La Camera approva (con 426 sì, 2 no e 14 astenuti) il decreto stadi.
L’ Unione club azzurri ha già deciso: via dalla curva Maratona di Empoli la bandiere rosse con l’ effigie del Che Guevara. Cosa faranno i livornesi, domenica col Catania, ancora non si sa. Preferiscono tenere segrete le loro decisioni. Si sa invece che dal 30 marzo cambia tutto negli stadi italiani: il Viminale ha messo al bando tamburi e megafoni, gli striscioni saranno consentiti solo con autorizzazione della polizia, e la bandiere potranno riportare «solo i colori sociali della propria squadra e quelle degli Stati rappresentati in campo». Niente da fare quindi col Che Guevara. Cristiano Lucarelli indossava spesso una t-shirt con la sua immagine sotto la maglia amaranto; la curva del Livorno – ai tempi delle Brigate Autonome Livornesi, ora sciolte – era piena zeppa di bandieroni con la falce e il martello e striscioni che inneggiavano non solo al Che ma anche a Stalin. Altri tempi. Chi porterà striscioni o cartelli che «incitino alla violenza o che contengano insulti o minacce», adesso rischia l’ arresto da tre mesi ad un anno. Vietati anche gli striscioni politici, ovviamente. Protestano i tifosi del Torino. Molta tensione anche in vista di Roma-Milan (anticipo di sabato). Qualche senatore voleva escluderli del tutto, gli striscioni, come all’ estero. La Camera, che ieri ha approvato il decreto Amato (427 favorevoli, 2 contrari, 14 astenuti), li ha consentiti invece ma con molte limitazioni: bisognerà fare domanda una settimana prima. Lo stesso per le coreografie. Addio anche a striscioni ironici e sfottò, oltre – per fortuna – a bandiere naziste e scritte vergognose. Il testo del dl Amato, con gli emendamenti, ieri è stato approvato dalla Camera: ora torna al Senato che ha tempi ristretti per convertirlo in legge ma dovrebbe farcela il 3 e 4 aprile. Incisivo il commento del ministro Giuliano Amato: «Il nostro scopo era impedire che il calcio diventasse la sinfonia per un massacro. E lo stava diventando». Soddisfatta anche Giovanna Melandri: «Un passo importante per riportare le famiglie negli stadi. La risposta migliore agli ultimi atti di violenza».
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