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Il governo Prodi ottiene la fiducia al Senato

Il governo Prodi ottiene la fiducia al Senato

Il governo Prodi ottiene la fiducia al Senato

L’esecutivo ottiene la fiducia dal Senato della Repubblica con 165 sì e 155 no.

«Concordia». «Scossa». In economia. E non solo. «Scossa etica». Romano Prodi avvia la sua era. Torna a parlare nel Parlamento italiano. Dopo sette anni, dopo una lunghissima guerra elettorale e grigissime trattative fra alleati. E – finalmente nel ruolo in cui si sente più a suo agio – indica le strade di governo. Stende la mano all’ opposizione e rivendica punto su punto il proprio programma. «Orgoglio senza pregiudizio». Dal ritiro dall’ Iraq, «subito» anche se «nei tempi tecnici necessari» e «in consultazione con tutte le parti interessate», al conflitto di interessi, all’ evasione fiscale, al risanamento e al rilancio economici, alle legge elettorale, fino – quadro in cui tutto si racchiude – ai comportamenti «etici». Insieme dice: «Non ci sono nemici, né in quest’ aula né fuori». Parla al centrodestra, non c’ è «intento di punire», e a un’ Italia che non l’ ha votato. Guarda al Nord che gli ha preferito Berlusconi. «A quest’ area abbiamo molto da chiedere e molto da dare». Contemporaneamente insiste: «Non c’ è un paese diviso, un paese da pacificare, c’ è un paese da mobilitare». Il cammino del Professore comincia al Senato, dove oggi si voterà la fiducia con l’ incognita dell’ Italia dei Valori che minaccia di far mancare i suoi cinque voti a causa della decisione di non istituire il ministero per gli Italiani nel mondo. Prodi indica un cambio di musica, assicura e chiede di finirla con il muro contro muro. «Mi sapete dire quale è la differenza con il ritiro stabilito dal precedente governo?» lancia verso chi lo contesta sull’ Iraq e quella che chiama «la partecipazione dell’ Italia alla guerra». «Noi realizzeremo il nostro programma» esordisce, dopo aver ringraziato Ciampi e Napolitano, «entrambi valorosi ministri del mio primo governo». Rivendica la «vittoria» e subito fa seguire la promessa di «coinvolgere anche chi non ci ha dato il suo consenso». Finisce, 61 pagine dopo, dichiarando: «Non c’ è in noi nessuna presunzione di autosufficienza intellettuale. Pur nella distinzione dei ruoli, c’ è spazio per il costruttivo apporto di tutti. Perché tutti qui dentro, ne sono sicuro, vogliamo che l’ Italia torni a vincere». «C’ è una crisi etica che investe la nostra società» attacca, spaziando dal calcio sporco al fisco evaso. «Abbiamo superato il livello di guardia. Il nostro paese ha bisogno di una scossa, come il sistema produttivo». «Non dobbiamo difendere il benessere residuo, ma far ripartire con urgenza l’ Italia». C’ è da «ridare serenità ai magistrati» e dimezzare i tempi delle cause. Fare una legge sul conflitto di interessi «senza intenti punitivi ma ben più rigorosa di quella esistente». Sostituire la Bossi-Fini sull’ immigrazione. «Forte discontinuità» è la parola d’ ordine. Ma, ripete, «con l’ apporto di tutti». Come sulla riforma elettorale. Sfida. Tutta da verificare. L’ opposizione fin dal primo istante non ci sta. Sono un’ ora e venti segnate da interruzioni, battute, fischi. Ma Prodi ha fatto quel che aveva annunciato al momento dell’ incarico, al Quirinale: la lanciato la sua strada, il «nuovo dinamismo» punta sullo «spirito di coesione». Guarda al Senato, sperando di parlare ben oltre i palazzi della politica. Questo è e sarà il leit motiv dell’ epoca dell’ ex Professore che ha vinto con una maggioranza risicata ma che conta «di governare per la durata della legislatura». «C’ è molto più entusiasmo per noi fuori dalle stanze del potere che dentro» aveva salutato di prima mattina i suoi nuovi sottosegretari. Premier-allenatore.

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