I problemi dell’Ucraina sono iniziati tanto tempo fa, quando la situazione geopolitica europea ha imposto di decidere se essere filo-europea o filo russa. E’ dalla fine dell’Unione Sovietica che l’Ucraina non ha ancora preso la sua strada presa tra movimento filo europeisti (come la rivoluzione arancione del 2004) e filo russi (come la crisi del gas del 2006).
Nel 2010 la vittoria alle presidenziali di Viktor Yanukovych ha provocato una svolta. Mentre prima i fronti si capovolgevano democraticamente; dopo con l’imprigionamento della principale oppositrice Yulia Tymoshenko la situazione è anno dopo anno peggiorata.
Della situazione si è interessata anche l’Ue che ha invitato il regime di Kiev a scarcerare la Tymoschenko. Ma è stato il preferire un patto con la Russia anzichè uno analogo con l’Ue che ha scatenato violente proteste. Manifestazioni dall’inizio dell’anno procedono giorno dopo giorno tra chi vorrebbe entrare nella Ue e chiede nuove elezioni non considerando più leggittimo il presidente Yanukovych dopo la gestione dello Stato degli ultimi anni e chi conferma a quest’ultimo fiducia e vorrebbe un’integrazione più netta con la Russia. Ormai la situazione in Ucraina si può chiamare senza timore di smentita “guerra civile” poichè non passa giorno in cui ci sono morti da entrambe le parti, sopratutto in quella pro-Ue. Ora le dimissioni del premier e la repentina abrogazione delle norme anti-manifestazione; sembra abbiano creato le condizioni per il rilancio di una trattativa tra le parti. Vedremo …
L’Euromaidan fu una serie di manifestazioni filoeuropee iniziate in Ucraina nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013, all’indomani della decisione del governo di sospendere le trattative per la conclusione di un accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea destinato a diventare un accordo di libero scambio globale e approfondito tra Ucraina e Unione europea. Durante le proteste, concentrate nella capitale Kiev, il 30 novembre 2013 si verificò un crescendo di violenza a seguito dell’attacco perpetrato dalle forze governative contro i manifestanti.
“Euromaidan” è una parola macedonia costituita dalle parole “Euro”, inteso come abbreviazione di Europa, e “Maidan”, in riferimento alla piazza dell’Indipendenza, la piazza principale di Kiev dove si concentrarono le proteste iniziali.
Il movimento venne nominato in base all’hashtag #euromaidan utilizzato inizialmente sui social network per organizzare le proteste. Ben presto, sui media internazionali, la manifestazione divenne popolare con questo nome. Durante le proteste la parola “Maidan” (piazza) giunse a indicare di per sé l’attività politica in pubblico.
Il 30 marzo 2012 l’Unione europea e l’Ucraina avviarono un accordo di scambio commerciale. Tuttavia, i leader dell’UE dichiararono che l’accordo non sarebbe stato ratificato se l’Ucraina non avesse affrontato alcune questioni sull’applicazione di una vera democrazia e sullo “Stato di diritto”, compresa la detenzione di Julija Tymošenko e Jurij Lucenko, in carcere rispettivamente dal 2011 e dal 2012. Nei mesi precedenti alle proteste, il presidente ucraino Viktor Janukovyč esortò il Parlamento ucraino ad adottare leggi che rispettassero i criteri fissati dell’UE. Il 25 settembre 2013 il presidente della Verchovna Rada, il parlamento ucraino, Volodymyr Rybak dichiarò di essere certo che il parlamento avrebbe approvato tutte le leggi necessarie per soddisfare i criteri UE al fine della sottoscrizione dell’accordo.
A metà dell’agosto 2013, la Russia modificò le proprie regole doganali sulle importazioni dall’Ucraina in modo tale che, a partire dal 14 agosto 2013, il Dipartimento delle Dogane russo avrebbe fermato tutte le merci provenienti dall’Ucraina. Tale mossa fu vista, sia dai politici ucraini sia da altre e svariate fonti, come l’inizio di una guerra commerciale tra Russia e Ucraina, strategia di pressione tesa a evitare che quest’ultima firmasse l’accordo commerciale con l’Unione europea.
Il 21 novembre 2013 un decreto del governo ucraino sospese i preparativi per la firma dell’accordo di associazione. Il motivo ufficiale fu che nei mesi precedenti l’Ucraina aveva vissuto “un calo della produzione industriale e delle relazioni con i paesi della CSI”. Il governo inoltre assicurò che ” l’Ucraina riprenderà la preparazione dell’accordo europeo quando il calo della produzione industriale e le nostre relazioni con i paesi della CSI saranno compensati dal mercato europeo”.
Secondo il primo ministro ucraino, Mykola Azarov, le condizioni estremamente severe, di un prestito del Fondo Monetario Internazionale, presentate il 20 novembre 2013, che comprendevano grandi tagli al bilancio e un aumento del 40% delle bollette del gas, erano stati l’ultimo argomento a favore della decisione del governo ucraino di sospendere i preparativi per la firma dell’accordo di associazione europeo. Successivamente l’FMI precisò di non pretendere un aumento immediato delle tariffe del gas naturale in Ucraina del 40%, ma che raccomandava che queste fossero progressivamente aumentate fino a un livello economicamente giustificato, compensando le fasce di popolazione più povere per le perdite derivanti da tale aumento, rafforzando un’assistenza sociale mirata. Il rappresentante del FMI in Ucraina, Jerome Vacher, dichiarò che questo prestito del FMI valeva 4 miliardi di dollari e che avrebbe dovuto essere collegato a una nuova politica che puntasse a eliminare i divari sociali e stimolare la crescita del paese.
La sera del 21 novembre 2013, a Kiev in piazza dell’Indipendenza diverse persone si riunirono per manifestare contro l’interruzione dei negoziati per l’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. La manifestazione, essendo priva di un coordinamento politico, si organizzò spontaneamente attraverso l’utilizzo dei social network, che si rivelarono fondamentali per la diffusione delle ragioni della protesta. A questo primo evento l’amministrazione cittadina rispose vietando ulteriori manifestazioni nel centro città, anche in vista del nono anniversario della rivoluzione arancione, una protesta iniziata il 22 novembre 2004 che consentì di svolgere nuove elezioni presidenziali in seguito ai brogli elettorali che avevano decretato come vincitore il politico filorusso Viktor Janukovyč.
Il movimento di protesta si espanse rapidamente e il 24 novembre tra le 50000 e le 100000 persone sfilarono nel centro cittadino richiedendo le dimissioni del governo di Mykola Azarov e lo scioglimento del parlamento nel caso di una mancata firma dell’accordo. Il corteo si diresse verso il palazzo del Gabinetto dei ministri dell’Ucraina dove si registrarono le prime violenze tra i manifestanti e i titušky , picchiatori remunerati dalle autorità locali a supporto delle forze dell’ordine, e i primi utilizzi di gas lacrimogeno da parte della polizia antisommossa Berkut. Nonostante le proteste il presidente Viktor Janukovyč, il 28 novembre si recò al vertice con l’Unione europea a Vilnius per confermare la mancata ratifica dell’accordo.
Nel frattempo i presidi installati a Kiev in piazza dell’Indipendenza la settimana precedente continuarono a essere occupati da numerosi manifestanti, in particolare nella notte del 29 novembre si contavano tra le 200 e le 1000 persone, per lo più giovani, studenti e militanti dell’organizzazione nazionalista di estrema destra Pravyj Sektor (lett. Settore Destro). Con il pretesto di dover organizzare i preparativi per la festa di capodanno, il ministero degli affari interni ordinò lo sgombero della piazza autorizzando alle 4:00 del mattino del 30 novembre l’intervento della polizia antisommossa Berkut. Furono mobilitati circa 300 poliziotti che rimossero il presidio: la resistenza dei manifestanti provocò decine di feriti e il fermo di 35 persone. A questi eventi seguirono le scuse da parte del governo e delle autorità ucraine, mentre l’amministrazione cittadina mise in stato di accusa i partiti di opposizione Bat’kivščyna (di Arsenij Jacenjuk) e UDAR (di Vitalij Klyčko) per aver infranto il divieto di protesta in vigore.
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