Economia

Governo Meloni: primo mese

Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi

Giorgia Meloni (6 1/2), presidente del Consiglio dei ministri

La Camera dei deputati ha approvato la mozione di fiducia al governo di Giorgia Meloni presentata dalla maggioranza: i voti favorevoli sono stati 235, i contrari 154 e gli astenuti 5. I deputati presenti erano in totale 389 su 400. Domani la presidente del Consiglio si presenterà al Senato alle ore 13.00. VOTO PER GRUPPO Sì: 118/118 FdI 65/66 Lega 42/44 FI 9/9 NoiM-MAIE (Misto) 1/3 Non iscritti (Misto) No: 67/69 PD 51/52 M5S 21/21 TP 3/3 +Europa (Misto) 12/12 AVS (Misto) Astenuti: 3/3 Minoranze ling. (Misto) 2/3 Non iscritti (Misto) Assenti: 1/66 Lega 2/44 FI 2/69 PD 1/52 M5S

Al Senato la prima donna premier è venuta a difendere la sua «visione dell’Italia», ma anche a fornire quelle «risposte concrete» che le opposizioni polemicamente le hanno chiesto. È il giorno della fiducia, incassata con 115 sì, 79 no e 5 astenuti, tra cui l’ex premier Mario Monti. Ed è anche il giorno del ritorno di Berlusconi a nove anni dall’umiliazione della decadenza. Il fondatore di Forza Italia indossa i panni del padre nobile del centrodestra e non ha con sé foglietti con su scritto «Meloni arrogante e presuntuosa», eppure lo spettacolo è assicurato. Licia Ronzulli, sotto lo sguardo di un incredulo Tajani, ricuce con «Giorgia» dopo l’esclusione dal governo: «Ci hanno rappresentate divise, diverse, ma noi sappiamo quante cose ci accomunano da figlie, madri, donne». Tra la buvette e il salone Garibaldi si incrociano vecchie comparse di successo come Razzi e Scilipoti. Salvini si eclissa per qualche ora.

Il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato a casa anche viceministri e sottosegretari, andando a completare tutte le caselle della compagine governativa. Dopo una lunga battaglia interna alla coalizione di destra, la maggioranza dei posti per viceministri e sottosegretaria sono andati proprio a Fratelli d’Italia (Fdi), pur avendo lasciato alcuni ruoli chiave a Forza Italia, come “risarcimento” per alcuni ministeri scivolati nelle mani degli altri alleati. Su 38 posti assegnati, pochi, tredici nello specifico, sono occupati da donne, confermando l’attuale governo come uno dei più maschili degli ultimi anni.

“Non siamo marziani, siamo solo persone che vogliono esprimere le loro idee”. Giorgia Meloni vuole mettere ordine, ed eliminare pregiudizi e timori Si reca nella capita dell’Ue per accreditarsi come interlocutore serio e credibile. “Volevo dare il segnale di un’Italia che vuole partecipare e lavorare alle grandi sfide” che l’Ue sta affrontando. E’ una “posizione chiara che l’Italia ha assunto e che intendiamo portare avanti“, scandisce il presidente del Consiglio, nel spiegare la decisione di fare di Bruxelles la sua prima uscita da premier nella sua nuova veste. Mettere l’Europa al centro dell’agenda italiana, e concentrare l’azione italiana sulle politiche dell’Unione europea.

Giorgia Meloni è da domenica sera in Egitto, dove sta partecipando ai lavori della COP27, l’annuale conferenza sul clima organizzata dall’ONU che quest’anno si tiene a Sharm el Sheikh. Le attenzioni sulla visita di Meloni non dipendono solo dal fatto che gli incontri internazionali in Egitto sono i primi di un certo livello della presidente del Consiglio da quando ha assunto l’incarico. C’era molta attesa anche per l’incontro con Abdel Fattah al Sisi, presidente egiziano i cui i rapporti degli ultimi governi italiani si erano deteriorati in seguito all’omicidio di Giulio Regeni: l’Egitto non aveva infatti mai collaborato alle indagini sulla morte del ricercatore italiano, avvenuta al Cairo nel gennaio 2016 probabilmente con la complicità di qualche apparato delle forze di sicurezza egiziane.

Sono stati eletti i presidenti delle 10 commissioni permanenti del Senato, mentre mercoledì erano stati eletti quelli delle 14 commissioni della Camera: sono 22 uomini e due sole donne. Le commissioni sono organi collegiali, sono formate cioè da più parlamentari che prendono insieme decisioni, e ognuna di esse è specializzata in un ristretto insieme di argomenti. Il loro ruolo è essenziale per i lavori parlamentari: è lì che si analizzano i disegni di legge, si discutono eventuali modifiche e spesso si trovano compromessi tra le forze politiche, prima che le proposte vengano approvate dalle camere.

Giancarlo Giorgetti (6 1/2), ministro dell’Economia e Finanze

Il Consiglio dei ministri ha approvato nella serata di giovedì 10 novembre il decreto Aiuti quater che contiene i nuovi sostegni contro il caro-energia e non solo. Si tratta del quarto intervento del genere di quest’anno del governo italiano, il primo del nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni dopo i tre del governo Draghi. Nel nuovo decreto Aiuti varato dal governo Meloni sono state stanziate risorse per 9,1 miliardi di euro, provenienti dall’extragettito fiscale, per aiutare famiglie e imprese a fare i conti con inflazione e aumento dei costi delle bollette. Tra le principali misure approvate ci sono la proroga del taglio alle accise, la rateizzazione delle bollette, l’aumento del tetto al contante, lo sblocco delle trivelle e la rimodulazione del Superbonus al 90% a partire dal 2023.

Nello Mesumeci (6), ministro della Protezione Civile e Politiche del Mare *

“Non accetto compromessi: non svendo la mia terra e il mio popolo per un posto al parlamento nazionale. Sono fatto di un’altra pasta”. Così parlava Nello Musumeci solo lo scorso giugno, annunciando il passo di lato sulla sua candidatura bis al governo della Sicilia. Ed era stato chiarissimo. Adesso, dopo essere stato eletto in parlamento da senatore, è ministro alle politiche del Mare e del Sud nel neo governo di Giorgia Meloni. D’altronde, non è neanche rimasto “fino all’ultimo giorno” come aveva promesso, anzi: dopo il passo di lato fatto a giugno, ad agosto si è dimesso, così da permettere l’accorpamento delle elezioni regionali alle politiche del 25 settembre (in Sicilia si sarebbe votato, altrimenti, a novembre). Era capitolato infine, nonostante la strenua resistenza che aveva mostrato contro il fuoco amico di Gianfranco Micciché che da mesi lo aveva preso di mira per evitare la sua rielezione. Con la nomina di ministro, però, le rinunce dell’ex governatore appaiono adesso sotto una nuova luce.

Roberto Calderoli (6), ministro degli Affari regionali e Autonomie *

Il Ministro degli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli è ricoverato per alcuni controlli all’Istituto Oncologico Veneto di Padova. Lo ha reso noto lui stesso sottolineando che “dopo tanti, anche troppi, rinvii, prima per il deposito del simbolo, poi per quello delle liste, poi per la campagna elettorale, poi per l’insediamento delle Camere, poi per la formazione e giuramento del Governo, alla fine sono riuscito a fare il mio ricovero ospedaliero di un paio di giorni”. “Oggi pomeriggio – prosegue la nota di Calderoli – ho ricevuto la graditissima visita in ospedale del governatore del Veneto, Luca Zaia, cui mi lega una storica amicizia, e come sempre non abbiamo perso l’occasione per lavorare un paio un paio d’ore, per studiare e progettare quello che è nel cuore di entrambi ovvero l’autonomia: io e Luca sull’argomento abbiamo le idee chiarissime e la pensiamo allo stesso modo sulla strada da seguire e sull’obiettivo da raggiungere e siamo entusiasti di questo nostro progetto.

Raffaele Fitto (6), ministro degli Affari europei, politiche di coesione e PNRR *

Non è la prima volta, ma un po’ è come se lo fosse. I nuovi inizi, soprattutto dopo discese a picco e faticose risalite, sono sempre una tela bianca e un salto nel vuoto. E non importa se sul curriculum pluridecennale c’è già tutto, governatore e ministro, eurodeputato e parlamentare: l’emozione divora e toglie il fiato comunque. Anche se è un lampo, perché da domani bisognerà rimboccarsi le maniche e i primi dossier sono già sulla scrivania. Raffaele Fitto stempera il tutto sorridendo, come poche volte gli è capitato in pubblico, impettito e ingessato com’è di solito: sorride ai fotografi mentre varca la soglia del Quirinale con la moglie Adriana, sorride a colloquio con gli altri ministri, e s’apre in un sorriso d’intesa ormai solida, radicata, sincera incrociando lo sguardo di Giorgia Meloni, al momento del giuramento. La premier lo abbranca con entrambi le mani, quasi spezzando il protocollo, e i gesti minimi raccontano spesso più di qualsiasi altra cosa. L’uomo della cassaforte Ue (tra Pnrr e Coesione) e delle relazioni strategiche con Bruxelles sarà una delle motrici del nuovo governo, soprattutto sul delicato terreno europeo. Meloni ha affidato al deputato FdI, e già co-presidente in Europarlamento dei Conservatori e Riformisti, deleghe di spessore e soprattutto un patrimonio di fiducia non direttamente misurabile e tangibile, ma di peso.

Anna Maria Bernini (6), ministro dell’Università e della Ricerca *

La senatrice e professoressa dell’Università di Bologna Anna Maria Bernini è la nuova ministra dell’Università e della Ricerca del Governo Italiano. A lei vanno le congratulazioni dell’Alma Mater. “Alla nostra collega e neo Ministra”, dichiara il Magnifico Rettore, Giovanni Molari, “rivolgo le mie felicitazioni e i migliori auguri per il suo nuovo e rilevante incarico. Ancora molto lavoro ci attende per riportare l’università e la ricerca al centro del sistema paese. Un ringraziamento alla Prof.ssa Maria Cristina Messa per l’impegno profuso durante il suo mandato”. Anna Maria Bernini si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna nel 1991. Dopo una serie di percorsi di specializzazione e diverse collaborazioni didattiche e scientifiche, nel 1995 ha assunto l’incarico di Ricercatrice di Istituzioni di Diritto Pubblico alla Facoltà di Economia, nel Campus di Forlì. Nel 1997 è stata poi nominata docente di Istituzioni di Diritto Pubblico e di Diritto dell’Arbitrato Interno e Internazionale presso la Facoltà di Economia, sede di Bologna. Dal 2002 è Professoressa Associata di Diritto Pubblico Comparato al Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater.

Carlo Nordio (6), ministro della Giustizia

Su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il governo è intervenuto per modificare l’ordinamento penitenziario in merito all’ergastolo ostativo, una pena senza fine che “osta” a qualsiasi sua modificazione e che non può essere né abbreviata né convertita in pene alternative, a meno che la persona detenuta decida di collaborare con la giustizia. L’ergastolo ostativo stabilisce che le persone condannate per alcuni reati di particolare gravità, come mafia o terrorismo, non possano essere ammesse ai cosiddetti “benefici penitenziari” né alle misure alternative alla detenzione. Per queste persone è escluso l’accesso alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi-premio e alla semilibertà.

L’8 novembre la Corte costituzionale si riunirà e farà le sue valutazioni sul decreto legge approvato dal governo Meloni che ha di fatto confermato il cosiddetto ergastolo ostativo, cioè il tipo di regime di detenzione previsto dall’articolo 4 bis della legge sull’ordinamento penitenziario. L’ergastolo ostativo esclude da benefici come la liberazione condizionale, il lavoro all’esterno, i permessi premio e la semilibertà i detenuti condannati all’ergastolo per una serie di reati che non collaborino con la giustizia: che non diventino, quindi, “pentiti”.

Orazio Schillaci (6), ministro della Salute.

“Gli operatori della sanità erano gli unici per i quali era prevista l’obbligatorietà vaccinale, abbiamo deciso di anticipare la fine dell’obbligo a domani perché ci consente di prendere 4mila persone ferme e metterle al lavoro, in un momento di grave carenza di organico”. Lo dice il premier Giorgia Meloni in conferenza stampa post-Cdm a Palazzo Chigi. “Confermiamo invece l’utilizzo delle mascherine all’interno degli ospedali”. “È anticipata al 1° novembre la scadenza dell’obbligo di vaccinazione Covid. Questo perché il quadro epidemiologico è mutato, in particolare dai dati si vede che l’impatto sugli ospedali è limitato e c’è diminuzione dei contagi e stabilizzazione occupazione negli ospedali. A ciò si aggiunge la carenza del personale medico: quindi aver rimesso a lavorare questi medici non vaccinati serve a contrastare la carenza e garantire il diritto alla salute”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri. 

Antonio Tajani (6), ministro degli Esteri e Cooperazione Internazionale

“L’amicizia tra Italia e Olanda è particolarmente importante: i due Paesi sono legati da un rapporto di grande amicizia e franchezza reciproca”. Al suo arrivo al Palazzo Reale ad Amsterdam, Sergio Mattarella ha voluto ricordare il legame storico tra i due Paesi “fondatori dell’Unione europea e alleati nella Nato”, che hanno “camminato fianco a fianco per sette decenni”. Il presidente della Repubblica è atterrato ieri in Olanda, accompagnato dal ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, per una tre giorni in cui da Amsterdam, si sposterà oggi (10 novembre) a l’Aja e domani a Maastricht. Dopo l’accoglienza in Piazza Dam, Mattarella è stato ospite di Re Willem- Alexander e della Regina Maxima per un banchetto di Stato al Palazzo Reale. Concluse le cerimonie formali, ci sarà spazio anche per la politica: nell’incontro con il primo ministro olandese Mark Rutte, previsto per oggi pomeriggio, il Quirinale avrà l’occasione di mettere sul tavolo i dossier caldi su cui i governi dei due Paesi divergono maggiormente, come la riforma del patto di stabilità, le risposte alla crisi energetica, la redistribuzione dei migranti.

Il Referendum costituzionale in Italia del 2020 è stato il passo decisivo verso la legge che ha ridotto il numero dei parlamentari: lo scopo era “tagliare i costi della politica”, ma l’ultimo bilancio della Camera dei Deputati dice che in realtà la spesa è rimasta la stessa. Dunque, nonostante il numero di deputati sia sceso da 630 a 400, la dotazione finanziaria della Camera non è cambiata. In più, i principali artefici della riforma del taglio dei parlamentari ne hanno beneficiato. Com’è possibile? Le risposte si trovano nel bilancio triennale approvato dall’Ufficio di presidenza a luglio 2022.  Per la prima volta nella storia della Repubblica la Camera e il Senato hanno un numero inferiore di deputati e senatori, passati rispettivamente da 630 a 400 e da 315 a 200. Secondo l’articolo 138 della Costituzione per avviare una riforma costituzionale è necessario che il testo venga approvato in doppia lettura da entrambe le Camere a maggioranza qualificata dei due terzi.

Marina Elvira Calderone (6), ministro del Lavoro e Politiche Sociali

Nel disegno di legge di bilancio approvato dal governo di Giorgia Meloni sono previste delle modifiche al reddito di cittadinanza, ampiamente promesse durante la campagna elettorale da tutti i partiti che compongono la maggioranza. Non c’è ancora il testo ufficiale: quello che si sa è scritto nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra, e che è stato spiegato più nel dettaglio in conferenza stampa da Meloni e dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone. In sintesi, il reddito di cittadinanza continuerà a essere previsto per le categorie in oggettiva condizione di povertà e che non possono lavorare, mentre chi è giudicato “occupabile”, ossia in grado di poter avere un lavoro, continuerà a riceverlo solo per un periodo limitato di tempo nel 2023. Dal 2024 dovrebbe essere tolto solo a quest’ultima categoria di persone, ma comunque, diversamente da quanto detto da alcuni media, non sarà abolito del tutto.

Matteo Piantedosi (6), ministro degli Interni

Le richieste di distribuzione avanzate da Palazzo Chigi per gli arrivi sulle coste siciliane vengono considerate maldestre e non proporzionate. I dati Onu, del resto, confermano che l’Italia non rappresenta un’emergenza: 191 mila rifugiati, 53 mila richiedenti asilo. La Germania, ospita 1,5 milioni di rifugiati e riceve 232 mila richieste d’asilo. La posizione teatralizzata di voler farsi muro invalicabile contro i migranti adottata dal governo Meloni, riproposizione dei porti chiusi di Salvini, sta già provocando una reazione simile a quella del 2018 quando al ministero degli Interni comandava il capo della Lega. Alcuni dei 12 paesi (nella lista figuravano anche Germania e Francia) che a giugno scorso avevano firmato un accordo per la distribuzione volontaria dei migranti stanno iniziando a valutare la possibilità di ritirare la loro disponibilità. Potrebbe saltare il risultato del lungo lavoro di Draghi e Lamorgese.

Appena attraccata al porto di Tolone, in Costa Azzurra, il governo tedesco dà il suo assenso ad accogliere 80 dei 230 migranti a bordo della Ocean Viking, la nave gestita dalla ong Sos Meditérannée che ha provocato la crisi tra Parigi e Roma. La Germania mostra una solidarietà fulminea nei confronti della Francia. La stessa cosa fanno altri dieci Stati europei, tra cui Romania, Bulgaria, Lituania, Malta, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda. L’opposto di quanto fatto fino ad oggi con l’Italia. Fino ad oggi ne sono stati ricollocati solo 117, di cui 38 in Francia, 78 in Germania e 5 in Lussemburgo. Numeri irrisori se consideriamo che da luglio sono sbarcati in Italia circa 62mila profughi (90mila da inizio anno). Nonostante la situazione sia questa, il governo francese tira dritto. La segretaria di Stato agli Affari europei, Laurence Boone (la stessa che nelle settimane scorse prometteva di «vigilare» sul rispetto dei diritti in Italia) intervistata da france.info, dice che «la fiducia con l’Itallia si è rotta», e conferma il pugno duro alla frontiera, dove oltre ai 500 agenti in arrivo verranno introdotti «controlli molto più stretti e seri», in particolare «il controllo dei passaporti».

Questa settimana è cominciata una crisi diplomatica tra Italia e Francia intorno allo sbarco della nave Ocean Viking, della ong SOS Mediterranée. La nave era inizialmente diretta verso l’Italia, ma il governo si era rifiutato di dare l’autorizzazione allo sbarco delle 234 persone migranti a bordo. Nel pomeriggio di martedì era sembrato che tra il governo francese e quello italiano ci fosse stato un accordo per far attraccare la Ocean Viking nel porto di Tolone, in Francia, tant’è che alcuni membri del governo – Matteo Salvini per primo – avevano dato l’annuncio esultando per quella che consideravano una vittoria politica.

Guido Crosetto (6), ministro della Difesa

Ancora prima che giurasse da ministro della Difesa nel nuovo governo Meloni, il cofondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto era stato al centro di molte attenzioni da parte dei giornali per alcuni potenziali conflitti d’interessi tra le sue attività da consulente proprio nel settore della difesa e il ruolo istituzionale che dovrà ricoprire. Crosetto ha respinto le accuse e ha detto che metterà in liquidazione le sue società, ma secondo alcuni osservatori l’iniziativa potrebbe non essere sufficiente per allontanare i sospetti, o per lo meno i dubbi, su alcune scelte che potranno essere effettuate al ministero.

Gilberto Pichetto Fratin (6), ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica

Mentre a Sharm el-Sheikh sono in corso i negoziati per alzare le ambizioni globali sul clima, a Bruxelles Parlamento e Consiglio hanno trovato un’intesa sul secondo dossier del pacchetto ‘Fit for 55’, presentato a luglio 2021 per abbattere le emissioni del 55 per cento entro il 2030. I negoziatori dei due co-legislatori hanno raggiunto un accordo nella notte su una regolamentazione più rigorosa delle emissioni di gas a effetto serra negli Stati membri, attraverso la modifica del regolamento sulla condivisione dello sforzo (Effort Sharing Regulation – ESR), adottato nel 2018 per fissare obiettivi nazionali per la riduzione delle emissioni dei trasporti su strada, del riscaldamento degli edifici, dell’agricoltura, dei piccoli impianti industriali e della gestione dei rifiuti, ovvero tutti settori che non sono inclusi nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (l’Ets) e che generano attualmente circa il 60 per cento delle emissioni di gas serra dell’UE. I negoziatori si sono accordati per portare l’obiettivo obbligatorio di riduzione dei gas a effetto serra al 2030 dell’Ue dal 30 per cento al 40 per cento rispetto ai livelli del 2005, come ha proposto la Commissione europea nel ‘Fit for 55’. Per l’Italia, l’intesa significherebbe aumentare il contributo alla riduzione di emissioni del 43,7 per cento.

Ambiente, clima, sostenibilità, salute, e Green Deal. Le nuove iniziative della Commissione per una mobilità pulita su strada intendono rispondere a più sfide contemporaneamente. Si rimette mano al sistema di eco-compatibilità delle quattro-ruote di ogni categoria, istituendo una nuova classe, l’Euro 7, per meglio coniugare gli sforzi di una transizione sostenibile con tutte le iniziative intraprese sin qui per migliorare vita dei cittadini e lotta all’inquinamento. Obiettivo: abbattere le emissioni di ossido di azoto (NOx) e particolato (Pm2,5) su tutte le strade e autostrade dell’Unione europea.

Francesco Lollobrigida (6), ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste

Annunciando la formazione del nuovo governo, la presidente del Consiglio incaricata Giorgia Meloni ha comunicato il cambio di denominazione di alcuni ministeri. Tra questi ha attirato particolare attenzione il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, quello che finora si chiamava ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, assegnato a Francesco Lollobrigida: il concetto di «sovranità» è stato infatti associato da molti a quello di sovranismo politico, caratteristico dell’ideologia fortemente conservatrice di Giorgia Meloni e della sua coalizione di destra.  In realtà il concetto di sovranità alimentare non è né un’invenzione di Meloni né un concetto – almeno sul piano teorico – assimilabile al sovranismo politico. La nuova denominazione del ministero dell’Agricoltura ricalca quella scelta dal governo francese, proprio quest’anno, per lo stesso ministero, che ora si chiama “ministère de l’Agriculture et de la Souveraineté alimentaire”. In secondo luogo, il concetto di sovranità alimentare esiste da almeno 25 anni e si può dire che indichi, semplificando molto, un modello di gestione delle risorse alimentari basato sulla sostenibilità e su principi di giustizia sociale e autodeterminazione anziché su una mercificazione del cibo basata unicamente sulla massimizzazione del profitto.

Alessandra Locatelli (4), Ministero della Disabilità *

Qualche settimana fa in consiglio comunale a Como è stato presentato un ordine del giorno che la testata locale QuiComo ha definito “imbarazzante”. Si chiedeva un impegno per il sindaco e la giunta “a non realizzare nuove strutture per l’accoglienza di minori”, oltre che di “adulti richiedenti asilo”. Il testo ha ottenuto 27 voti contrari su 28, questo significa che la proposta era troppo perfino per la maggioranza che sta sotto al neo-sindaco (da giugno 2022) Alessandro Rapinese, un civico che nel tempo ha proposto di istituire un coprifuoco per i migranti, di installare grate anti-senza dimora e che è arrivato a comprare un dominio internet per silenziare il dissenso nei suoi confronti. L’unico voto favorevole all’ordine del giorno di Como contro l’accoglienza dei minori non accompagnati è stato quello della consigliera della Lega Alessandra Locatelli, che era anche colei che l’aveva presentato. Una presa di posizione che l’ex magistrato Vittorio Nessi ha definito contro la legge, “perché l’accoglienza dei minori è obbligatoria”. L’iniziativa della consigliera leghista non ha comunque stupito chi Como e la sua politica la conosce bene, dal momento che in passato ci sono stati molti altri atti concreti (o tentati) di questo tenore che portavano la sua firma. All’oscuro di questo, o forse proprio per questo, il 22 ottobre la neo-premier italiana Giorgia Meloni ha inserito Alessandra Locatelli nella squadra del nuovo governo come ministra della Disabilità.

Matteo Salvini (2 1/2), ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Se Sparta piange, Atene certo non ride. Nel campo del centrodestra alle note fibrillazioni all’interno di Forza Italia, col partito di Silvio Berlusconi spaccato in due tra falchi ‘ronzulliani’ e colombe ‘tajaniane’, si aggiungono quelle della Lega. Dopo giorni di silenzi, sono tornare a riecheggiare le grane all’interno del Carroccio. A metterci il carico da novanta è stato il segretario Matteo Salvini, che ha utilizzato la mano pesantissima contro il suo predecessore e fondatore del Carroccio Umberto Bossi. Con una lettera scritta dall’amministratore e tesoriere del partito Giulio Centemero, fedelissimo del neo ministro delle Infrastrutture, la ‘Lega per Salvini premier’ ha diffidato il comitato nordista promosso da Umberto Bossi dall’uso dei simboli del partito.

Rispetto all’attuale classe più ecologica di veicoli (Euro 6), vale a dire tutte le immatricolazioni dal 2015 in poi, l’obiettivo della nuova classe Euro 7 è ridurre, entro il 2035, del 35 per cento le emissioni di Nox per auto e veicoli commerciali leggeri (automobili e furgoni), e fino al 56 per cento per autobus e veicoli commerciali pesanti (camion e autoarticolati). Sempre entro il 2035 si fissa una riduzione del 13 per cento delle emissioni di polveri sottili rilasciate dal tubo di scappamento di auto e furgoni, e del 39 per cento per bus e camion. Questo per ciò che riguarda i sistemi di scarico e i tubi di scappamento. Mentre per quanto riguarda il sistema di frenata, la Commissione prevede una riduzione fino al 27 per cento di polveri sottili per automobili e veicoli commerciali leggeri.

Adolfo Urso (n.c.), ministro delle Imprese e Made in Italy *

l termine “sovranità”, riferito a ministeri chiave in Italia come quello dell’Agricoltura o dello Sviluppo economico, echeggia come una specie di “autarchia” del nuovo millennio. Ed è proprio questo termine che Adolfo Urso, in quota Fratelli d’Italia, nuovo ministro delle Imprese e del made in Italy, ha usato per spiegare la sua strategia alla guida dell’ex dicastero dello Sviluppo economico. Con made in Italy, il nuovo governo Meloni non sembra riferirsi solo ai prodotti tipici e di eccellenza dello Stivale, ma proprio a far fare in Italia, tutto ciò che a oggi si importa prevalentemente dall’estero. “La transizione ecologica dai combustibili fossili alle rinnovabili non può e non deve significare che l’Europa passa da una dipendenza dal gas russo a una nuova dipendenza dalle tecnologie cinesi”, ha detto il ministro Urso in un’intervista al Corriere della Sera.

Eugenia Roccella (n.c.), ministro della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità *

Una delle nomine che più stanno facendo discutere in queste ore è quella della neo ministra italiana della famiglia, Eugenia Roccella. Il cammino che la porta a giurare davanti al presidente della repubblica Sergio Mattarella e a prendere la guida del ministero della Famiglia, natalità e pari opportunità, parte da lontano. La 68enne Eugenia Roccella ha cominciato a fare politica da giovanissima, quando lottava tra le femministe del partito radicale per i diritti delle donne. Aveva persino curato un libro di auto-aiuto sull’aborto. La sua vocazione politica, infatti, si esprime già in giovane età, iscrivendosi a diciotto anni nel “Movimento di liberazione della donna” e diventandone presto leader. In quegli anni partecipa a numerose battaglie femministe, facendone spesso la portavoce: si pronuncia a favore dell’aborto, contro la violenza sulle donne, per la modifica del diritto alla famiglia, per le pari opportunità. Per concretizzare ulteriormente gli sforzi pubblici, la giovane Roccella pubblica nel 1975 il libro “Aborto: lo facciamo noi”. Sempre in quegli anni, nel 1979, si candida alla camera dei deputati per il Partito Radicale, ricevendo 292 preferenze che tuttavia non le garantiscono la nomina, non risultando quindi eletta. L’evento determina una momentanea battuta d’arresto nella sua vita politica.

Daniela Santanchè (n.c.), ministro del Turismo *

Arriva una donna al comando del ministero del Turismo, settore che in Italia vale oltre il 13% del pil e sta vivendo una forte ripresa dopo i primi 25 mesi durissimi a della pandemia: Daniela Garnero, meglio conosciuta come Santanchè (ha conservato il cognome del primo marito), è un’imprenditrice nata a Cuneo nel 1961 e laureata in scienze politiche all’Università di Torino. Sul suo profilo Twitter si definisce «Madre, Imprenditore, Senatore della Repubblica con Fratelli d’Italia».

Giuseppe Valditara (n.c.), ministro dell’Istruzione e Merito *

Nella newsletter della scorsa settimana parlavamo di “enigma” a proposito del nominando nuovo ministro dell’Istruzione. Si sono alternati fino all’ultimo diversi nomi, tanto da legittimare il sospetto che nessuno volesse farsi carico di un Ministero così “difficile”, fino a che la lancetta della roulette si è fermata su quello di Giuseppe Valditara, professore ordinario di Diritto romano nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, sostenuto dalla Lega. Non un nome nuovo per chi si occupa di scuola, perché Valditara, eletto senatore per Alleanza Nazionale per tre legislature (dal 2001 al 2013), è stato responsabile scuola di quel partito e Segretario della VII Commissione Scuola, Università, Ricerca del Senato dal 2006 al 2013. Nell’ottobre 2018, dopo essersi riavvicinato alla Lega (che era già stata il suo partito di riferimento in età giovanile, al tempo della sua collaborazione con Gianfranco Miglio, teorico del federalismo), è stato nominato dall’allora ministro Bussetti (Lega) Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca presso il MIUR. 

Paolo Zangrillo (n.c.), ministro della Pubblica Amministrazione *

Oltre all’esperienza nel mondo aziendale, Paolo Zangrillo è anche attivo in politica: nel marzo del 2018 è infatti stato eletto alla Camera dei Deputati nelle liste di Forza Italia. Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 è diventato senatore, sempre per il partito di Silvio Berlusconi. Ha ottenuto oltre il 50% dei voti nel suo collegio uninominale del Piemonte. Zangrillo, secondo quanto riporta l’Ansa, è a favore della Tav Torino-Lione e a una profonda riforma del Reddito di Cittadinanza. «Bisogna cambiare paradigma e approccio culturale verso i giovani – ha sottolineato – non possiamo passare loro il messaggio che si può vivere di assistenzialismo. Bisogna garantire opportunità per tutti, i giovani possono giocarsi energie e talenti, la vita si costruisce col sacrificio e la voglia di mettersi in gioco». Basta quindi con la logica «di dare i soldi ai giovani, bisogna dargli opportunità e fare provvedimenti che aiutino i giovani ad approcciarsi al mondo del lavoro».

Luca Ciriani (n.c.), ministro dei Rapporti con il Parlamento *

Una lunga militanza nella destra, gli incarichi a livello regionale e ora la nomina a ministro. Luca Ciriani è stato nominato titolare dei Rapporti con il Parlamento e farà parte della squadra della premier Giorgia Meloni. Fedelissimo della leader di Fratelli d’Italia, il 56enne è stato un militante missino da giovanissimo e ha sempre fatto parte dello schieramento di destra. Ora per lui l’eredità di Federico D’Incà.

Maria Elisabetta Alberti Casellati (n.c.), ministro delle Riforme Istituzionali e Semplificazione Normativa *

Una donna che ha scritto la storia nel governo di un’altra donna che ha scritto la storia. Parliamo di Maria Elisabetta Alberti Casellatiministro per le riforme istituzionali del governo di Giorgia Meloni. Se la leader di Fratelli d’Italia è la prima premier donna della storia della Repubblica italiana, l’esponente di Forza Italia è stata la prima donna a ricoprire l’incarico di presidente del Senato della Repubblica.

Gennaro Sangiuliano (n.c.), ministro della Cultura *

Napoletano, classe ’62, una formazione da giurista e una carriera tutta nel giornalismo, inviato di economia e politica internazionale e poi direttore, dal 2018 al timone del Tg2 Rai, Gennaro Sangiuliano, neo ministro della cultura nel governo Meloni, è da sempre dichiaratamente schierato e impegnato a destra. «La tradizione del giornalismo italiano è politica. Ed è certamente più onesta una faziosità limpida ed esibita di una subdola terzietà», spiegava qualche anno fa in un’intervista al Foglio, rivendicando al contempo l’equilibrio politico sempre mantenuto dal suo tg: «Basta vedere i dati dell’Osservatorio di Pavia. E questo perché sto attento al minutaggio, sono maniacalmente attento che ci siano tutte le voci». Nell’aprile del 2022 diventò un caso la sua partecipazione con un intervento sul conservatorismo alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Milano.

Andrea Abodi (n.c.), ministro dello Sport e Giovani *

Un ministro dello Sport. Soprattutto, un ministro che viene dallo sport, e capisce di sport. Nella squadra di Giorgia Meloni c’è anche Andrea Abodi, ex presidente della Serie B e ormai anche dell’Istituto per il credito sportivo, in passato candidato anche per la FederCalcio e la Serie A, destinato a risollevare i Giochi di Milano-Cortina 2026 e invece dirottato all’ultimo verso il governo, con la delega allo sport (e alle politiche giovanili). In campagna elettorale e poi negli ultimi giorni di trattative, Fratelli d’Italia aveva più volte fatto capire di voler puntare sullo sport, a partire da quel famoso incontro con Malagò e Bach che aveva rappresentato la prima uscita ufficiosa di Meloni da premier in pectore, forse non a caso. Che ci sarebbe stato di nuovo un vero ministro, e non un semplice sottosegretario (come nell’ultimo governo Draghi, con Valentina Vezzali) era previsto. Mancava solo il nome giusto. Dopo indiscrezioni poco convincenti (si era parlato della parlamentare Chiara Colosimo, e di altre donne di sport in quota FdI), alla fine la scelta è caduta sul profilo più forte.

Alfredo Mantovano (n.c.), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio *

Cerchi Alfredo e trovi Alessandro, scruti la diretta tivù dal Quirinale per scorgere Mantovano e spunta Monteduro. Nulla di nuovo, in fondo: è sempre stato così, fin da quel lontano 1996 in cui il primo decise di darsi alla politica. Candidandosi e diventando deputato nel collegio Trepuzzi-Squinzano – yonks ago, direbbero gli inglesi, che sono sempre icastici a dismisura – e il secondo di seguirlo come portavoce e consigliere politico. Dando vita a una simbiosi così perfetta da ingenerare spesso l’idea di essere al cospetto di una mente sola. Così anche ieri mattina, giornata del giuramento del neonato governo Meloni, ecco una bella inquadratura di Alessandro Monteduro tra le file quirinalizie riservate ai familiari dei nuovi ministri, a sostenere l’amico-sodale di sempre: Alfredo Mantovano, designato dalla prima donna premier d’Italia sottosegretario presso la Presidenza del Consiglio. Assenti i figli di Mantovano, nel consesso festoso di ieri mattina, presenza muta ma granitica quella di Monteduro, a sostegno dell’amico in un giorno di grande festa pure mutilata dal lutto recentissimo per la scomparsa dell’adorata moglie Silvia: dopo 49 anni insieme, una vita. Un dolore difficile da metabolizzare, con cui venire a patti. 

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