Sarà stata una «normale dialettica», come l’ ha classificata Prodi. O una «diversità di opinione enfatizzata», per dirla con Fassino. Ma quello tra Bertinotti e il presidente del consiglio è sicuramente un duro botta e risposta sulle «lentezze» del Parlamento. Una telefonata chiarificatrice tra il premier e il presidente della Camera ha riportato la pace, ma lo scontro verbale è stato puntiglioso e il tema sollevato da Prodi c’ è, tanto che nel pomeriggio è intervenuto perfino il capo dello Stato per chiedere a maggioranza e opposizione di intensificare l’ attività parlamentare e ai presidenti delle due Camere di stabilire norme chiare sulla emendabilità dei decreti legge. Tutto è nato da una frase di Prodi che, festeggiando il primo anno di governo, aveva sottolineato con rammarico che solo dieci disegni di legge su 104 sono stati approvati in Parlamento per colpa di una interpretazione «eccessivamente estensiva dei regolamenti parlamentari». Bertinotti, presidente della Camera non ha gradito per niente e non ha risparmiato al capo del governo una frecciata velenosa: «Forse il presidente del Consiglio è fuorviato dalla scarsa dimestichezza con le aule parlamentari». Poi un paio di suggerimenti che equivalgono a due secchi rimproveri: «Sarebbe bene – dice Bertinotti – che il presidente del Consiglio riflettesse su due punti: che il dibattito parlamentare è il sale della democrazia e che non può essere strangolato da interpretazioni restrittive dei regolamenti parlamentari». Piuttosto, aggiunge Bertinotti rivolto a Prodi, «bisogna abbandonare la scorciatoia dei decreti legge e intraprendere l’ autostrada dei disegni di legge, sui quali il governo determini una sua programmazione e individui priorità che reggano il confronto parlamentare». Una telefonata da Palazzo Chigi a Montecitorio ha preceduto la replica di Prodi che attribuisce al sistema elettorale il «regalo» di una maggioranza solida alla Camera ed esilissima al Senato: situazione che costringe «non solo i rappresentanti del governo ma anche i parlamentari a vere e proprie acrobazie» per approvare le leggi. Cammino particolarmente lento al Senato, ma questo, fa notare il presidente Marini, «è normale in questa situazione, con una maggioranza risicata». Quanto all’ uso massiccio dei decreti legge, Prodi respinge l’ accusa: «Non è certo una prassi introdotta dal nostro governo». E a Bertinotti che gli ha dato del «novellino», Prodi replica piccato: «Credo di avere una lunga dimestichezza con le aule parlamentari, i suoi regolamenti e la prassi costituzionale. Ma il presidente Bertinotti non può negare che si siano venute a creare situazioni che spesso non vengono comprese dai cittadini». In ogni caso, sostiene Prodi, «non c’ è stato nessun botta e risposta, non ho fatto nessuna critica né al presidente della Camera né ai membri del Parlamento, ma alla dialettica tra governo ed opposizione che, secondo me, va al di là di quella che dovrebbe essere». Ma una critica, anzi una parziale autocritica viene proprio dall’ interno del governo. Con Rutelli che ammette: «Non ha funzionato l’ aver fatto troppi provvedimenti. Nel senso che tante cose sono state messe in campo e forse nell’ opinione pubblica questo non ha determinato chiarezza». Però, aggiunge il vicepremier, «l’ economia è tornata a crescere ed è stata aiutata dalle liberalizzazioni, dalle misure del governo e da una maggiore chiarezza per quanto riguarda la politica delle entrate».
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