Nel giugno del 2017 emersero dei contrasti interni al Partito Social Democratico (PSD) tra il presidente del partito Liviu Dragnea e l’allora premier Sorin Grindeanu. Mentre Grindeanu perse l’appoggio del PSD, i ministri, su indicazione del partito, presentarono le proprie dimissioni in massa, in modo da spingere il primo ministro a ritirarsi dal suo ruolo. Il governo Grindeanu cadde il 21 giugno 2017, su una mozione di sfiducia presentata dallo stesso PSD.
Mentre Dragnea non poté presentare direttamente la propria candidatura alla posizione di primo ministro per via di una condanna per frode elettorale, che stabiliva l’interdizione a tale carica, rifiutando l’idea delle elezioni anticipate, il 26 giugno 2017 il ministro dell’economia Mihai Tudose fu indicato dal comitato esecutivo del partito per rivestire l’incarico di nuovo primo ministro in sostituzione di Grindeanu. Sostenuto personalmente da Dragnea, l’appoggio alla candidatura di Tudose da parte del PSD fu unanime (in assemblea si registrarono solo voti favorevoli e 4 astensioni) e supportato anche da Călin Popescu Tăriceanu, leader dell’ALDE, gruppo alleato del PSD. Nella stessa giornata il presidente Klaus Iohannis accettò la proposta dei socialdemocratici e diede mandato al primo ministro designato di formare la squadra di governo.
Il 28 giugno Tudose e Dragnea presentarono alla stampa la lista dei nuovi ministri, con la conferma di 16 di 26 nomi che facevano già parte del gabinetto Grindeanu. Il ministero dell’economia, che era appartenuto a Tudose, andò a Mihai Fifor. Rispetto al governo precedente, fu introdotta la figura di un ulteriore vice primo ministro senza portafogli, che fu assegnata a Marcel Ciolacu, uomo di fiducia di Dragnea.
Il 29 giugno il nuovo governo ricevette l’investitura da parte del parlamento con 275 voti a favore e 102 contrari. Oltre ai partiti di governo PSD e ALDE, anche l’Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR), gruppo che rappresentava la minoranza ungherese, votò a favore del governo Tudose. Appena il 28 giugno, infatti, il senato aveva approvato due progetti legge voluti dall’UDMR riguardanti la differenziazione dei programmi di studio per gli esami di stato per le minoranze linguistiche. Nella sera del 29 giugno il governo prestò giuramento al presidente della repubblica Iohannis.
Tutti i partiti di opposizione riservarono critiche alla scelta del nuovo premier. Tramite il portavoce Dan Barna, l’Unione Salva Romania richiese il ritiro della nomina di Tudose, poiché questa non rispettava i criteri di integrità morale enunciati da Iohannis. Nello specifico, l’USR si riferiva allo scandalo sulle accuse di plagio della propria tesi dottorale che aveva colpito Tudose nel 2015. Il nuovo presidente del Partito Nazionale Liberale Ludovic Orban (leader del PNL dal 17 giugno 2017) affermò che si sarebbe opposto a qualunque proposta del PSD, invocando elezioni anticipate. Il Partito del Movimento Popolare dell’ex presidente della repubblica Traian Băsescu propose a Iohannis la nomina a primo ministro dell’europarlamentare Siegfried Mureșan. Questa, in ogni caso, non fu presa in considerazione.
Duri attacchi alla coalizione di governo furono lanciati anche dallo stesso Iohannis in sede di giuramento. Il presidente, deluso dal fallimento del governo Grindeanu, accusò il PSD di non essere stato in grado di governare e di aver danneggiato l’economia statale, augurandosi il rispetto dei parametri macroeconomici per il futuro.
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