Sì del Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco, controllata dal partito di maggioranza Diritto e Giustizia (PiS) di destra ed euroscettico, alla legge sulla Corte suprema che di fatto cancella l’autonomia della magistratura: la controversa riforma, fortemente voluta dal governo di Varsavia e già posta sotto osservazione dall’Unione europea, che la considera come una nuova minaccia alla separazione dei poteri e all’indipendenza del potere giudiziario, è stata approvata.con 235 voti a favori su un totale di 460 deputati (192 contrari e 23 astenuti). La legge deve ora passare domani al vaglio del Senato dove il via libera appare scontato. Come ai tempi gloriosi di Lech Walesa e di Solidarnosc tornano le proteste di massa sulle rive della Vistola a difesa dello stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura. La Polonia, un tempo allievo modello dell’allargamento ad est dell’Unione europea, ha compiuto un altro passo verso la riforma della Giustizia in senso autoritario, una mossa azzardata che l’Ue ritiene possa minare l’ordine democratico del paese centro-orientale e che potrebbe rendere sempre più difficili le relazioni politiche, peraltro già tese, con la Commissione di Bruxelles. La Camera polacca ha approvato la legislazione per rinnovare la Corte Suprema costringendo i due quinti dei giudici della corte a dimettersi e varando una commissione parlamentare con poteri di nomina dei giudici.
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