Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2022

Ungheria, l’opposizione unita proverà a battere Orban

Ungheria. Elezioni.  Il 3 aprile il premier ungherese Viktor Orbán, al potere dal 2010, si troverà ad affrontare alle urne la coalizione “Uniti per l’Ungheria”, che schiera l’attuale sindaco della città di Hódmezővásárhely Péter Márki-Zay. La coalizione dell’opposizione, però, è molto eterogenea, essendo composta da sei partiti che coprono posizioni socialiste, ecologiste, liberali e nazionaliste: le forze che formano questa coalizione, insomma, sono accomunate solo dalla loro opposizione a Viktor Orbán e al suo sistema di potere, ma differiscono su molte tematiche, come i diritti civili e le relazioni con l’Unione Europea.  Il partito del primo ministro uscente dell’Ungheria, Viktor Orbán, ha stravinto le elezioni parlamentari ungheresi, che si sono tenute domenica 3 aprile. Orbán otterrà quindi il suo quinto mandato come primo ministro, il quarto consecutivo. La vittoria di Orbán, che governa in maniera semi-autoritaria ed è noto per le sue posizioni illiberali, non era affatto scontata: per la prima volta dopo molti anni l’opposizione si era presentata unita e ci si aspettava un risultato meno netto.

Portogallo. Elezioni. Il Partito Socialista portoghese, di sinistra e guidato dal primo ministro uscente Antonio Costa, ha vinto le elezioni per rinnovare il parlamento unicamerale del paese, ottenendo un’inaspettata maggioranza assoluta dei seggi. Con un risultato che ha superato anche i sondaggi più favorevoli a Costa, i Socialisti hanno ottenuto 117 seggi sui 230 totali del parlamento, uno in più del necessario per poter formare un governo di maggioranza. Il secondo partito più votato è stato il Partito Social Democratico (PSD), la principale forza politica di centrodestra, che ha ottenuto 71 seggi; il terzo il partito di estrema destra Chega, che è passato dall’avere un seggio in parlamento all’averne 12. Chega è anche l’unica forza politica con cui Costa ha escluso qualsiasi collaborazione. Il terzo governo del primo ministro portoghese Antonio Costa, leader del Partito socialista, è ufficialmente in carica, due mesi dopo il voto che lo ha confermato con la maggioranza assoluta. Ma c’è già chi teme che non possa durare fino al 2026, termine del mandato. Consapevole delle ambizioni di Costa, che punterebbe ad un incarico a Bruxelles, nel giorno di insediamento dell’esecutivo, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa lo ha pubblicamente avvertito: “Hanno dato la maggioranza assoluta ad un partito, ma anche ad un uomo”, gli ha detto, aggiungendo che “questa faccia che ha vinto in modo incontestabile e notevole alle elezioni, non può essere sostituita da altre nel mezzo del cammino”. Questo, ha detto, Rebelo de Sousa, è il “prezzo delle grandi vittorie intenzionalmente personalizzate”. Costa potrebbe infatti ambire alla carica di presidente del Consiglio europeo, andando a prendere il posto di Charles Michel nel 2024.

Malta. Elezioni. Le elezioni per rinnovare il parlamento che si sono tenute a Malta il 26 marzo sono state vinte dal Partito Laburista, per la terza volta consecutiva. I Laburisti (“Partit Laburista” in maltese), di centrosinistra, hanno ottenuto il 55,1 per cento dei voti, 39.500 in più del Partito Nazionalista (“Partit Nazzjonalista”), di centrodestra, il principale partito di opposizione che si è fermato al 41,7 per cento. Molto probabilmente il governo maltese continuerà quindi a essere guidato dall’attuale primo ministro e leader Laburista, Robert Abela, che ha detto che cercherà di formare un governo di unità nazionale.

Slovenia. Elezioni. In Slovenia il Movimento Libertà (Gibanje Slovenija), nuova formazione liberale a progressista guidata dall’ex top manager Robert Golob, è dato ampiamente in testa con il 35,8% dei voti, rispetto al 22,5% del Partito democratico sloveno (Sds) del premier conservatore uscente Janez Jansa. È quanto riferito da un exit poll diffuso dall’emittente privata Pop tv. Alta l’affluenza alle urne, che dovrebbe risultare di cinque punti percentuali superiore al 52,6% delle precedenti legislative del 2018. Il Movimento per la Libertà, guidato da Robert Golob, 55 anni, ex dirigente di una compagnia energetica statale che ha lanciato progetti di energia verde, è emerso come uno dei principali contendenti nella corsa alle elezioni. Contenere i prezzi del cibo e dell’energia alle stelle, occuparsi dei problemi della sanità e dare spazio a una maggiore giustizia sociale. Sono questi i punti principali del prossimo governo di centrosinistra in Slovenia, guidato da Robert Golob.  Il leader del “Movimento Libertà”, partito liberale e progressista vincitore delle elezioni del 24 aprile scorso, è il nuovo premier incaricato, dopo che in Parlamento ha ricevuto 54 voti a favore e 30 contrari. Robert Golob ha promesso di mantenere fede al programma elettorale: “Desideriamo vivere in un Paese che offra giustizia e solidarietà e che sia fondato sulla conoscenza, ha dichiarato”.

Francia: Macron vuole una nuova grandeur

Emmanuel Macron

Francia. Presidenziali. Il presidente uscente Emmanuel Macron e Marine Le Pen, candidata del partito di estrema destra Rassemblement National, si sfideranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi il prossimo 24 aprile. Con il 97 per cento dei voti scrutinati, Macron avrebbe superato il primo turno con il 27,6 per cento e Le Pen con il 23,4 per cento. Si è fermato al terzo posto il candidato di estrema sinistra (La France insoumise) Jean-Luc Mélenchon, a meno di due punti di distanza dall’ultranazionalista francese con il 21,9 per cento dei voti, mentre il leader del partito di estrema destra Reconquête Éric Zemmour si è attestato al 7 per cento. I due partiti tradizionali della politica francese, che per decenni hanno dominato il Paese, hanno ottenuto il peggior risultato della loro storia: Valérie Pécresse, la candidata dei Repubblicani, ha ottenuto il 4,7 per cento dei voti, non raggiungendo nemmeno la soglia del 5 per cento che dà diritto al rimborso delle spese elettorali da parte dello Stato. Invece, il Partito socialista, per cui correva Anna Hidalgo, già sindaca di Parigi, ha raggiunto appena l’1,7 per cento. La candidata socialista alle presidenziali francesi Anne Hidalgo ha lanciato un appello a votare a favore del presidente Emmanuel Macron al secondo turno del 24 aprile. “So quanto siete delusi e trarremo insieme il bilancio obiettivo, Non abbasso le braccia”, ha detto Hidalgo dopo la pubblicazione dei risultati, che la vedono all’1,90 per cento. Anche la candidata dei Repubblicani Valérie Pécresse ha lanciato un appello a sostegno del voto al presidente Macron al ballottaggio delle presidenziali. Il progetto di Marine Le Pen, sfidante di Macron al secondo turno, “condurrebbe il Paese alla discordia, al fallimento”, ha detto Pécresse. “La sua vicinanza” con il presidente russo Vladimir Putin “la discredita”, ha aggiunto Pécresse.  «Grazie! Stanotte, a Parigi e ovunque in Francia, prima di ogni altra cosa, lasciatemi dire grazie», ha esordito Macron nel discorso in cui commenterà la sua rielezione. «Voglio ringraziare tutti i francesi, donne e uomini, che al ballottaggio hanno riposto la loro fiducia in me: ora possiamo rendere la Francia più indipendente e l’Europa più forte», ha detto Macron, citando poi la possibilità di rendere la Francia «più grande e verde». Macron ha anche ringraziato i suoi elettori per avergli permesso di «fermare l’estrema destra». Macron ha tenuto un discorso molto presidenziale e molto breve, lodando le capacità dei francesi di attraversare periodi complicati della storia, come quello in corso, e promettendo che nei prossimi cinque anni «non dovremo soltanto garantire la continuità», ma migliorare l’azione di governo. Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha nominato Elisabeth Borne premier e le ha dato l’incarico di formare un nuovo governo. Lo ha reso noto l’Eliseo dopo le dimissioni, annunciate, del primo ministro Jean Castex. Elisabeth Borne è la prima donna a guidare un governo francese dopo 30 anni: l’unica finora ad aver ricoperto questa carica è stata la socialista Edith Cresson.

Germania. Presidenziali. Frank-Walter Steinmeier è stato rieletto presidente della Repubblica Federale di Germania: un secondo mandato di 5 anni. Steinmeier, 66enne socialdemocratico, due volte ministro degli Esteri (2004-2009 e 2013-2017) nei governi di “Grosse Koalition” di Angela Merkel, è in carica dal 2017. Durante il suo primo discorso del suo secondo mandato, Steinmeier ha affrontato il tema della possibile invasione russa dell’Ucraina. Lunedì sarà in visita a Kiev. “Siamo nel mezzo di un potenziale conflitto militare, una guerra in Europa orientale. E di questo la Russia ha la piena responsabilità”.

Ungheria. Presidenziali. Il parlamento ungherese si è riunito per nominare il nuovo presidente della repubblica; questi i risultati: Katalin Novak, Nazional-conservatore (Unione Civica – Fidesz): 137 voti parlamentari Peter Rona, Indipendente: 51 voti parlamentari La Novak è stata quindi nominata nuova presidente del paese; il suo mandato inizierà ufficialmente il 10 maggio, quando andrà a sostituire il suo compagno di partito Janos Ader, in carica dal 2012.

Luis Montenegro

Portogallo. Nuovo leader partito. Luís Montenegro ha vinto la corsa alla leadership del PSD, ottenendo lo storico 73% dei voti contro il 27% di Jorge Moreira da Silva. Il politico esperto di 49 anni promette una forte opposizione ai socialisti al governo e un’alternativa al governo quando saranno indette le elezioni legislative. Quella data nel 2026 sembra lontana, ma le nubi tempestose che si accumulano all’orizzonte possono, alla fine, solo contribuire a una rinascita del PSD.

Spagna. Nuovo leader partito.  Il Partito Popolare ha fretta di voltare pagina e ritrovare la rotta, dopo una delle sue peggiori crisi della sua storia. E per farlo ha acclamato al congresso straordinario a Siviglia come nuovo leader Alberto Núñez Feijóo, un valore solido, l’artefice di quattro consecutive maggioranze assolute nella sua Galizia natale. Al condottiero di 60 anni, pragmatico e moderato, i Popolari affidano l’onere di ricostruire l’unità nel partito uscito a pezzi dalla guerra fratricida fra il presidente defenestrato Pedro Casado e la ‘zarina’ di Madrid, Isabel Ayuso. E la missione di tenere con mano ferma il timone per lo sbarco alla Moncloa nel 2023.

Ue, la presidenza del Parlamento al pd Sassoli

David Sassoli

Unione Europea. Parlamento. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli è morto a seguito di una complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario. Sposato, due figli, Sassoli è stato giornalista e politico. Aveva 65 anni. A diffondere la notizia della sua morte il portavoce Roberto Cuillo, il quale ha reso noto che Sassoli si è spento ad Aviano all’1.15 della notte. Solo ieri, si era diffusa la notizia degli impegni istituzionali annullati per il presidente del Parlamento europeo, il quale lo scorso settembre era stato colpito dal batterio della legionella e da una successiva polmonite. La nuova presidente del Parlamento europeo è Roberta Metsola, candidata del Ppe. L’eurodeputata maltese è stata eletta, al primo turno con 458 voti. Il numero di votanti è stato 690, le schede bianche e nulle sono state 74, i voti espressi sono stati 617. “La prima cosa che vorrei fare, come presidente, è raccogliere l’eredità che ci ha lasciato David Sassoli. David era un combattente per l’Europa, per noi, per questo Parlamento. Credeva nel potere dell’Europa di forgiare un nuovo percorso in questo mondo. Grazie David”. Lo ha dichiarato – in italiano – la neo eletta presidente del Parlamento europeo, nel suo primo discorso. “Mi sento onorata della responsabilità che mi affidate, vi prometto che farò del mio meglio per lavorare per questo Parlamento e per i cittadini europei”.

Kiril Petkov

Bulgaria. Crisi di governo. L’8 giugno 2022, con un annuncio televisivo, il leader di ITN, Slavi Trifonov, annuncia l’uscita del partito (da cui fuoriusciranno 6 deputati in disaccordo con tale scelta) dal governo per disaccordi sul bilancio e in seguito all’intenzione del primo ministro Kiril Petkov di togliere il veto che la Bulgaria esercitava fino a quel momento contro l’avvio dei negoziati di Adesione della Macedonia del Nord all’Unione europea. A causa di questa scelta, il governo perse la maggioranza all’Assemblea nazionale, divenendo un governo di minoranza e passando, di conseguenza, dal controllare 134 seggi su 240 a controllarne 109 su 240. In seguito, nonostante alcune proteste popolari, il 22 giugno 2022, senza alcuna possibilità certa di poter ricostruire una maggioranza, nemmeno una di “di emergenza”, il governo è stato ufficialmente sfiduciato dopo una mozione proposta dal partito di opposizione GERB, motivata ufficialmente “dall’incapacità del governo di gestire la situazione finanziaria e la dilagante inflazione nel paese”, e votata da una maggioranza di 124 parlamentari su 240. Il 1º luglio 2022, il presidente bulgaro Rumen Radev, con la speranza di interrompere la rinnovata crisi di governo ed evitare lo scioglimento dell’Assemblea poiché ciò avrebbe obbligatoriamente portato ad elezioni anticipate (le quarte in due anni), ha convocato al palazzo presidenziale il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle finanze Asen Vasilev con lo scopo formare un nuovo governo, incarico che quest’ultimo accetta con riserva, ma senza riuscirvi: il 9 luglio, infatti, Vasilev sale dal Presidente sciogliendo negativamente la riserva e rimettendo il mandato nelle mani di quest’ultimo, annunciando di non avere trovato un accordo tra le forze politiche per una nuova maggioranza.

Danimarca. Fondazione nuovo partito.  Il 1 ° gennaio 2021, Lars Løkke Rasmussen si è dimesso da Venstre. Tuttavia, ha scelto di mantenere il suo mandato “in virtù del mio voto personale”, ed è diventato così un libero professionista al di fuori dei partiti.  Come giustificazione, sottolineò, tra l’altro, che non era stato possibile creare collaborazioni trasversali nella politica danese.  Una settimana dopo le sue dimissioni, Lars Løkke Rasmussen ha presentato su un sito web una nuova cosiddetta “rete politica” a suo nome. Al lancio della rete, ha dichiarato di non escludere che il progetto possa essere l’inizio di un partito politico decisamente nuovo.  Il 10 aprile annunciò che avrebbe fondato un nuovo partito politico,  che sarebbe stato al centro della politica danese.  Løkke Rasmussen ha annunciato il nome del partito, i Moderati, in un discorso nel Giorno della Costituzione 2021,  e lo stesso mese il partito ha iniziato a raccogliere le dichiarazioni degli elettori .  Il partito è diventato idoneo a candidarsi alle elezioni generali il 14 marzo 2022. Il 19 maggio, Løkke Rasmussen formò ufficialmente un gruppo parlamentare per i moderati del partito. Una maggioranza schiacciante di danesi, circa il 67%, ha votato sì all’integrazione alla politica di difesa europea, secondo lo spoglio del 97% dei voti. ‘Stasera la Danimarca ha inviato un segnale importante. Ai nostri alleati in Europa e nella Nato e a Putin. Dimostriamo che quando Putin invade un Paese libero e minaccia la stabilità in Europa, noi ci riuniamo’, ha dichiarato la premier Mette Frederiksen.

Finlandia e Svezia presentano le domande di adesione alla Nato

Finlandia e Svezia presentano le domande di adesione alla Nato

Finlandia, Svezia. Adesione Nato. La Finlandia e la Svezia hanno presentato le rispettive domande di adesione alla Nato. Le domande sono presentate al Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dagli ambasciatori dei due Paesi. «Questo è un momento storico in un momento critico per la nostra sicurezza», ha affermato il responsabile dell’Alleanza Atlantica. «Speriamo di concludere rapidamente il processo di adesione», ha aggiunto. Gli ambasciatori Klaus Korhonen e Axel Wernhoff hanno formalmente presentato la richiesta di adesione nel quartier generale della Nato a Bruxelles. La Turchia ha revocato il veto sull’adesione NATO della Svezia e della Finlandia e ora i due Paesi scandinavi potranno essere invitati a diventare trentunesimo e trentaduesimo membro dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. Il via libera del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, non arriva senza costi per i due Paesi scandinavi (e di riflesso per l’Unione Europea), che si sono dovuti in un certo modo piegare ai ricatti di Ankara su diversi dossier, ma in una forma che lascia ancora molto aperta la possibilità di libera interpretazione delle concessioni fatte nel memorandum d’intesa, soprattutto sulla questione delle estradizioni.

Presidenti Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia da Zelensky

Presidenti Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia da Zelensky

Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. Vicinanza a Ucraina. Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente della Polonia Andrzej Duda, quello della Lituania Gitanas Nauseda, quello della Lettonia Egils Levits e quello dell’Estonia Alar Karis, in visita in Ucraina oggi, 13 aprile. «L’Ucraina sente il supporto forte e affidabile di ciascuno di voi», ha detto il presidente ucraino accogliendoli a Kiev. Tra le foto diffuse da Ukrinform su Telegram, ce n’è una dei quattro presidenti con al centro Zelensky che mettono la mano una sopra l’altra in segno di unità e compattezza.

Francia, Germania, Italia, Romania. Vicinanza a Ucraina.  «È il momento dell’Europa, che deve raccogliere le sfide con coraggio, lo stesso coraggio dimostrato dal presidente Zelensky, con determinazione e unità. Lo dobbiamo agli ucraini e agli europei». Il premier Mario Draghi apre così la conferenza stampa al termine dell’incontro con il presidente ucraino Zelensky a Kiev, dov’è giunto questa mattina insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Olaf Scholz. Una giornata storica, dice, nella quale i tre leader hanno dato il sostegno incondizionato all’Ucraina. «Siamo a un momento di svolta nella nostra storia, non possiamo indugiare». L’Italia – chiarisce subito, dopo aver visto la distruzione da vicino percorrendo le strade di Irpin – sosterrà l’inchiesta sui crimini di guerra commessi dalla Russia, ed è favorevole allo status di candidato per l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue». Sottolinea: «Abbiamo visto le atrocità commesse a Irpin che condanniamo senza esitazioni». Poi: «Vogliamo pace, ma l’Ucraina deve difendersi».

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lancia un duro attacco ai Paesi europei che continuano a comprare il petrolio dalla Russia di Putin. Parla, in un’intervista alla Bbc, di «soldi sporchi del sangue di altre persone». In particolare, Zelensky critica Germania e Ungheria, accusandole di aver bloccato tutti gli sforzi per un embargo sulle vendite di energia. «Alcuni dei nostri amici e partner capiscono che ora è un momento diverso, che non è più una questione di affari e denaro, ma è una questione di sopravvivenza». Quanto ai negoziati Kiev-Mosca, «le atrocità commesse dalle truppe russe a Mariupol e nella periferia di Kiev, a Bucha e Borodyanka, hanno ulteriormente ridotto le possibilità di colloqui di pace con i russi». Quello che è accaduto a Bucha «ci porta a essere vicini a interrompere» i colloqui di pace. «Non si tratta di me, si tratta della Russia. Non avranno più molte possibilità di parlare con noi». Intanto l’Ucraina sta affrontando un nuovo duro attacco della Russia a est e sud. Il fronte orientale si trova, di fatto, nella «situazione più difficile». Infine Zelensky, come già accaduto in altre occasioni, ha chiesto all’Occidente di mandare quante più armi possibili prima che sia troppo tardi: «Gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni Paesi europei stanno cercando di aiutare e stanno aiutando. Ma continuiamo ad averne bisogno più velocemente. La parola chiave è adesso».

Guerra in Ucraina, Mosca stila lista di "Paesi ostili"

Guerra in Ucraina, Mosca stila lista di “Paesi ostili”

Ucraina. Invasione russa. Il governo russo ha individuato con decreto le nazioni che considera “ostili”. Dagli Stati Uniti a tutti i Paesi dell’Unione europea e alla stessa Ucraina, sono Stati che hanno messo a punto le sanzioni più severe in risposta all’attacco armato del Cremlino. Stati Uniti, i Paesi dell’Unione europea, Svizzera, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Sono questi alcuni degli Stati che Mosca ha inserito con decreto in una lista di Paesi “ostili”, insieme all’Ucraina. Si tratta per la gran parte di Paesi che hanno applicato o appoggiato sanzioni alla Russia in risposta alla sua invasione armata del territorio ucraino, iniziata lo scorso 24 febbraio.  Rende noto il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, citato dall’agenzia Tass. La decisione della Russia è stata presa a causa del comportamento ostile dei Paesi europei e della Nato nei confronti della Russia, continuando “nel solco della distruzione del Consiglio d’Europa e dello spazio giuridico e umanitario in Europa”. “I membri dell’Unione Europea e della Nato, che sono ostili nei confronti della Russia – si legge nella nota – stanno abusando della loro assoluta maggioranza nel comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.  I leader dell’UE hanno adottato la dichiarazione di Versailles, che illustra in che modo l’UE può essere all’altezza delle sue responsabilità e proteggere i cittadini, i valori e le democrazie dell’UE e il modello europeo. La dichiarazione riguarda l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e illustra in che modo l’UE può rafforzare le capacità di difesaridurre le dipendenze energetiche e costruire una base economica più solida. La riunione è stata ospitata dalla presidenza francese e presieduta da Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Sedie vuote e schermi spenti al G20 in protesta contro la Russia. Quando il ministro delle finanze di Mosca Anton Siluanov prende la parola, il segretario al Tesoro americano Janet Yellen e il suo omologo ucraino Serhiy Marchenko si alzano e lasciano la sala, seguiti da diversi ministri e governatori fra i quali il presidente della Bce Christine Lagarde. Altri presenti virtualmente spengono invece le telecamere dei loro schermi. Ad abbandonare il tavolo è anche il commissario europeo per gli Affari Economici Paolo Gentiloni. La delegazione italiana, composta dal ministro Daniele Franco e dal governatore Ignazio Visco, è invece rimasta per svolgere il suo ruolo istituzionale come membro della troika insieme a Indonesia e India. Una permanenza che è stata un’occasione per biasimare pubblicamente l’attacco della Russia all’Ucraina. Altri paesi hanno seguito la strada dell’Italia e sono rimasti seduti ad ascoltare Mosca. Fra questi il Giappone e la Spagna mentre per la Germania, presidente del G7, è rimasto il ministro delle finanze. Proprio Christian Lindner ha spiegato la sua scelta di restare come dettata dalla volontà di non lasciare alla Russia un palco per “diffondere la sua propaganda e le sue menzogne”.

Ucraina. Discorso al parlamento italiano.  “Il nostro popolo è diventato l’esercito. Immaginate Mauriupol come una Genova completamente bruciata. Come una città da cui scappano le persone per raggiungere i pullman per stare al sicuro. Il prezzo della guerra è questo: 117 bambini uccisi. Non accogliete i russi in vacanza in Italia, inasprite le sanzioni”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelesky ha iniziato il suo discorso (di circa 15 minuti) in videocollegamento con deputati e senatori riuniti alla Camera. Un intervento accolto da un applauso – sebbene l’aula non fosse pienissima considerando che riuniva deputati e senatori- e preceduto dalle parole dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, Roberto Fico (“Testimoniamo nel modo più solenne la vicinanza e il sostegno di tutto il Parlamento e del popolo italiano all’Ucraina”) e Elisabetta Casellati (“Esprimiamo ammirazione per il coraggio del popolo ucraino e confidiamo in una soluzione negoziale”). In Aula anche il premier Mario Draghi, che ha dichiarato: “La resistenza di tutti i luoghi in cui si abbatte la ferocia del presidente Putin è eroica”. Le parole del premier sono state interrotte da 10 applausi e una standing ovation finale dei presenti in Aula. Non c’è solo Vito Petrocelli tra le file dei cosiddetti “putiniani” in Parlamento. Esponenti di diversi partiti hanno preso le distanze dalle parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky oppure non si sono presentati al suo intervento avvenuto oggi alla Camera dei deputati. “Non ho votato a favore dell’invio delle armi da parte dell’Italia e continuo a rimanere convinto che la via diplomatica e la via delle sanzioni siano l’unica strada per contrastare l’odiosa invasione di Putin”, ha detto il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito al termine dell’intervento del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, avvenuto in collegamento con la Camera e il Senato. “Continuo a rimanere convinto, così come il Papa, così come il nostro presidente Conte, che l’incremento delle spese militari – ha sottolineato D’Ippolito – non è una strada da perseguire, non è una priorità. Quelle risorse devono essere utilizzate per i più deboli”.

Croazia, adozione alle coppie lgbt

Croazia, adozione alle coppie lgbt

Croazia. Adozione coppie lgbt. La Croazia ha detto sì all’adozione per le coppie formate da due persone dello stesso sesso. Lo ha deciso l’Alta corte amministrativa del Paese in una sentenza con cui ha respinto l’argomentazione del ministero della Famiglia e accolto invece la richiesta di Mladen Kožić e Ivo Šegota, una coppia gay di Zagabria, per entrare nel registro dei genitori candidati all’adozione. La battaglia legale di Mladen Kožić e Ivo Šegota è durata otto anni, dal rigetto della domanda fatta dai due al centro per l’assistenza sociale per essere inseriti, dopo un’adeguata valutazione di idoneità, nel registro dei possibili genitori adottivi di minori. Tutte le istanze a cui Kožić e Šegota si erano in seguito rivolti avevano continuato a respingere la loro richiesta, in quanto le legge croata del 2014 sulle unioni civili garantisce alle coppie omosessuali tutti i diritti del matrimonio tradizionale tranne quello all’adozione.

Ungheria. Referendum anti lgbt. La nera marea sovranista dilaga nell’est d’Europa, non solo con la guerra che sta devastando l’Ucraina, ma anche con la vittoria di forze ultranazionaliste in paesi come l’Ungheria. Eppure qui, nonostante la quarta vittoria consecutiva di Viktor Orban, un argine a questo tsunami illiberale è rappresentato proprio dalla questione Lgbt+. Il referendum che il leader di Fidesz aveva indetto per avallare la sua legge contro la comunità arcobaleno è naufragato, infatti, alla prova del quorum. Per chi non conoscesse la storia: negli ultimi anni il regime di Orban ha aumentato la sua stretta contro le persone omosessuali e transgender. Leggi sempre più restrittive negano l’identità di chi avvia la transizione e l’omogenitorialità. Complice la pandemia, che ha portato a un ulteriore peggioramento della qualità della democrazia nel paese dell’est europeo. L’ultimo atto di questo stillicidio democratico è stato un provvedimento che vieta la cosiddetta propaganda omosessuale. Che tradotto in termini più pratici significa che è vietato in Ungheria parlare di questioni Lgbt+ nelle scuole, in tv, in pubblica piazza. Con la conseguenza che argomenti quali il contrasto al bullismo omofobico sono vietati per legge. Un passo indietro che ricorda la già odiosa e analoga legge russa voluta da Putin e dal suo partito per “proteggere” le nuove generazioni. Da cosa, non è ben chiaro.

Austria. Legge suicidio assistito. È entrata in vigore in Austria la legge sul suicidio assistito. Il farmaco letale si trova in farmacia, ma non per questo è facile ottenerlo. I prerequisiti per accedere al suicidio assistito sono la maggiore età ed essere malati terminali o avere una malattia cronica debilitante. Due diversi dottori – di cui un esperto di cure palliative – devono confermare la diagnosi e la capacità di intendere e volere del soggetto. Sono espressamente esclusi i minorenni e chi ha patologie mentali. Dopo l’approvazione dei due medici il malato deve aspettare 12 settimane prima di procedere con il suicidio assistito per riflettere sulla sua decisione. Nel caso di malattia terminale l’intervallo di tempo scende a due settimane. Dopo questo periodo il malato può prendere la droga legale in farmacia, dopo aver presentato la notifica a un avvocato o a un notaio. Per evitare abusi, le farmacie che dispongono del farmaco restano segrete e vengono svelate solo dall’avvocato o dal notaio che riceve la notifica.

Francia. Aborto. La Francia ha approvato una legge per rafforzare il diritto all’aborto che tra le novità più importanti prevede l’estensione da 12 a 14 settimane del limite legale per interrompere una gravidanza per via chirurgica e allarga il bacino di professionisti sanitari che possono eseguire l’intervento. Alla scrittura della proposta, di iniziativa della deputata Albane Gaillot, ex esponente del partito del presidente Macron e ora all’opposizione con i Verdi, avevano contribuito associazioni, movimenti femministi e professioniste della salute.

Mario Draghi e Ursula Von der Leyen

Unione Europea. Vertici.  L’unità è la nostra principale forza. Il presidente del Consiglio Mario Draghi a Bruxelles incontra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per discutere dei temi collaterali al conflitto, l’energia e l’accoglienza dei profughi. “L’Unione europea ha dato prova di straordinaria unità – ha detto Draghi prima del colloquio – nel condannare con forza l’aggressione della Russia all’Ucraina, nell’imporre sanzioni e rispondere all’appello del presidente Zelensky che ha chiesto aiuti umanitari, militari e finanziari”.  Ucraina che fa parte della famiglia europea e “continuiamo a sostenerla” ha spiegato, ma per “l’ingresso nell’UE è  un processo lungo, che richiede tempo, ed è preceduto da profonde riforme strutturali”. “La discussione non è semplice su cosa fare dell’aumento del prezzo del gas. Era importante riuscire ad avere un risultato che non fosse divisivo. In un certo senso siamo stati soddisfatti dalla conclusione”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del vertice Ue a Bruxelles. Oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già annunciato  – durante una conferenza congiunta col presidente degli Stati Uniti Joe Biden – che Washington si è impegnata a fornire all’Ue altri 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto quest’anno. “È un grande passo”, ha detto, aggiungendo che “l’Europa lavorerà per assicurare una domanda stabile di ulteriore Gnl statunitense almeno fino al 2030. Puntiamo a circa 50 miliardi di metri cubi all’anno”. L’accordo tra Stati Uniti ed Unione europea è cruciale per ridurre la dipendenza energetica di quest’ultima dalla Russia, una questione che si è fatta ancora più urgente dopo il conflitto in Ucraina e la decisione di sanzionare Mosca. Intanto il Consiglio europeo ha fatto sapere di aver incaricato la Commissione Ue di valutare l’effetto di varie possibili misure sul prezzo del gas, e che “gli stoccaggi comuni” dovrebbero partire “quanto prima”. Nessun cenno, neanche minimo, all’idea di aprire una convenzione interistituzionale per riformare i Trattati dell’Unione europea. I capi di stato e governo riservano appena sei righe alla Conferenza sul futuro dell’Europa nelle conclusioni del Vertice Ue del 23-24 giugno, approvate ieri notte. Sei righe in cui si dice poco su come i governi si impegneranno a dare un seguito concreto all’unico esercizio di democrazia partecipativa nella storia dell’UE che per quasi dodici mesi ha portato 800 cittadini – casualmente selezionati da tutti e Ventisette gli Stati membri – a discutere di futuro dell’Unione Europea e per individuare con quali priorità andare a rendere più solido il progetto di integrazione comunitaria. Un circolo aperto a tutti i Paesi del mondo, da istituire “entro la fine dell’anno”. La volontà messa nero su bianco dai leader del Gruppo dei Sette (Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti) in un allegato specifico alle conclusioni del vertice del G7 a Schloss Elmau, in Baviera, è di dare vita al “Club del clima” internazionale “aperto e cooperativo”, per spingere il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050. Un Club che sostenga “l’effettiva attuazione” dell’Accordo di Parigi, considerato che al momento “né l’ambizione climatica globale né l’attuazione sono sufficienti” per raggiungerne gli obiettivi, notano “con preoccupazione” i leader.

Italia. CoronaVirus. L’obbligo vaccinale si applicherà a tutti i residenti in Italia, anche cittadini europei e stranieri, che “abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età“: lo si legge nel dl sulle nuove misure anti-Covid. L’obbligo vale “fino al 15 giugno”. Sono esentati i casi di “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico”. L’obbligo riguarda chiunque compia 50 anni entro il 15/06/2022. Il CdM approva un d.l. che rende illimitata la validità del green pass dopo la terza dose e contiene nuove norme per la frequenza scolastica. I ministri della Lega non prendono parte alla votazione sui provvedimenti relativi alla scuola, in disaccordo con la posizione presa dal governo. Nuova ordinanza firmata dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che interessa il periodo dall’11 febbraio 2022 al 31 marzo 2022. Da venerdì, come anticipato, non sarà più obbligatorio mantenere le mascherine all’aperto, ma lo sarà portare una mascherina sempre con sé per indossarla in caso di assembramenti. Rimane invece l’obbligatorietà di indossare la mascherina al chiuso nei luoghi che non siano la propria abitazione privata almeno fino al termine del 31 marzo. Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità la road map per allentare le misure anti-Covid da aprile, dopo la fine dello stato di emergenza prevista per il 31 marzo. Le restrizioni, ha detto il premier Draghi, verranno eliminate gradualmente. “Come avevo anticipato alla fine dello scorso anno, l’obiettivo del governo era il ritorno alla normalità, a riconquistare la nostra socialità. Credo che i provvedimenti approvati oggi riconoscano che questo è uno stato a cui siamo arrivati”, ha detto il premier Mario Draghi. Dal 1° aprile, non è più in vigore lo stato di emergenza, iniziato due anni fa per far fronte alla pandemia di Covid-19. Con il passaggio a questa nuova fase cambiano anche diverse regole in materia di lavoro, scuola, Green Pass, mascherine e quarantene: ecco tutto quello che c’è da sapere. Non serve più avere il Super Green Pass per sedersi ai tavoli esterni di bar e ristoranti e per utilizzare i mezzi pubblici locali o regionali. Su aerei, treni e navi basta il Green Pass base, così come per accedere ai ristoranti al chiuso. Per entrare negli uffici pubblici, così come nei negozi, non è più richiesta l’esibizione del pass.

Categorie:Europa, Guerra, Lgbt, Sanità, Unione Europea

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