A Parigi si svolge un vertice tra la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Macron e il presidente del Consiglio Gentiloni riguardo l’emergenza migranti. Si cerca di stabilire un regolamento comune ai finanziamenti alle ONG e al loro comportamento e viene proposto di applicare alle loro imbarcazioni il divieto di entrare in acque libiche e lanciare segnali luminosi lungo le coste. A pochi giorni dal G20 di Amburgo, i leader di Italia, Francia e Germania hanno avuto un nuovo incontro a Trieste. Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron e Angela Merkel si sono ritrovati per un trilaterale a margine del vertice sui Balcani nella città del Friuli Venezia Giulia. All’incontro, che si è svolto sulla nave scuola Palinuro della Marina Militare, si è parlato soprattutto di migranti. A Roma coltivano un auspicio: che l’impronta al vertice l’abbia data Angela Merkel. “Tutti in Europa devono accettare che il vecchio sistema-Dublino non è sostenibile – ha detto alla vigilia la cancelliera in una intervista alla Welt am Sonntag – non può essere che Grecia e Italia debbano sopportare da sole tutto il carico, soltanto a causa del fatto che la loro posizione geografica è tale che i profughi arrivano da loro. Per questo i profughi vanno distribuiti in modo solidale”. In attesa di vedere cosa ne pensino l’Austria e i Paesi del Gruppo di Visegrad, a Parigi si è aperto il vertice sull’immigrazione voluto dal presidente francese Emmanuel Macron.
Una vittoria a metà per Angela Merkel e la sua Cdu, un trionfo per l’estrema destra dell’Afd, una sconfitta secca per i socialdemocratici di Martin Schulz. La Germania esce dal voto per il Bundestag con meno certezze, con un partito xenofobo per la prima volta in Parlamento e che si afferma come terza forza, e si dirige verso un governo retto da una maggioranza spuria (centristi più liberali più verdi) che rischia di non essere d’accordo su molti punti del programma di governo. Lo spoglio ha confermato le previsioni di exit poll e proiezioni: la Cdu di Angela Merkel si conferma primo partito con il 32,9% dei consensi e 246 seggi, ma perde più di 8 punti percentuali rispetto a 4 anni fa. Brutto risultato per la Spd, che supera di poco il 20% (era al 26%) e si ferma a 153 seggi. Per entrambi i partiti storici – attualmente alleati di governo – è il risultato peggiore dal 1950 a oggi. L’estrema destra dell’Afd prende il 12,6% (erano sotto il 5%). Successo anche per i liberali dell’Fdp, al 10,7%, ma in netto recupero rispetto a quattro anni fa, quando rimasero fuori dalla Camera. Tengono la Linke (sinistra) e i Gruenen (verdi), sulle stesse percentuali del 2013. La cancelliera tedesca Angela Merkel non si arrende e cerca ancora il dialogo con la Spd del rivale Martin Schulz, che anche oggi ha ribadito di non essere interessato alla coalizione di governo e di voler restare all’opposizione. “Prendo atto – ha detto in conferenza stampa – ma cercheremo ancora il colloquio la Spd”. Così parliamo “con Fdp e Verdi”. È “importante”, ha avvertito la cancelliera, che la Germania abbia “un governo stabile. Ho preso nota delle parole dell’Spd, ma i colloqui devono continuare, questo è anche il parere della presidenza”. Merkel si dice “molto ottimista” sulle prospettive di formare una coalizione: “Ci sono dei colloqui in corso, non faccio anticipazioni, ma avranno successo”.
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