più alta. Tornare a casa sporco di prato”. La disillusione di un tempo che non potrà più tornare indietro. “Ah, e invece siamo già grandi, con il dovere di dare risposte e firmare e non lanciare sassi. Ah, ti voglio ancora bene”.
Grazie per avermi spezzato il cuore

Una storia è finita e lei quasi lo ringrazia di averla fatta soffrire; perchè in questo modo ha trovato la forza di uscire da questa situazione e dimenticarlo. “Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare. Strano a dirsi ho trovato pace in questa palude; mentre una sera scagliava invece musicali promesse di apocalisse”. L’intento di dimenticarsi è comune. “Grazie per l’invito a dimenticare le notti. Alle porte del sogno (le albe) incontrarti e parlare (il vino, le lotte). Dimenticare (i giorni). Alle porte del sogno (le luci) invitarti a ballare (le stande d’albergo, le voci). Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e suonare. Dimenticare il vento, gli scherzi, le foglie, le ombre, l’odio”. “Dimenticare alle porte del sogno incontrarti e parlare. Dimenticare alle porte del sogno invitarti a ballare. Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e volare. Dimenticare alle porte del sogno baciarti e restare”. E infine, la beatitudine di essersi lasciati. “Strano a dirti ho trovato pace alle porte del sogno. Rivedo i porti, le nebbie, gli inverni le ombre, le inutili piogge. Le albe, le lotte, le luci, i giorni. Le notte, le stanze d’albergo. L’orgoglio”.
Il cielo limpido non fa per me

Marjorie Biondo – Le margherite (2000) Il suo primo singolo, “Quello che tu hai”, è stato pubblicato nel novembre 1999 e contiene tutti i riferimenti musicali della giovane artista. Partecipa al Festival di Sanremo 2000 nella sezione “Giovani”, classificandosi nona, e subito dopo esce il suo album di esordio omonimo. L’album, un mix di rock dalle sfumature forti irlandesi […]
Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale

Problemi di coppia. Una coppia cerca di superarli e lui la invita al dialogo. “Sai che cosa penso che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale e se ti penso tu sei un’anima. Forse è questo temporale che mi porta da te e lo so non dovrei farmi trovare senza un ombrello anche se ho capito che per quanto io fugga torno sempre a te”. “E me ne vado in giro senza parlare senza un posto a cui arrivare. Consumo le mie scarpe e forse le mie scarpe sanno bene dove andare. Che mi ritrovo negli stessi posti; proprio quei posti che dovevo evitare. E faccio finta di non ricordare e faccio finta di dimenticare. Ma capisco che per quanto io fugga torno sempre a te”. Anche se hanno provato a lasciarsi, ma finiscono sempre per ritrovarsi insieme. Lui, però le dice anche di non stare insieme per abitudine, ma di lottare per il loro amore. “Che fai rumore qui e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore, sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te”. Anche se talvolta questo vuol dire litigare. “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai”.







































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