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Simone Cristicchi, fabbricante di canzoni

Simone Cristicchi, fabbricante di canzoni

Simone Cristicchi, fabbricante di canzoni

Al Palasport di Ripatransone si è tenuta la data zero del “Fabbricante di canzoni tour “, la nuova tournée di Simone Cristicchi. Eclettico cantautore romano, Simone si è rivelato due anni fa a Macerata sul palco di Musicultura mentre la scorsa estate è arrivata la consacrazione del grande pubblico grazie al tormentone “Vorrei cantare come Biagio”.
Simone, è passato un anno da quel bagno di popolarità dovuto alla tua canzone: sono arrivati poi tanti premi della critica, l’uscita del tuo disco, la partecipazione a Sanremo e un tour molto interessante chiamato “Centro di igiene mentale”; come hai vissuto tutte queste emozioni?
Questo è stato davvero un anno intenso per me. Dall’esplosione della canzone in poi credo di aver provato le più grandi emozioni quando è uscito il mio disco “Fabbricante di canzoni” ( dopo otto anni di gestazione e di rinvii ), quando durante i concerti ho visto per la prima volta gente che sapeva a memoria i miei pezzi e sicuramente quando sono salito sul palco dell’Ariston a Sanremo.
In cosa differisce questo “Fabbricante di canzoni tour” dal “Centro di igiene mentale”, un tour invernale dove hai posto l’attenzione sul mondo dei cosiddetti “matti”?
Il “Centro di igiene” è uno spettacolo molto teatrale, impreziosito da monologhi e da riflessioni sul mondo dei “matti”, personaggi dai quali io credo ci sia molto da imparare. Per la stagione estiva invece abbiamo preparato questo spettacolo che, come dice il titolo, è tutto incentrato sulle canzoni, con tanto ritmo e tanta energia. Ho inoltre scelto di arricchire la scaletta con alcune cover molto note, rifatte però a modo mio: si va da “l’Italiano” di Cotugno in chiave rock a “Centro di gravità permanente” del maestro Battiato, da alcuni omaggi a Fossati ad una rilettura strampalata di “I will survive” di Gloria Geynor.
Come mi hai detto prima, il tuo cd è uscito dopo molti rinvii e dopo tanti sacrifici. Credo che ora invece avrai voglia di produrre quanto prima altro materiale da inserire in un secondo album. Ci puoi dare qualche anticipazione?
Diciamo che sto già scrivendo alcune nuove canzoni. Lo sto facendo fra una tappa e l’altra del tour e magari nelle tante serate ci sarà anche la possibilità di far ascoltare qualcosa di nuovo; voglio comunque prendermi tutto il tempo necessario per comporre nuove canzoni, non mi faccio prendere dalla fretta.
C’è una canzone nel tuo disco che riflette sulle logiche commerciali delle case discografiche che spesso impongono agli artisti di produrre canzoni estive ed orecchiabili infarcite dai soliti termini come “sole”, “sabbia”, “mare” ecc. La canzone in questione tu l’hai scritta, si chiama “Ombrelloni”, ma è piena di parolacce e termini forti quasi a boicottare queste esigenze di scrittura a comando. Credi che questa provocazione sia arrivata?
Sicuramente “Ombrelloni” vuole demolire lo stereotipo delle canzoni scritte a seconda delle stagioni. Negli anni passati mi sono sentito dire da molti discografici e direttori radiofonici che dovevo scrivere di temi leggeri e scanzonati, per arrivare al grande pubblico. Per protesta contro questo sistema ho scritto quella canzone, che molto probabilmente però non diventerà il singolo estivo…all’interno ci sono troppe parole “politicamente scorrette”, e se dovessimo operare un’autocensura la canzone si ridurrebbe ad un’unica successione di bip!

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