Eutanasia, aborto e superiorità della donna

Umberto Veronesi

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Veronesi era un sostenitore del consenso informato e del testamento biologico, nonché dell’eutanasia[49], argomento sul quale ha scritto il libro Il diritto di morire: La libertà del laico di fronte alla sofferenza (2005). È socio onorario dell’associazione Libera Uscita per la depenalizzazione dell’eutanasia. Tuttavia, ha anche affermato:

« Ma sono ancor più convinto che, per non arrivare all’eutanasia, passiva o attiva che sia, c’è un fondamentale obiettivo da raggiungere: prevenire il desiderio di morte facendo il possibile perché il malato, in particolare il malato terminale, non arrivi a un tale stato di sofferenza. Se è curato bene, difficilmente il paziente chiede di morire. Se è curato con affetto, con amore, senza dolore, non chiederà la buona morte.»

Similmente, ha scritto riguardo all’interruzione volontaria della gravidanza:

« Eppure io sono contro l’aborto. Tutti lo siamo, credo: non c’è persona che non sia idealmente contraria all’interruzione di gravidanza, perché è un atto contro natura (nel senso che si oppone all’imperativo genetico della riproduzione […]) e perché produce conseguenze traumatiche dal punto di vista psicologico. Ma condannare l’aborto con una legge, renderlo illegale, non impedisce che gli aborti avvengano. […] L’aborto volontario è un evento grave, ma l’aborto clandestino è una tragedia: per questo offrire a una donna l’opportunità di abortire in modo legale e controllato corrisponde alla scelta del «male minore». E allora, all’interno di questo male minore, la modalità della pillola RU486 – che ho sostenuto sin dai primi accenni alla possibilità di una sua introduzione in Italia – è la scelta migliore, perché è quella meno dolorosa per la donna. »

Veronesi sostiene inoltre che, dalla fine degli anni ottanta alla prima metà degli anni duemila, il numero degli aborti sarebbe drasticamente diminuito, in Italia, grazie alla legge 194. Anche a tale riguardo, egli ha parlato della scelta del «male minore»:

« La lotta a un grande male (l’aborto) se viene combattuto con una misura non idonea (il proibizionismo) conduce a un male ancora maggiore (cioè alla clandestinità delle pratiche abortive con le gravi conseguenze relative), mentre l’analisi delle cause che sono all’origine del male e la loro rimozione conduce alla misura corretta: a impedire che accada. La soluzione del male sta nella sua prevenzione. »

Veronesi, in più occasioni, ha sostenuto la superiorità morale e intellettuale della donna sull’uomo. Egli ha scritto che «quella della donna è una grandezza istintiva e completa, una grandezza genetica perché basata su una combinazione di DNA e caratteristiche mentali che porta a una migliore capacità di adattamento». A suo giudizio le donne sarebbero più resistenti al dolore e alla fatica, più fedeli all’azienda o all’istituzione che rappresentano, meno aggressive, più decise, più votate all’armonia, alla pace e al progresso civile.