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Soldi pubblici ai partiti senza il controllo dei bilanci

Soldi pubblici ai partiti senza il controllo dei bilanci

Soldi pubblici ai partiti senza il controllo dei bilanci

Approda nel pomeriggio in aula alla Camera la legge che permette ai partiti di ricevere i finanziamenti pubblici relativi agli anni 2013 e 2014 bloccati in seguito alla decisione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, che a luglio aveva stabilito di non poter erogare neanche un euro senza la relazione di conformità della Commissione di garanzia presieduta da Luciano Calamaro. Una vera e propria sanatoria, che inevitabilmente riaccende le polveri di chi da sempre fa della contrarietà al finanziamento pubblico della politica uno dei tratti distintivi della propria identità. In primis, il Movimento 5 Stelle.

In effetti, grazie alla legge in via di approvazione alla Camera, per il 2013 e il 2014 i partiti riceveranno i soldi del finanziamento pubblico anche se non è stato effettuato il controllo dei loro bilanci. Questo, grazie a una modifica al testo della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, che apporta una deroga all’obbligo di certificazione dei bilanci relativi agli anni in oggetto. La Commissione di controllo dei rendiconti dei partiti avrebbe dovuto concludere le sue verifiche entro giugno, ma poco prima della scadenza il presidente Calamaro aveva comunicato ai presidenti di Camera e Senato di non essere stato in grado di svolgere la revisione per carenza di personale.

La Camera è corsa ai ripari iniziando l’esame di una legge, primo firmatario il citato Sergio Boccadutri, che assegna alla Commissione il personale qualificato necessario per compiere l’esame dei bilanci dei partiti. Una task force composta da cinque dipendenti della Corte dei Conti addetti alle attività di revisione contabile e di due dipendenti di altre amministrazioni con le stesse competenze. Ma il punto che interessava i partiti era quello del versamento del finanziamento relativo agli anni 2013 e 2014: al problema ha ovviato un emendamento in commissione della relatrice Teresa Piccione, il base al quale per quei due anni i partiti riceveranno comunque il finanziamento benché non sia stato effettuato il controllo delle spese.

In commissione il testo era passato in un clima tesissimo, con duri attacchi del M5S alla maggioranza, mentre Forza Italia ha votato a favore, anche perché il testo prevede la cassa integrazione retroattiva al febbraio 2014 per gli ex dipendenti del Pdl. Questa misura era già prevista dal decreto del Governo Letta del 28 dicembre 2013 che ha in parte tagliato i fondi pubblici ai partiti, ma la cassa integrazione era limitata ai partiti con determinati requisiti per beneficiare dei soldi statali e del 2 per mille. Tuttavia mentre Fi, nata nel novembre del 2013 ha tali requisiti,
il Pdl, che ormai ha cessato la propria attività, questi requisiti non li aveva. E così mentre i dipendenti in esubero di Fi hanno avuto la Cig, quelli del Pdl, non riassunti da Forza Italia, non hanno goduto di alcun ammortizzatore e sono senza stipendio da mesi.

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