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Ucraina, i fatti salienti

Ucraina - Crisi costituzionale a Kiev?

Ucraina – Crisi costituzionale a Kiev?

Cercherò di fare una lista degli avvenimenti salienti della storia ucraina post indipendenza nel 1991. Come sapete questo blog è nato nel 2005 e quindi solo da quel punto in poi posterò gli articoli in cui ho trattato gli avvenimenti segnalati.

Il 16 luglio 1990, durante la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il nuovo Parlamento adottò la Dichiarazione di sovranità dell’Ucraina. La dichiarazione stabilì i principi di autodeterminazione dell’Ucraina, la democrazia, l’economia politica e l’indipendenza, la priorità della legge ucraina sul territorio ucraino rispetto al diritto sovietico. Un mese prima, una simile dichiarazione fu adottata dal Parlamento della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Iniziò un periodo di confronto fra il Soviet centrale e le nuove autorità repubblicane.

Dopo il fallito golpe di agosto, il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino adottò l’Atto d’indipendenza dell’Ucraina attraverso il quale il Parlamento dichiarò l’Ucraina uno Stato indipendente e democratico. Un referendum e la prima elezione presidenziale ebbero luogo il 1º dicembre 1991. Quel giorno, più del 90% dell’elettorato espresse il proprio consenso all’Atto d’Indipendenza, e venne eletto come presidente del Parlamento Leonid Kravčuk, per servire come primo Presidente del Paese. Con un meeting a Brest, in Bielorussia l’8 dicembre, seguito dall’incontro di Alma Ata del 21 dicembre, i leader di Bielorussia, Russia e Ucraina dissolsero formalmente l’Unione Sovietica e formarono la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

Era Kravcuk-Kucma. I rapporti con la Russia furono inizialmente molto tesi, restavano da risolvere la questione degli armamenti nucleari sul territorio ucraino e il controllo della flotta del Mar Nero ancorata a Sebastopoli. L’economia del paese conobbe un periodo di crisi dovuto alla mancanza di riserve energetiche, si ebbero tassi elevatissimi di inflazione e le tensioni interne aumentarono. Kravčuk fu sconfitto nel 1994 da Leonid Kučma, riformatore filo-russo rieletto poi nel 1999. Alla fine degli anni novanta i rapporti fra Ucraina e NATO furono causa di nuove tensioni con la Russia. Nel 2000 venne formato un governo riformista con a capo Viktor Juščenko. Nell’aprile 2001 la maggioranza parlamentare si dissolse e il Primo ministro Viktor Juščenko venne destituito, dando inizio a un periodo di instabilità. Dopo il breve mandato di Anatolij Kinakh, dal 21 novembre 2002 fu nominato primo ministro Viktor Janukovyč.

Ricoluzione arancione e vittoria di Jushenko. I risultati delle elezioni presidenziali dell’ottobre/novembre 2004, dopo proteste popolari per sospetti di brogli a favore del primo ministro Janukovyč (sostenuto dal presidente uscente moderato Kučma) e la cosiddetta “Rivoluzione arancione” da parte dei sostenitori di Juščenko, vennero sospesi dalla corte suprema. Le elezioni si ripeterono il 26 dicembre 2004 e il nuovo presidente risultò Viktor Juščenko, entrato in carica il 23 gennaio 2005. Tale rivoluzione vide il forte sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che salutarono con favore la caduta di un’altra autocrazia post-sovietica. Con l’ascesa al potere di Juščenko ed il conseguente spostamento politico dell’Ucraina verso l’Unione europea, Gazprom iniziò a tariffare il gas all’Ucraina al prezzo di 230 dollari per 1000 m³, aumentando considerevolmente la precedente tariffa di 50 dollari, da sempre un prezzo di favore della Russia verso l’Ucraina. Viktor Yushenko venne avvelenato all’inizio del settembre 2004 restando sfigurato al volto. Alla clinica Rudolfinerhaus di Vienna gli venne diagnosticata una pancreatite acuta, accompagnata da mutamenti edematici causati da una grave infezione virale e da sostanze chimiche che non si trovano abitualmente nei cibi. Secondo il tossicologo britannico John Henry, del Saint Mary’s Hospital di Londra, Yushenko fu avvelenato da diossina, come poi confermò la diagnosi del tossicologo olandese Bram Brouwer: nel sangue del politico ucraino c’era diossina in quantità seimila volte superiori ai normali livelli.

Era Juschenko. In seguito alle elezioni per la Verchovna Rada, il parlamento ucraino, tenutesi il 26 marzo 2006 e vinte dal Partito delle Regioni di Janukovyč col 32,14% dei voti, la “coalizione arancione” presieduta da Juščenko uscì notevolmente ridimensionata a causa del voltafaccia di una parte della coalizione, il Partito Socialista. Janukovyč, eletto primo ministro, riuscì poi a modificare la costituzione per via parlamentare riducendo i poteri del presidente. Ciò spinse Juščenko, il 2 aprile 2007, a firmare un decreto per sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni legislative; il decreto venne bocciato in parlamento, fra le proteste del premier Janukovyč e dei suoi sostenitori nelle piazze. Il 30 settembre 2007 la crisi sfociò in elezioni parlamentari anticipate, frutto di un accordo tra Juščenko, Janukovič ed il presidente del parlamento, Oleksandr Moroz. L’esito fu controverso: se il Partito delle Regioni di Janukovič si riconfermò come primo partito, la coalizione tra il Blocco Elettorale Julija Tymošenko di Julija Tymošenko e il Blocco Nostra Ucraina-Autodifesa Popolare di Juščenko ottenne la maggioranza dei seggi. Julija Tymošenko fu pertanto nominata Primo ministro il 18 dicembre 2007. Nel 2008 si verificò un’altra crisi politica, causata dalle reazioni alla guerra in Ossezia del Sud; il presidente Viktor Juščenko sciolse, dopo circa un anno dalle precedenti elezioni, la Verchovna Rada e indisse nuove elezioni, poi annullate a causa della formazione di una nuova coalizione di governo, sempre guidata da Julija Tymošenko. Le sempre maggiori tensioni innescate dalla Russia sulla comunità russofona dell’Est dell’Ucraina e fatti gravi quali l’avvelenamento del premier Viktor Juščenko, con tutta una serie di attacchi personali alla coalizione, segneranno la fine dell’esperienza arancione.

Era Janukovic. Nel 2010 alle elezioni presidenziali fu eletto Presidente della Repubblica Viktor Janukovyč, che sconfisse Julija Tymošenko di stretta misura. Nel 2011 la Tymosenko venne coinvolta in un procedimento penale per malversazione di fondi pubblici, con l’accusa di aver siglato con la compagnia russa Gazprom un contratto per la fornitura di gas naturale giudicato inutilmente oneroso per il paese. Il 29 agosto 2012 la Corte Suprema dell’Ucraina nell’ultimo grado di giudizio ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio. A favore dell’ex Primo Ministro ucraino è arrivata la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che il 29 aprile 2013 ha decretato “illegale” la detenzione di Tymošenko. Nonostante l’Ucraina sia rimasta, come altri paesi compresi in passato nell’Unione Sovietica, in parte dipendente dalla Russia, ha ultimamente manifestato un distacco da quest’ultima con l’avvenire nel paese di rivolte sempre più numerose di stampo filo-occidentale e scontri fra manifestanti e la polizia speciale Berkut istituita nell’era Janukovyč, che hanno portato il 22 febbraio 2014 alla fuga del presidente filo-russo. Quest’evento ha contribuito ad allargare la tensione fra i due paesi con ripercussioni sul lato economico, nonché politico: la Russia ha aumentato notevolmente il costo del gas che prima veniva fornito all’Ucraina ad un prezzo amichevole, e le relazioni diplomatiche tra i due paesi si sono inasprite considerevolmente. Immediatamente il Parlamento si riunì in seduta plenaria, e fu eletto Oleksandr Turčynov quale nuovo Presidente, ricoprendo da subito anche la carica di premier ad interim. Arsen Avakov fu invece eletto nuovo ministro dell’Interno ad interim. Nella stessa giornata avvenne la scarcerazione di Julija Tymošenko. Dopo qualche giorno fu formato anche il nuovo governo dell’Ucraina, con Arsenij Jacenjuk come Primo Ministro.

Era Jacenjuk e l’invasione della Crimea. Manifestazioni filo-russe si tennero in Crimea il 22 e 23 febbraio 2014. Il 26 febbraio militari russi senza insegne (come ammesso in seguito) presero il controllo della penisola di Crimea, e il giorno successivo occuparono le istituzioni politiche (parlamento e governo locale) e installarono come nuovo leader locale il filo-russo Sergej Aksënov, il quale annunciò l’intenzione di indire un referendum per una maggiore autonomia da Kiev. Nel frattempo, in tutta la penisola le bandiere ucraine venivano sostituite da quelle russe. Il 28 febbraio l’ex presidente Janukovyč, dalla città russa di Rostov, invitò Putin a “ristabilire l’ordine” in Ucraina – pur specificando che un intervento militare sarebbe stato “inaccettabile”. Lo stesso fece Aksënov. Il 1º marzo le due camere della Duma russa autorizzavano il presidente Putin ad utilizzare le truppe russe in Crimea. La nuova leadership filorussa in Crimea dichiarò unilateralmente l’indipendenza l’11 marzo 2014 ed organizzò un referendum sull’autodeterminazione il 16 marzo, a seguito del quale la penisola venne annessa alla Russia tramite un trattato firmato due giorni dopo. Il governo ucraino dichiarò sciolto il parlamento regionale il 16 marzo 2014, e dal 20 marzo viene considerato dall’Ucraina “territorio temporaneamente occupato dalla Federazione Russa”. Dall’8 settembre 2014 le guardie di frontiera ucraine presenti nell’Oblast’ di Cherson richiedono ai cittadini ucraini il passaporto o la carta d’identità ucraina se si recano nella penisola. Il 27 marzo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione non vincolante che dichiarò il referendum della Crimea appoggiato da Mosca non valido. La risoluzione venne approvata con 100 voti a favore, 11 contrari e 58 astensioni tra le 193 nazioni membri ONU. Il 7 aprile 2014 anche l’Oblast’ di Donec’k ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina in seguito a un referendum e pochi giorni dopo l’autonominato presidente della Repubblica Popolare di Donetsk Pavel Gubarev ha dichiarato la futura annessione alla Russia.

Era Poroschenko. Il governo Jacenjuk ha gestito le successive elezioni presidenziali che, tra il 25 maggio 2014 (1º turno) ed il 15 giugno (2º turno), hanno portato Petro Porošenko a divenire il nuovo presidente dell’Ucraina. Il 27 giugno 2014 il presidente ucraino Petro Porošenko a Bruxelles ha firmato l’Accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. Nell’ottobre del 2014 si sono tenute le elezioni parlamentari che hanno aumentato i consensi (43,96%) per i due partiti coalizzati di Poroshenko e Jacenjuk (132 + 82 seggi dei 450 totali). Nel 2017 l’Unione europea ha approvato la liberalizzazione del regime dei visti Schengen per tutti i cittadini ucraini dotati di passaporto biometrico. L’8 agosto 2016, l’Ucraina disse che la Russia aveva di recente aumentato la propria presenza militare lungo il confine della Crimea Il 10 agosto, la Russia dichiarò che due uomini erano rimasti uccisi ed altri dieci feriti in uno scontro a fuoco con un commando ucraino presso Armjans’k il 7 agosto precedente, e che alcune unità ucraine erano state però catturate. L’Ucraina negò l’accaduto, e disse anche che alcuni soldati russi avevano disertato senza però varcare il confine dell’Ucraina, e che la schermaglia fu solo confinaria. Il presidente russo Putin accusò l’Ucraina di attuare una “pratica di terrorismo”. Il presidente ucraino definì la versione russa degli eventi come “cinica e pazza”. Gli Stati Uniti presero posizione col loro ambasciatore in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, il quale dichiarò che “il governo degli Stati Uniti non può corroborare le affermazioni della Russia sull’”incursione in Crimea”. Il Parlamento di Kiev ha dato il via libera alla legge marziale per 30 giorni a causa della nuova crisi con la Russia nel Mar Nero, dopo il sequestro di 3 navi ucraine da parte della Russia nello stretto di Kerch.  Un progetto di legge ad hoc è stato approvato da 276 deputati, mentre era richiesto un minimo di 226. L’ok è arrivato alla presenza del presidente, Petro Porochenko, e del premier, Volodymyr Groïsman. Kiev lancia una pesante accusa a Mosca anche al Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Secondo dati di intelligence disponibili, c’è una chiara minaccia di invasionedi Mariupol e Berdyansk”, ha detto Volodymyr Yelchenko, rappresentante permanente dell’Ucraina alle Nazioni Unite. “E’ stata una provocazione deliberata“, ha proseguito Yelchenko riferendosi al sequestro, evidenziando che l’Ucraina “vuole risolvere la situazione con mezzi politici e diplomatici. Allo stesso siamo pronti ad utilizzare ogni mezzo per difenderci”.

Era Zelensky. Akke ekezioni del 2019 sono arrivati al ballottaggio il premier Poroschenko e Vladimir Zelensky. In totale i candidati in lizza erano 39. È la prima volta, a 30 anni dall’indipendenza e dopo le rivoluzione democratiche che si sono susseguite dagli anni ’90, che ci fosse incertezza sull’esito del primo turno. Dal canto suo, Yulia Tymoshenko sostiene che andrà al ballottaggio con Zelensky: “Sondaggi ed exit poll manipolati”, commenta l’ex premier ucraina.  Alla fine il nuovo presidente è risultato proprio Vladimir Zelensky nonostante l’inesperienza, la vaghezza del suo programma politico e lo scarso appeal con i media, che i suoi critici non hanno mai smesso di sottolineare, l’ex attore comico – salito alla ribalta proprio presentando un comune cittadino che si ritrova a guidare l’Ucraina – ha trasformato in realtà quello che era il soggetto di una fiction. “Mi rivolgo ai paesi dell’ex Unione Sovietica” ha detto nel suo quartier generale, all’arrivo dei primi exit polls. “Guardateci: tutto è possibile”. Il resto è dei giorni nostri. La Russia ha pianificato una invasione dell’Ucraina. A dare vigore a questa tesi ci sono delle fotografie satellitari, pubblicate lo scorso 9 novembre dal Center for Strategic and International Studies, che dimostrerebbero come Mosca starebbe ammassando le proprie truppe vicino il confine ucraino. Il 15 febbraio 2022 la Duma di Stato della Federazione Russa ha approvato una richiesta al Presidente della Federazione Russa per il riconoscimento delle repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk. Putin, attraverso il portavoce Dmitrij Peskov, ha riferito di aver preso nota della proposta, sottolineando tuttavia che il riconoscimento delle due repubbliche separatiste comporterebbe la violazione degli accordi di Minsk II. Il 16 febbraio viene annunciato che è in corso il ritiro delle truppe russe dai confini tra l’Ucraina e la Bielorussia e quello della Russia. Il 17 febbraio 2022 la Federazione Russa ha consegnato la risposta alla lettera statunitense e della NATO alle richieste di sicurezza russe, il presidente Putin si è detto deluso e non soddisfatto dalle risposte, nella stessa giornata nel Donbas si sono intensificati gli scontri fra separatisti filo-russi e forze regolari ucraine, portando agli scontri più violenti dal 2015. Alle 12:30 orario di Roma il Cremlino ha espulso dal paese il Vice-Ambasciatore statunitense con effetto immediato. E l’invasione è iniziata il 24 febbraio 2022.

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