Europa

Sei mesi in Europa – 2ndo semestre 2013

Elezioni in Austria. La grande coalizione dei socialdemocratici del cancelliere Werner Faymann e del suo vice e ministro degli Esteri, il democristiano Michael Spindelegger, resta al potere, conserva la maggioranza necessaria per continuare a governare la ricca, efficiente Austria. Ma è una maggioranza che si assottiglia, con i due maggiori partiti della Repubblica alpina che scendono ai loro minimi storici. E il vincitore politico appare Heinz Christian Strache, leader carismatico della destra radicale. La Fpo di Strache guadagna 4,5 punti salendo dal 17 al 21,5 per cento dei voti, confermando solidamente il suo ruolo di terza forza in Parlamento. È l’unico partito già presente nel vecchio Nationalrat ad accrescere i consensi. Mentre i socialdemocratici del cancelliere Werner Faymann restano sì prima forza, ma col 27,1 per cento perdono oltre due punti rispetto alle politiche precedenti, quelle del 2008. E i suoi alleati democristiani (Oevp) del ministro degli Esteri e vicecancelliere Michael Spindelegger scendono attorno al 23,8 per cento, contro il 26 per cento delle ultime legislative. Faymann e Spindelegger avranno, ma assottigliata, la maggioranza per governare, con 99 seggi su 183, ma la crescita dell’euroscetticismo e della voglia di più nazione e meno Europa in Austria non passa inosservata, né a Berlino né a Bruxelles.

Attentati anche in Germania

Angela Merkel

Elezioni in Germania. Cdu primo partito, ad un soffio dalla maggioranza assoluta. La Cancelliera conquista il terzo mandato ma dovrà costruire una nuova coalizione per il crollo del suo alleato di questi ultimi anni, i liberal democratici arrivati al 4,8%. “Ora la palla è nel campo della Merkel”, ha dichiarato Peer Steinbrueck, il candidato socialdemocratico sconfitto, ma in pole position come partner nella “grosse koalition”. E il giorno dopo saltano le prime teste: si dimette il leader Roesles dei liberali e la dirigenza dei Verdi ha proposto di lasciare in blocco la guida del gruppo. Nessun seggio per i liberaldemocratici della Fdp (Freie Demokratische Partei) che si ferma al 4,8%: non è mai accaduto dal 1949. “E’ una serata difficile – ha ammesso il candidato capolista Rainer Bruederle“. Parla di “peggior risultato mai ottenuto” il presidente del partito e vice-cancelliere Philipp Rösler: “Mi prendo la responsabilità. E’ l’ora più amara, più triste del partito liberaldemocratico”. Quattro anni fa il partito aveva raggiunto quasi il 15% dei voti, questa volta non raggiungerà il 5. Resta fuori dal Parlamento per pochi punti percentuali Alternative für Duetschland, il cosiddetto partito anti-euro (nel senso che teorizza un’Eurozona senza i Paesi mediterranei): AfD ha ottenuto il 4,7%,. Un risultato comunque positivo per una forza politica che ha iniziato il suo percorso pochi mesi fa, in primavera. La formazione guidata da Bernd Lucke era stata attaccata praticamente da tutti i partiti ed era stata “snobbata” dalla stampa. Per contro il centrosinistra complessivamente ha ottenuto il 43% e in Parlamento i socialdemocratici, la Linke (cioè la “sinistra sinistra”) e i Verdi potrebbero avere – secondo alcune proiezioni – la maggioranza con un piccolo scarto, ma da tempo la Spd ha annunciato che non vuole governare con la Linke. La Cancelliera Merkel entra nella storia diventando cancelliere per la terza volta, impresa riuscita prima solo a Konrad Adenauer ed Helmut Kohl. Non solo. Per la sua formazione (la Cdu alleata come sempre con i gemelli bavaresi della Csu) si tratta di un grande successo: nel 2009 avevano raccolto il 33,8% contro il 42,5% di quest’anno, quasi 9 punti in più. E’ un trionfo: la sua Cdu-Csu per la prima volta da 20 anni ha ottenuto un risultato sopra il 40%. Crollano invece gli alleati, come detto: la Fdp passa dal 14,6% al 4,5%: una caduta verticale del 10 per cento. Sul fronte opposto la Spd ha conquistato 3 punti e mezzo rispetto a 4 anni fa, ma lo scarto con la Cdu polverizza questi piccoli passi in avanti. La Linke arretra di 3 punti rispetto all’11,9% come i Verdi che dal 10,7 scendono a poco più dell’8%.

Le elezioni generali anticipate In Lussemburgo sono state convocate dopo che il primo ministro Jean-Claude Juncker, ha annunciato le sue dimissioni per uno scandalo di spionaggio che ha coinvolto il Service de Renseignement de l’Etat (SREL).  La rivista ha rilevato che Juncker è carente nel suo controllo sul servizio. Le elezioni hanno visto il Partito Social Christian di Juncker perdere tre seggi, ma rimanere il più grande partito alla Camera dei Deputati con 23 dei 60 seggi. Dopo le elezioni, il Partito Democratico, il Partito socialista dei lavoratori e i Verdi hanno iniziato i primi colloqui sulla formazione di una coalizione (soprannominata “coalizione Gambia”, dopo i colori della bandiera del Gambia), spingendo per la prima volta il Partito popolare cristiano sociale all’opposizione dal 1979. Xavier Bettel, leader del Partito democratico e sindaco della città di Lussemburgo, è stato nominato nominato primo ministro dal Granduca di Lussemburgo.

Elezioni in Repubblica Ceca, i comunisti verso il governo

Elezioni in Repubblica Ceca, i comunisti verso il governo

I comunisti sono stati a un passo dall’entrata in una coalizione di governo nella Repubblica Ceca, dopo i risultati delle ultime elezioni legislative. E questo per la prima volta dalla caduta (autunno 1989) della dittatura tardo staliniana che fu instaurata nell’allora Cecoslovacchia dopo l’invasione sovietica che stroncò gli esperimenti di riforma del socialismo reale  –  un gorbaciovismo in anticipo  –  del leader Alexander Dubcek. Ma sono lasciati fuori dal governo per un’alleanza tra i loro ex alleati socialdemocratici, con cui si sono presentati alle elezioni; il partito di centrodestra di Babis, Ano 2011 e il movimento liberale Top 09. Il partito socialdemocratico di Bohuslav Sobotka (Cssd, membro del Partito socialista europeo come la Spd tedesca, il Ps francese o il Pd italiano) resta prima forza politica. Ma con il 20,6 per cento dei consensi. Al secondo posto sono i populisti di centrodestra del “Berlusconi cèco”, il ricchissimo imprenditore Andrej Babis, che si piazzano attorno al 18,7 per cento.

Il Re del Belgio, Alberto II a abdicato in favore del figlio Filippo. Lo ha annunciato re Alberto II in un discorso alla nazione, durante il quale ha sottolineato come sia stato «un onore ed un’occasione aver consacrato grande parte della mia vita al servizio del nostro Paese e del suo popolo». Alberto, succeduto al fratello Baldovino nel 1993, avrebbe festeggiato ad agosto i 20 anni di regno. Il primo in linea di successione è il figlio Philippe, 53 anni. “Dopo venti anni di regno, credo che sia arrivato il momento di passare il testimone alla generazione successiva. Rilevo che il principe Filippo è ben preparato per succedermi. Gode con la principessa Matilde di tutta la mia fiducia”, ha aggiunto il re. Filippo ha 53 anni. “E’ stato per me un onore e una grande occasione aver potuto consacrare una larga fetta della mia vita al servizio della nostra nazione e della sua popolazione”, ha chiarito il re in una dichiarazione registrata al palazzo reale.

Matrimoni gay, sì anche in Gran Bretagna

Matrimoni gay, sì anche in Gran Bretagna

E’ arrivato il sì definitivo del parlamento inglese al Marriage Bill, la legge che equipara completamente le coppie omosessuali a quelle eterosessuali. Il via libera è arrivato, in seconda lettura, alla Camera dei Comuni dopo l’approvazione di ieri, con piccole modifiche, della Camera dei Lord. A questo punto manca solo il sigillo reale, che è atteso in settimana. A quel punto i primi matrimoni gay nel Regno Unito si dovrebbero svolgere nel 2014. La legge ha avuto l’appoggio sia del Labour che dei Liberaldemocratici ma nel corso del dibattito era diventata più che visibile la spaccatura all’interno dei Tories di David Cameron. Lo stesso premier era intervenuto personalmente per spingere il proprio partito a un voto favorevole ma una frangia consistente di conservatori ha continuato a opporre i valori cristiani al matrimonio omosessuale. Una grande folla ha manifestato davanti alla sede del parlamento per dire sì alla legge. “Grazie per il supporto alle nozze gay”, si legge sui cartelli. E ancora: “Alcune persone sono gay, fatevene una ragione”.

Approvata al parlamento italiano la legge anti omofobia.  Il testo è passato con 354 voti a favore e 79 contrari. La norma è quella che ha determinato una spaccatura tra Pd e Pdl. Hanno approvato PdScelta CivicaSel e M5S. L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia“. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”. In chiusura delle votazioni, è passato un altro emendamento, firmato dalla deputata Pd Michela Marzano, che prevede un monitoraggio statistico sulle discriminazioni e la violenza. Questa volta la votazione è stata palese: il Pdl ha votato contro, ma alcuni deputati azzurri, tra cui Mara CarfagnaDebora Bergamini e Giancarlo Galan, hanno votato a favore. Il testo proposto dalla Marzano prevede che “ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più a rischio con cadenza almeno quadriennale”.

In Croazia si è votato un referendum per introdurre nella Costituzione del paese la definizione di matrimonio come “un’unione tra uomo e donna”, in pratica per rendere impossibile per il governo legalizzare i matrimoni gay tramite una legge ordinaria. Il 65 per cento dei croati che sono andati a votare ha risposto “sì” al quesito «Sei d’accordo che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna?»: un portavoce del governo ha confermato ora che la Costituzione sarà cambiata in accordo al risultato del referendum. Il “sì” ha ricevuto il sostegno della grande maggioranza dei parlamentari croati (104 su 151, tra cui tutti i partiti di opposizione), anche se il primo ministro socialdemocratico Zoran Milanović si è schierato nettamente per il “no”. Milanović, in carica dal dicembre 2011, ha detto che il referendum minacciava il diritto delle persone alla felicità e alla libertà di scelta. L’anno scorso il governo ha introdotto l’educazione sessuale a scuola, nonostante la forte opposizione delle organizzazioni cattoliche (i cattolici in Croazia sono il 90 per cento dell’intera popolazione). Milanović sembrava inoltre intenzionato a introdurre un riconoscimento per le coppie di fatto, anche dello stesso sesso: ma negli ultimi mesi la destra sembra aver dato colpi molto forti alla stabilità politica del suo governo, mettendone a rischio i piani sui diritti civili e delle minoranze nazionali. Anche presidente croato, il liberale Ivo Josipovic, si è espresso piuttosto duramente nei confronti del referendum e ha detto: «Non abbiamo bisogno di questo tipo di referendum. Definire il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna non appartiene alla Costituzione. Una nazione è giudicata per il suo atteggiamento nei confronti delle minoranze». L’Unione Europea, di cui la Croazia è paese membro, non ha commentato ufficialmente l’esito del referendum.

Matrimoni lgbt: situazione nel mondo

Sempre più stati nel mondo riconosco la possibilità per due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. Sono finiti i tempi in cui il potere della Chiesa e la cultura cattolica impedivano anche solo di parlarne. Nel corso del solo 2013 paesi come Francia e Regno Unito hanno approvato nei loro territorio una legge che rende possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nonostante questo c’è chi si oppone in nome della morale e addirittura della tradizione e dicendo che loro non sono d’accordo. Questi signori ignorano che con l’istituzione di queste leggi nessuno li obbliga a sposarsi con persone del loro stesso sesso; si chiede soltanto che sia data la possibilità alle persone che lo vogliono fare. E’ come l’aborto, il divorzio. Sono stati necessari decenni perchè sembrasse normale poter accedere a questi diritti; poi è sembrato talmente normale da sorprendersi che in un recente passato c’era chi vi si opponeva. Eppure la Chiesa e i bigotti tutt’ora sono contro il divorzio e l’aborto. In futuro il fatto che oggi due persone dello stesso sesso non possano sposarsi e avere dei figli ci sembrerà assurdo esattamente come ora ci sembra inconcepibile che negli anni sessanta non potessero sposarsi due persone con il colore della pelle diverso. Ad esempio.  Francia, Regno Unito sono solo gli ultimi stati in cui stati in cui questi diritti fondamentali sono stati riconosciuti.

Il mondo prosegue verso l’abolizione della pena di morte come costatato da Amnesty International nel rapporto annuale anche se almeno 682 esecuzioni sono state segnalate l’anno scorso in 21 paesi. La Lettonia ha abolito la pena di morte soltanto l’anno scorso. In Europa, la Bielorussia resta l’unico paese che applica ancora la pena di morte con tre esecuzioni l’anno scorso. I condannati sono uccisi con un colpo di pistola alla nuca, una fredda esecuzione. Il paese continua nell’eseguire esecuzioni nella massima riservatezza.

Olimpiadi 2020: vince Tokyo

Olimpiadi 2020: vince Tokyo

I Giochi Olimpici del 2020? A Tokyo. A Buenos Aires il congresso del Cio ha votato e scelto la capitale giapponese: 60-36 l’esito finale. Tokyo così ospiterà la sua seconda Olimpiade dopo quella del 1964. A sorpresa era stata esclusa alla prima votazione la capitale spagnola: netta votazione a favore di Tokyo, con la coda del ballottaggio Madrid-Istanbul, che avevano avuto lo stesso numero di voti: Istanbul 49, Madrid 45. Turchi avanti, adios Spagna. Poi il trionfo giapponese. Dunque sarà per la seconda volta Tokyo: l’Olimpiade del 2020 torna nella città che la ospitò nel 1964. Il Giappone ha ospitato anche due volte i Giochi Invernali (Sapporo nel 1972 e Nagano nel 1998). La scelta di Tokyo premia una candidatura coraggiosa e capace di superare il grande scoglio legato alla tragedia di Fukushima di due anni fa. Non a caso il premier giapponese, Shinzo Abe, dopo la presentazione della candidatura, ha detto: “Tokyo è una delle città più sicure del mondo, lo è adesso, lo sarà anche nel 2020. A chi si preoccupa per Fukushima, posso dire che la situazione è sotto controllo”. Alla presentazione della candidatura nipponica a Buenos Aires c’era anche la principessa del Giappone, Hisako Takamado, che ha ringraziato il Cio “per gli aiuti al Giappone dopo lo tsunami del 2011”.

G20 a San Pietroburgo

Il G20 si è concluso a San Pietroburgo con la più scottante delle questioni in campo rimasta sostanzialmente irrisolta. Dai due giorni di incontri che non avevano la crisi siriana in agenda ma da cui tutti attendevano commenti e chiarimenti sull’intervento a Damasco in forse negli Stati Uniti e in Francia, sono usciti due principali schieramenti: da una parte quello guidato dal Presidente Putin che preme per la soluzione politica e contro l’azione militare e dall’altra quello capeggiato da Barack Obama che in questi giorni tenta di raccogliere più consensi possibili, per l’offensiva, al Congresso.

Il pantano Siria

Il pantano Siria

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha definito l’approvazione all’unanimità, da parte dei ministri degli Esteri dei 15 membri del Consiglio di sicurezza, della risoluzione sul disarmo degli arsenali chimici siriani “un voto storico”. Un punto di svolta nella complicata partita diplomatica che si è giocata al Palazzo di vetro da quando gli Stati Uniti hanno minacciato l’intervento armato dopo le accuse di aver fatto ricorso alle armi chimiche rivolte al governo di Damasco nel corso degli attacchi di Goutha, alla periferia della capitale, lo scorso 21 agosto. Si tratta di un documento dal carattere vincolante, come avevano chiesto a chiare lettere Cina e Stati Uniti. «E’ una grande vittoria della comunità internazionale», avverte il presidente Barack Obama.

Tutto parte da Edward Snowden che rivela al mondo che l’intelligence statunitense non è così trasparente come sembra e inizia a macinare rivelazioni che gettano scompiglio nelle varie diplomazione internazionali, tanto che lui è costretto ad abbandonare gli Stati Uniti e cercare asilo politico in vari stati. Gli verrà concesso dalla Russia lo scorso luglio. Snowden ha tenuto più volte a sottolineare come non ha tradito gli Stati Uniti, ma al contrario si sente un patriota smascherndo quel sistema di illegalità da cui sono governati. L’ultima rivelazione di Snowden è che gli 007 statunitensi terrebbero sotto controllo milioni di cittadini europei e anche 35 capi di stato nel mondo. Ad esempio Angela Merkel sarebbe sotto controllo dal 2002. In opratica una macchina ben oliata da George W. Bush e continuata dal suo successore Barack Obama, che per quanto dicano di essere diversi nei fatti stanno perseguendo le stesse politiche (la non dismissione di Guantanamo promessa da Obama nella pruima campagna elettorale e non portata a termine ne è un esempio). Il tutto in nome della lotta al terrorismo, in pratica un modo per sapere tutto quello che succede nel mondo. E mentre si diffida della Russia o della Cina, si scopre che sono è dagli Stati Uniti che ci si deve guardare. Insomma, mentre Francia, Germania e Italia vengono spiate; Obama dichiara di non saperne niente e che la sua intelligence avrebbe agita da sola. Cosa davvero non credibile. Ma ben presto Obama viene smentito e si scopre che conosceva, ad esempio le intercettazioni sulla Mwerkel al meno dal 2010. Come non pensare che chiunque governi gli Stati Uniti, a prescindere dal modo di rapportarsi, agisca sempre nello stesso modo e sempre con le stesse finalità? Come fidarsi più degli Stati Uniti?

Governo Letta: Respinte dimissioni ministri Pdl, fiducia riottenuta.

Silvio Berlusconi ed Enrico Letta

Italia, crisi nell’esecutivo Letta. Un partito  della maggioranza, il Pdl si Silvio Berlusconi ha deciso di uscire dall’esecutivo per diversità di veduto sulle riforme da intraprendendere. Il Pdl è in profonda crisi e se in un primo momento sembra rientrare il dissenso con Enrico Letta; nel corso delle settimane ci sono più colpi di scena. Invece che il governo è proprio il Pdl ha cessare di esistere; sostituito dalla rediviva Forza Italia; ma è la decadenza per la carica di senatore di Silvio Berlusconi ha segnare il definitivo abbandono della maggioranza. L’esecutivo sopravvive con una maggioranza risicata grazie a una scissione del partito di Berlusconi: Nuovo Centro Destra guidato dal suo ex delfino Angelino Alfano.

 

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