Il presidente del Consiglio Letta ha respinto le dimissioni dei ministri Pdl. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi. Via via di presenze a palazzo Chigi, con incontri tra ministri difficili da ricostruire. Nella sede del governo sono infatti presenti il premier Enrico Letta, il vice premier Angelino Alfano, che ha chiesto ai suoi di votare compatti la fiducia al Governo di larghe intese, il ministro Pd Dario Franceschini, i ministri pidiellini Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin, oltre al ‘dissidente’ azzurro Fabrizio Cicchitto. Ma al momento è impossibile ricostruire chi abbia incontrato chi.
I giochi sono ancora aperti. L’esito è dunque da decidere, eppure in ambienti parlamentari circola con insistenza la voce dell’ormai imminente nascita di un gruppo parlamentare denominato Pdl-Ppe in cui, al Senato, dovrebbero confluire gli azzurri pronti a strappare con il Cavaliere per garantire il prosieguo del governo Letta.
Al lavoro ci sarebbero soprattutto i siciliani vicini ad Alfano: i numeri sono variabili, ma le adesioni sarebbero già una ventina. L’operazione, viene sempre spiegato, si baserebbe su tre pilastri: esecutivo avanti fino al 2015, modifica della legge elettorale e varo dei provvedimenti economici. Tuttavia la partita sul governo sarebbe profondamente legata a quella sulla gestione della neo nata Forza Italia.
Non casuale viene considerata infatti la nota in cui Daniela Santanché si dice pronta ad offrire la sua testa al vice premier se questo è il problema. Un ruolo di primissimo piano di Alfano nel partito – spiegano fonti Pdl – potrebbe essere il terreno su cui le posizioni di Silvio Berlusconi e del segretario potrebbero riavvicinarsi. Clima sempre più teso intanto nel Pdl, con le colombe che minacciano l’uscita e valutano il sì ad un eventuale Letta-bis.
“Letta e Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica?”. Lo ha detto il presidente del PdL Berlusconi a ‘Tempi’ sostenendo anche che il governo Letta “ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto” verso il PdL. “Comprendo i rischi” ma “ho scelto di porre un termine al governo Letta”.
Sulla sua pagina Facebook Matteo Renzi riferisce i contenuti dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Letta. A Letta, scrive Renzi, “ho detto che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. In precedenza ambienti renziani avevano prospettato lo scenario di un PdL spaccato: in quel caso “non si vota mica nel 2015, si va avanti a lungo”.
Per Alfano va votata in Parlamento la fiducia al governo Letta. “Rimango fortemente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”. dice il segretario del PdL. Alfano nei giorni scorsi si è dimesso da vice presidente del Consiglio e da ministro dell’Interno. Anche gli altri quattro ministri del PdL si sono dimessi dai loro incarichi di governo.
“Berlusconi perde politicamente,ma perde anche nel Paese”. Così Epifani,leader Pd,che aggiunge:”Tutte le forze sociali sono unite nel dire no alla crisi”. “Una crisi – aggiunge Epifani – sbagliata nei motivi, nei tempi e nei modi. Auspico che la fiducia a Letta venga data anche dalla parte del Pdl sensibile al Paese”. “Domani – conclude il segretario del Pd – possiamo dare al governo quella traiettoria netta che vogliamo. Se una parte del centrodestra domani voterà la fiducia avverrà un fatto di grande portata politica”. Se la giornata di domani finirà come il Pd si aspetta, sarà la “fine di un ventennio”.
Alla fine anche Silvio Berlusconi ha votato la fiducia al governo Letta. Lo ha deciso all’ultimo minuto, quando era ormai certificata la sconfitta della sua linea. E con lui i cosiddetti “falchi” (con la sola eccezione di sei senatori, tra cui Nitto Palma) che fino all’ultimo hanno lavorato per staccare la spina all’esecutivo. Nel corso della mattinata, prima di questo epilogo, si è consumata la spaccatura del partito, con ripetuti annunci della formazione di un nuovo gruppo capitanato da Alfano, Lupi e Formigoni, a sostegno dell’esecutivo. Gruppo che nel pomeriggio si è costituitoalla Camera su richiesta di Fabrizio Cicchitto e con l’adesione di 26 deputati. In attesa di un nome (e della conferma ufficiale della sua costituzione) il gruppo è ribattezzato “degli alfaniani”. Poi potrebbe chiamarsi “Pdl per Alfano segretario”, almeno secondo quanto riportato da fonti dei “dissidenti”. Dopo il voto (scontato) anche alla Camera, in serata, è arrivata la nota “di giubilo” del Quirinale: “L’essenziale è che il governo ha superato la prova, vinto la sfida e innanzitutto per la serietà e la fermezza dell’impostazione sostenuta dal Presidente del Consiglio dinanzi alle Camere”, scrive Napolitano: “Il Presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti”.
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