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[Storia] Il partito Repubblicano Italiano dal dopoguerra in poi

Partito Repubblicano Italiano
Partito Repubblicano Italiano

Presentatosi all’elezione della Costituente nel 1946, il PRI ottenne il 4,4% e si confermò forte nelle regioni dove tradizionalmente già lo era e di scarso seguito dove erano forti la Democrazia Cristiana e i partiti marxisti. Il PRI entrò nel II governo De Gasperi, insieme a DC, PCI e PSI, con i ministri Macrelli e Facchinetti.

Nello stesso anno la linea d’intesa di Pacciardi con le altre forze di sinistra segnò un punto favorevole con l’ingresso nel PRI della Concentrazione Democratica Repubblicana guidata da Ugo La Malfa e dall’ex presidente del Consiglio Ferruccio Parri, usciti dal Partito d’Azione nel febbraio insieme a Oronzo Reale e Bruno Visentini.

Al XIX Congresso svoltosi nel gennaio 1947 si scontrarono due tendenze, quella di Randolfo Pacciardi, favorevole a una collaborazione al governo col PCI; e quella di Conti e Facchinetti, che invece ritenevano il PCI responsabile dell’inefficienza del governo e volevano interromperne la collaborazione.

Alla fine pur con la rielezione di Pacciardi a segretario politico prevalse il gruppo legato a Giovanni Conti. Carlo Sforza infatti poté partecipare come Ministro degli affari esteri al III governo De Gasperi (DC, PCI, PSI) solo a titolo tecnico e non politico. Ciò gli consentì comunque di firmare il Trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze alleate (febbraio 1947).

L’esclusione delle sinistre (maggio 1947) ebbe come conseguenza il rientro a pieno titolo del PRI nel successivo quarto governo De Gasperi, ancora con Carlo Sforza al Ministero degli Esteri e Cipriano Facchinetti alla Difesa. Pacciardi, avendo rifiutato l’anticomunismo di principio e non condividendo le contrapposizioni della guerra fredda, inizialmente non ne prese parte, ma nel dicembre del 1947 il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive del PCUS convertì anche Pacciardi all’anticomunismo e si convinse a entrare nel governo come vicepresidente del Consiglio dei Ministri.

Le elezioni politiche del 1948 videro quindi il PRI saldamente schierato nel campo della democrazia occidentale a fianco della DC, ma anche un cattivo risultato con il 2,5% dei voti. Proseguì comunque nella partecipazione ai governi guidati da De Gasperi dando un contributo decisivo alla linea politica del paese negli anni a venire. Il Ministro degli Esteri Sforz si adoperò per l’adesione dell’Italia al Piano Marshall, al Patto Atlantico (4 aprile 1949) e al Consiglio d’Europa (5 maggio 1949). Successivamente condusse anche i negoziati e firmò per l’Italia il 18 aprile 1951 il trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Proprio sulla politica atlantista dei governi De Gasperi, si registrò il dissenso dell’antico militante Giovanni Conti, che nel febbraio 1950 si dimise polemicamente dal PRI.

Un altro colpo alla rappresentatività del partito fu assestato da Ferruccio Parri, il quale, contrario all’appoggio dato dal PRI alla legge elettorale maggioritaria (cosiddetta Legge truffa), uscì dal partito e aderì al movimento Unità Popolare, formatosi il 18 aprile 1953.

Nel frattempo la componente degli ex azionisti era divenuta maggioritaria e il partito si avviò sulla linea sostenuta da Ugo La Malfa, favorevole all’intervento pubblico nell’economia. Oronzo Reale, che aveva assunto la segreteria politica nel 1949, la mantenne ininterrottamente sino al 1963.

La sconfitta alle elezioni politiche del 1953 favorì una pausa di riflessione all’interno del partito (sceso all’1,6%) e il PRI si limitò ad appoggiare saltuariamente i governi centristi post-degasperiani (1953–1962), senza parteciparvi.

Nel 1959 Ugo La Malfa assunse la direzione de La Voce Repubblicana e a partire dal quarto Governo Fanfani (1962), appoggiato dall’esterno anche dal PSI, il partito rientrò stabilmente nella compagine governativa.

La politica di La Malfa stava guidando progressivamente il PRI nell’ambito della formula del centro-sinistra, per la quale Pacciardi, assertore del liberismo, aveva dichiarato apertamente la propria opposizione. Nel XXVII Congresso del marzo 1960 la corrente facente capo a quest’ultimo (40% dei voti) fu sconfitta da quella aperta all’alleanza con il PSI, guidata da La Malfa (58%).

Il 4 dicembre 1963 nella votazione per la fiducia al primo governo di centro-sinistra (Governo Moro I), al quale il PRI partecipava con Reale alla Giustizia, Pacciardi ruppe la disciplina di partito, votò contro e fu espulso.

Nel 1964 fondò un nuovo gruppo politico, l’Unione Democratica per la Nuova Repubblica, favorevole a un’evoluzione dell’istituzione repubblicana italiana in senso presidenzialista (sul modello gollista della Quinta Repubblica francese). Pacciardi rientra nel partito nel 1981 dopo la morte di La Malfa.

Nel quarto governo guidato da Amintore Fanfani (1962–1963) La Malfa, Ministro del Bilancio, lanciò la Commissione della programmazione economica e si batté per la nazionalizzazione delle industrie elettriche.

Nel 1965 La Malfa fu eletto segretario nazionale del PRI e propose per primo l’avvio di una politica dei redditi per affrontare la questione degli squilibri settoriali e territoriali. Bruno Visentini, parlamentare dal 1972, ebbe un ruolo importante nella preparazione tecnica dell’imposta cedolare d’acconto.

Nel marzo 1974 la collaborazione del PRI con i governi di centro-sinistra andò in crisi per dissidi in materia di politica economica. In quell’anno infatti il PRI uscì dalla maggioranza per insanabili divergenze col Ministro del Bilancio Antonio Giolitti. Vi rientrò nel novembre dello stesso anno per formare un governo bicolore guidato da Aldo Moro, con La Malfa vicepresidente del Consiglio (quarto Governo Moro).

Nei primi mesi del 1979 il capo dello Stato affidò a La Malfa l’incarico di formare il nuovo governo. Dal 1945 era la prima volta che un politico non democristiano otteneva l’incarico. Il tentativo però non ebbe esito positivo e il 21 marzo venne varato il quinto Governo Andreotti, del quale La Malfa fu nuovamente vicepresidente. Cinque giorni dopo La Malfa scomparve improvvisamente. A settembre il PRI elesse Bruno Visentini presidente e Giovanni Spadolini segretario del partito.

Negli anni ottanta Spadolini e il figlio di Ugo, Giorgio La Malfa, legarono il PRI al Pentapartito, alleanza formata da DC, PSI, PSDI e PLI.

Il PRI ruppe con la maggioranza solo nel 1991 a causa delle reazioni scaturite dall’approvazione della legge Mammì.

Nel giugno del 1981 Spadolini fu nominato presidente del Consiglio dei ministri, il primo non democristiano della storia dell’Italia repubblicana.

Il 21 gennaio 1982 presiedette a Palazzo Chigi una riunione operativa alla presenza dei responsabili delle forze dell’ordine, dove denunciò l’intreccio fra mafia, camorra e terrorismo. Per tale ragione il Parlamento approvò un disegno di legge che ottemperava al divieto costituzionale delle associazioni segrete. La loggia P2 veniva sciolta.

Il Governo Spadolini I ebbe termine nel 1982 prima di essere ricostituito ad agosto dello stesso anno.

Il secondo Governo Spadolini, definito dai giornali «esecutivo fotocopia», cadde per un acceso contrasto (la lite delle comari) tra i ministri Beniamino Andreatta e Rino Formica.

Le elezioni politiche del 1983 premiarono il partito che per la prima volta nella sua storia ebbe il 5% dei suffragi alla Camera dei deputati. A Torino era il terzo partito.

Nella successiva legislatura con Bettino Craxi presidente del Consiglio Spadolini ricoprì la carica di ministro della difesa dal 1983 al 1987.

Fu quindi uno dei protagonisti della crisi di Sigonella e mantenne immutata la sua posizione atlantista in contrasto rispetto a quelle filo-palestinesi di Craxi.

Nel luglio 1987 Spadolini veniva eletto presidente del Senato della Repubblica.

Il 12 settembre dello stesso anno il Consiglio nazionale eleggeva il suo successore, Giorgio La Malfa.

La Malfa porta i repubblicani all’opposizione, non partecipando al Governo Andreotti VII nel 1991.

Le inchieste legate a Tangentopoli costringono il segretario a lasciare momentaneamente il comando a Giorgio Bogi.

Nel gennaio 1994 il partito si colloca al centro nella coalizione del Patto per l’Italia di Mariotto Segni e Mino Martinazzoli.

Nella quota maggioritaria la scelta di candidare nomi nuovi ed estranei alle vicende giudiziarie (Denis Verdini, Giannantonio Mingozzi, Piero Gallina e Mauro Fantini) non è felice. Nella quota proporzionale l’unica eletta è Carla Mazzuca Poggiolini.

Più fortunata fu la scelta di coloro che lasciarono il partito per correre dentro i Progressisti con Alleanza Democratica, i cui eletti sia alla Camera che al Senato furono in maggioranza ex-repubblicani.

L’ingresso in politica di Silvio Berlusconi ha inaspettatamente influenzato la diaspora in seno al partito:

  • Piergiorgio Massidda, Luigi Casero, Guglielmo Castagnetti, Jas Gawronski, Mario Pescante, Denis Verdini e Alberto Zorzoli aderiscono proprio a Forza Italia.
  • Giorgio Bogi fonda il movimento della Sinistra Repubblicana, successivamente confluito nei Democratici di Sinistra.
  • Antonio Maccanico fonda l’Unione Democratica mentre il sindaco di Catania Enzo Bianco si iscrive a I Democratici.

Alle elezioni europee del 1994 il PRI raccoglie lo 0,7% dei voti e un seggio.

Preso atto dell’impossibilità di dar vita a una credibile alternativa centrista, nel 1995 il partito avvia un dialogo con L’Ulivo.

Nel frattempo Denis Ugolini e Luciana Sbarbati, precedentemente eletti nelle file dei Progressisti, accettano di tornare.

Alle elezioni politiche del 1996 il PRI si presenta quindi nell’alleanza di centro-sinistra.

Il sostegno alla candidatura di Romano Prodi a presidente del Consiglio diviene concreta sia nel maggioritario sia nella quota proporzionale con la lista Popolari per Prodi composta da Partito Popolare, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei.

Gli eletti sono Luciana Sbarbati e Giorgio La Malfa, che subito abbandonano il progetto dell’Unione Democratica di Antonio Maccanico (alla quale hanno aderito anche Alleanza Democratica e i liberali di Valerio Zanone) e scelgono di entrare nel gruppo misto.

Nel corso della legislatura costoro si uniranno brevemente ai membri della Lista Dini – Rinnovamento Italiano, per formare infine i Federalisti, Liberaldemocratici e Repubblicani con l’iscrizione al partito di Gian Antonio Mazzocchin.

Nel 1998 Armando Corona fonda il partito Unità Repubblicana (il cui simbolo è costituito da tre foglie di edera) che si professa di centro-destra. Esso collabora per breve tempo al progetto dell’Unione Democratica per la Repubblica.

Alle elezioni europee del 1999 il cartello promosso con la Federazione dei Liberali ottenne lo 0,54 % dei consensi e un eletto.

A fine legislatura (dopo cinque anni di infruttuosa esperienza a sostegno dei governi de L’Ulivo a guida Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato) avviene il passaggio nello schieramento di centro-destra, decretato ufficialmente dal XLII congresso di Bari del gennaio del 2001. In dissenso con questa decisione e con solo il 5% dei voti dei delegati, Luciana Sbarbati abbandona polemicamente per costituire il Movimento Repubblicani Europei.

Il risultato ottenuto alle elezioni politiche del 2001 frutta di un deputato (Giorgio La Malfa, eletto all’interno di Forza Italia) e di un senatore (Antonio Del Pennino), eletto nella Casa delle Libertà.

Il 6 ottobre La Malfa lascia dopo quattordici anni la segreteria per assumere la presidenza, venendo sostituito da Francesco Nucara.

Nell’ottobre 2002 il XLIII congresso nazionale di Fiuggi si svolge senza problemi e tutti sono con concordi nel volere un’azione riformatrice maggiormente incisiva. Nel giugno 2003 riprendono le pubblicazioni de La Voce Repubblicana.

Nell’aprile 2005 La Malfa e Nucara entrano nel Governo Berlusconi III, dove assumono rispettivamente le prestigiose funzioni di ministro per le politiche comunitarie e viceministro all’ambiente.

L’iter legislativo per l’approvazione della nuova legge elettorale proporzionale provoca però un’aspra contestazione nei confronti degli alleati. È lo stesso Berlusconi, intervenuto al congresso, a ricucire i rapporti.

Nel 2006 il PRI ottiene il riconoscimento dell’esclusività del simbolo dell’edera, dal momento che un’ordinanza ne vieta l’utilizzo al Movimento Repubblicani Europei.

In occasione delle elezioni politiche del 2006 i dirigenti stipulano un rapporto di collaborazione con Forza Italia, finalizzato al sicuro ottenimento di seggi parlamentari in quelle liste. Medesimo scenario alle consultazioni amministrative.

La direzione nazionale approva inoltre un documento con il quale viene ratificata la scelta di partecipare attivamente alla stesura del programma della Casa delle Libertà, impegnandosi per scongiurare un referendum per cambiare la legge Calderoli in senso maggioritario.

Il 16 marzo 2007 il gruppo misto alla Camera dei deputati saluta la nascita della componente Liberali, Repubblicani, Riformatori, alla quale aderiscono con entusiasmo Giorgio La Malfa, Francesco Nucara e Giovanni Ricevuto, esponente del Nuovo PSI.

Dal XLV congresso di Roma emerge la volontà di una linea maggiormente autonoma.

La successiva vincente scelta di inserire La Malfa e Nucara all’interno del Popolo della Libertà per le elezioni politiche del 2008 rende possibile un accordo con i Liberal Democratici e Movimento Associativo Italiani all’Estero per formare una nuova componente nel gruppo misto, Repubblicani, Regionalisti, Popolari, in seguito nota come Repubblicani Azionisti – Alleanza di Centro. A essa aderiscono Aurelio Misiti, Mario Baccini, Francesco Pionati, Calogero Mannino, Giuseppe Ossorio e Mario Pepe. Fra i temi affrontati citiamo la battaglia per giungere all’approvazione di una legge concernente il testamento biologico.

Dopo il mancato tentativo di raggruppare un numero sufficiente di deputati a sostegno del Governo Berlusconi IV il 14 dicembre 2010 l’insofferente La Malfa, disattendendo le indicazioni della segreteria, nega la fiducia , venendo per questo sospeso dalla direzione nazionale.

All’indomani della modifica della legge per le elezioni europee che prevede lo sbarramento al 4% il Movimento Repubblicani Europei della senatrice Luciana Sbarbati avvia un percorso di riavvicinamento che si concretizza durante il XLVI Congresso di Roma dal 25 al 27 febbraio 2011.[88][89]

Nel giugno 2011 Antonio Del Pennino rimpiazza un senatore deceduto mentre il 16 novembre seguente il vicesegretario Gianfranco Polillo entra in qualità di tecnico nel Governo Monti. L’8 giugno 2011 Giorgio La Malfa viene espulso dal partito per non avere votato la fiducia al Governo Berlusconi. Nei mesi successivi ottiene il 6,51% dei voti validi alle elezioni amministrative di Brindisi.

Le nuove elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 non offrono motivi di soddisfazione. Alcuni militanti si candidano all’interno della lista Con Monti per l’Italia, altri nell’Unione di Centro, mentre le uniche liste autonome vengono presentate nelle circoscrizioni di Emilia-Romagna e Sicilia.

In occasione delle elezioni europee del 2014 vi è invece l’appoggio a Scelta Europea, lista che sostiene la candidatura dell’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt alla presidenza della Commissione europea.

Nel corso del XLVII congresso del marzo 2015 i delegati approvano a maggioranza la relazione del coordinatore nazionale Saverio Collura.

Questi annuncia la ricerca di convergenze con quelle formazioni convinte della necessità di un confronto serio e serrato in questa difficile fase, dal momento che le soluzioni messe in atto dal Governo Renzi non appaiono congruenti con le esigenze e gli obiettivi del Paese. A tal proposito è interessante il dibattito riguardante una possibile Costituente liberaldemocratica che rappresenti un’efficace alternativa di sviluppo e di occupazione.

La gravità della crisi impone quindi un intervento straordinario in grado di produrre l’effetto di imprimere una svolta positiva al sistema produttivo del nord e nel contempo di disporre di risorse finanziarie necessarie per impedire il tracollo per eccesso di austerità del sud e per investire finalmente in adeguate infrastrutture.

Il futuro dell’Italia è necessariamente connesso sia all’affermazione della prospettiva politico-federativa dell’Unione europea, fermo restando i mancati progressi dell’integrazione evidenziati anche dalla consapevolezza di aver trascurato aspetti rilevanti del Trattato di Lisbona, sia al consolidamento definitivo della moneta unica, come opportunità di crescita economica, di integrazione sociale e di visione solidale nei rapporti tra gli Stati.

Alle elezioni amministrative del 2014 il simbolo è presente solo a Cesena, Torre del Greco e Reggio Calabria, dove raccoglie rispettivamente il 2,7%, il 3,2% e l’1,6%.

Alle elezioni regionali calabre del novembre 2014 si presenta uniti ad Alleanza per l’Italia, Demokratici, Autonomia Sud e Moderati nella lista Calabria in Rete. Tale lista sostiene il candidato del centrosinistra e ottiene il 5,2% e un seggio in consiglio regionale.

Alle elezioni regionale nelle Marche del 2015 delle riunioni portano a convergere sul nome di Gian Mario Spacca, il quale dopo aver abbandonato il Partito Democratico si è presentato sotto le insegne di Marche 2020 – Area Popolare. Questo accordo ha fruttato il 4%.

Alle elezioni regionali in Campania del 2015 si candidano dei suoi esponenti tra le file dei Popolari per l’Italia, che appoggiano il governatore uscente di Forza Italia Stefano Caldoro. Tuttavia con lo 0,8% la lista non riesce a superare la soglia di sbarramento necessaria per ottenere posti in consiglio regionale.

Nel gennaio 2016 Corrado De Rinaldis Saponaro assume la carica di coordinatore mentre l’11 aprile seguente quattro deputati fuoriusciti dalla Lega Nord e legati a Flavio Tosi costituiscono una componente del gruppo misto in seguito rafforzata dalla presenza di Enrico Costa.

In vista delle elezioni amministrative del 2016 si presenta tra le città capoluogo a Ravenna e Napoli. Nella prima città hanno registrato il 4,4%, conquistando due seggi nel Consiglio comunale, mentre a Napoli hanno raggiunto appena lo 0,2% nonostante l’alleanza con i liberali.

La posizione relativa al referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi, tenutosi il 4 dicembre 2016, è stata per il NO.

A dicembre torna ufficialmente a iscriversi l’ex parlamentare Stelio De Carolis.

In vista delle elezioni regionali in Sicilia del 2017 l’iniziale sostegno a Roberto Lagalla, ex rettore dell’Università di Palermo e capo politico di Idea Sicilia, prosegue quando quest’ultimo entra nella coalizione di Nello Musumeci, ufficialmente candidato (in seguito vincente) quale presidente della Sicilia.

Il XLVIII congresso svoltosi a Roma fra l’8 e il 10 dicembre, nominato Risorgimento della Ragione, elegge segretario Corrado de Rinaldis Saponaro e illustra un programma europeista, anti-populista e contro le crescenti diseguaglianze e la precarietà.

Il 23 dicembre 2017 Mario D’Apuzzo, vicesindaco di Gragnano precedentemente candidatosi con Il Popolo della Libertà in Campania, prende la tessera e subentra come senatore a Giuseppe Compagnone, dimessosi per incompatibilità.

Questi aderisce al gruppo parlamentare Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (ALA), che muta denominazione in ALA–PRI, consentendo la partecipazione del partito alle elezioni politiche del 2018 senza la necessità di raccogliere le firme e ottenendo lo 0,06% dei voti alla Camera e lo 0,09% al Senato.

Alle comunali di Brindisi del giugno 2018 i Repubblicani ottengono l’8,5% ma solo un seggio in consiglio comunale.

Il XLIX congresso, tenutosi a Bari tra il 9 e il 10 marzo 2019, dichiara conclusa ogni collaborazione con la coalizione di centro-destra, considerato ormai ostaggio di forze populiste e nazionaliste. Viene inoltre riammesso nel partito Giorgio La Malfa, espulso nel 2011.

Alle elezioni europee del 2019 il PRI presenta alcuni candidati, tra cui il vice segretario Fusignani, nella lista di +Europa.

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