![]() |
La destra torna trionfalmente al potere, in Spagna. I risultati finali delle elezioni politiche sanciscono la pesante sconfitta del Psoe. La destra torna alla guida del Paese dopo aver tanto atteso il Partito popolare qui incarnato dal profilo scialbo e dall’eloquio incerto di Mariano Rajoy, un figlioccio di Fraga, nipote del franchismo. La campagna elettorale di Rajoy – slogan: “Comincia il cambiamento” – è stata inesistente. Non ha fatto che attendere, il Partito popolare, fermo e muto, senza mai spiegare come avrebbe affrontato la crisi in termini di tagli, riforma delle pensioni, flessibilità del lavoro, cassa integrazione, imposte. E’ bastato tacere. «Dipende», è stata la più frequente risposta di Rajoy a qualsiasi domanda, per l’entusiasmo degli imitatori e dei comici del sabato sera. La Spagna ha votato: lo ha fatto perché Zapatero lo ha voluto, si è dimesso, ha annunciato che avrebbe lasciato la politica e ha indetto elezioni. Rubalcaba, socialista della stagione di Felipe Gonzalez, siè offerto come un san Sebastiano allo scopo esclusivo di mostrare che non sarebbe stata una “derrota”, una sconfitta rovinosa e senza onore. Ha fatto molto, in pochi mesi. Di più non poteva. Inascoltati dal Psoe fin oltre il limite, denunciati come antipolitici populisti demagoghi da una classe politica terrorizzata dalla sua propria debolezza, gli indignati avrebbero potuto e dovuto essere la spia delle reali ragioni del malessere. Avrebbero potuto e dovuto chiamare la classe politica al potere ad un’autocritica, a una rapida riduzione dei privilegi, a una riforma della democrazia rappresentativa senza per questo abdicare agli eccessi e alle patologie della democrazia diretta.
Elezioni in Lettonia. Valdis Dombrovskis, il trentanovenne primo ministro conservatore lettone, è il vero vincitore delle elezioni per il rinnovo del Parlamento della Lettonia. Saskanas Centrs, il partito filorusso di tendenza socialdemocratica, che tutti i sondaggi dall’estate ad oggi davano in testa, ha subito un’inattesa battuta d’arresto. Jānis Urbanovičs, leader di SC, dunque non sarà il primo premier filorusso della Lettonia dal crollo dell’Urss. Toccherà con ogni probabilità nuovamente a Valdis Dombrovskis ad assumere la guida del nuovo governo lettone. Questi i verdetti più significativi delle elezioni legislative che si sono svolte ieri in Lettonia. Vienotiba (Unità), il partito del premier Dombrovskis, ha ottenuto la maggioranza relativa con circa il 30%, un risultato sorprendente, non solo perché Dombrovskis, da un anno alla guida del paese, ha dovuto mettere in atto negli ultimi dodici mesi una politica decisamente impopolare, fatta di lacrime e sangue, per evitare la bancarotta della Lettonia, ma anche perché le elezioni europee dello scorso anno e la clamorosa vittoria alle elezioni per il sindaco di Riga di Saskanas Centrs sembravano aver aperto la strada per un’affermazione del partito filorusso anche in queste elezioni legislative (in Lettonia quasi il 30% della popolazione è russofona). Evidentemente l’elettorato lettone si è ricompattato di fronte alla minaccia di una forza politica filorussa che per la prima volta si presentava con una fondata possibilità di conquistare il potere nel paese, ma probabilmente ha anche premiato il grande sforzo di risanamento del bilancio dello Stato che la compagine governativa guidata da Dombrovskis ha intrapreso.
Elezioni svedesi. Vince il governo di centro destra uscente e si rafforzano le forze nazionaliste di destra, sinora irrilevanti nel contesto politico. Per la prima volta nella storia della Svezia un partito xenofobo entra in Parlamento, superando la soglia di sbarramento del 4%. La crisi economica ha portato via molto lavoro anche in Svezia e così la diffidenza verso gli stranieri, protagonisti di una sfida al ribasso sui salari, sembra essere notevolmente aumentata. Ma i record non sono finiti: era da circa un secolo che una coalizione di centrodestra veniva riconfermata. Il partito guidato da Fredrik Reinfeld, però, ha perso la maggioranza assoluta in Parlamento e aveva ipotizzato di chiedere il sostegno dei verdi, ma oggi gli ecologisti, che sono cresciuti e ora hanno oltre il 7%, hanno respinto ogni offerta. “E’ nostra opinione che… non abbiamo ricevuto un mandato dagli elettori per iniziare eventuali negoziati con l’Alleanza, né per entrare nel governo né per una più stretta collaborazione”, ha detto la leader dei verdi Maria Wetterstrand. L’Alleanza di Reinfeldt avrebbe 172 seggi sui 349 del parlamento, mentre ai socialdemocratici ne andrebbero 132, ai verdi 25 e ai democratici svedesi 20.
Bronislaw Komorowski è il nuovo presidente polacco. Il candidato del Partito liberale Piattaforma civica (Po) è stato eletto con il 53,1% contro lo sfidante di Diritto e Giustizia (Pis), Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del defunto capo dello Stato scomparso il 10 aprile scorso nell’incidente aereo di Smolensk. Komorowski ha ricevuto il 53,1% dei voti contro il 46,9% del suo rivale. Secondo un altro exit poll dell’Istituto SmgKrc diffuso dal canale privato Tvn24, Komorowski ha ricevuto invece il 51,09%, mentre Kaczynski il 48,91%. I dati ufficiali di partecipazione al voto indicano che il 56,2 % dei polacchi si è recato alle urne per il ballottaggio. “Ha vinto la democrazia polacca”, ha commentato a caldo Komorowski. In un discorso in diretta alla tv, l’attuale presidente del ramo basso del Parlamento, ha detto che “i polacchi hanno ragione di essere orgogliosi perché oggi ha vinto la democrazia”. Dal canto suo, Jaroslaw Kaczynski si è complimentato con il futuro neo-presidente per la sua vittoria.
Il governo italiano si regge in piedi nonostante i forti scossoni. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nonchè importante esponente del partito di maggioranza relativa Popolo della Libertà, ha effettuato una scissione e ora nonostante continui a sostenere con la sua nuova formazione Futuro e Libertà, il governo del premier Silvio Berlusconi; minaccia costantemente di farlo cadere se i provvedimenti fatti di volta in volta dal governo non gli verranno sottoposti. Fini, poi, ha anche effettuato una coalizione alternativa a quella di centrodestra e questo destabilizza ancor di più il governo. Nonostante le previsioni, comunque, il premier Berlusconi è riuscito ad ottenere la fiducia dai due rami del parlamento. Nel giorno della fiducia numerosi disordini in tutta Roma e in altre città. Centro storico blindato attraversata da quattro cortei, occupazione della pista dell’aeroporto di Palermo, blitz in piazza Affari a Milano, presidio di ricercatori e associati davanti a palazzo Carignano, a Torino, sede del primo Parlamento italiano. A Roma posti sotto particolare sorveglianza tutti i palazzi sedi delle istituzioni. Forze dell’ordine e blindati sostano sotto il Campidoglio, piazza Venezia, piazza Santi Apostoli e nei pressi di Palazzo Valentini, sede di Provincia e Prefettura. Centomila – hanno annunciato gli organizzatori – i partecipanti al corteo, tra cui anche precari, esponenti dei centri sociali, aquilani e cittadini di Terzigno. All’altezza dei Fori Imperiali, alcuni manifestanti hanno lanciato petardi che sono finiti all’interno dei Mercati Traianei e nei Fori.
Nei laburisti inglesi, riportati all’opposizione dopo 13 anni di governo, si è eletto il successore di Gordon Brown. A contendersi le primarie sono i due fratelli Miliband. Il vincitore è stato il fratello minore Ed: 40 anni, origine ebraica, un padre che era professore di marxismo e comunista convinto. «Mi sono iscritto al Labour a 17 anni», esordisce emozionato nel suo primo discorso, appena investito dell’incarico dal congresso del partito, «e mai, nemmeno nei miei sogni più azzardati, avrei immaginato di diventarne il leader». Il favorito era suo fratello maggiore, David, 45 anni, ex ministro degli Esteri, più esperto, più moderato, più blairiano, sostenuto da tutti i pezzi grossi del Labour. Ma Ed ha corteggiato la base, in particolare il sindacato, diventato quasi una parolaccia negli anni del blairismo, e ha vinto a sorpresa le primarie per la leadership. Ha prevalso di un soffio: 50,65 per cento contro il 49,35 dei consensi per suo fratello David. Il sorpasso è maturato solo all’ultima curva, quando le seconde preferenze degli altri tre candidati in lizza sono state suddivise fra i due fratelli, per vedere quale dei due arrivava al 50 percento più uno dei voti. E siccome il partito ha reso noto da quale settore proveniva ciascun voto, è diventato di dominio pubblico che David ha battuto Ed in ogni campo, tra i deputati, tra i semplici attivisti, tranne che in uno: fra i sindacalisti. È grazie alla spinta del sindacato che il nuovo leader del Labour è Ed Miliband, anziché David Miliband.
Anni di progresso nel movimento lgbt. L’Olanda è paese a riconoscere il matrimonio gay nel 2001. Gli obblighi e i diritti dei coniugi, compresa l’adozione,sono identici a quelli dei matrimoni eterosessuali. In Belgio il matrimonio gay è stato approvato nel 2003. Nel 2006 è arrivato il via libera alle adozioni. In Spagna il governo Zapatero ha approvato nel 2005 il matrimonio omosessuale e l’adozione tra coppie dello stesso sesso. In Norvegia una legge del gennaio 2009 ha messo sullo stesso piano i diritti di coppie etero e omosessuali. La Svezia è il paese pioniere nelle adozioni per le coppie gay. Dal 2009 gli omosessuali si possono sposare civilmente o con rito religioso. In Portogallo a gennaio il Parlamento ha adottato in prima lettura il progetto di legge del governo socialista che legalizza le nozze gay. Respinta la proposta di consentire le adozioni. In Islanda il matrimonio gay è legale dal 12 giugno. Per celebrare l’ evento la premier Johanna Sigurdadottir, omosessuale, ha sposato il 27 giugno la sua compagna. In Canada il matrimonio gay è legale dal 2005. Negli Stati Uniti le coppie gay hanno diritto di sposarsi a Washington dal 3 marzo. Il matrimonio gay è autorizzato poi in Iowa, Connecticut, Massachusetts, New Hampshire e Vermont. Il Sud Africa è l’unico paese africano ad aver legalizzato i matrimoni gay. La legge è passata a novembre 2006. Oltre che in Argentina, dal 4 marzo le coppie omosessuali possono celebrare matrimoni anche in Messico. In Uruguay e in alcuni stati del Brasile sono permesse le unioni civili.In Europa alcuni paesi hanno adottato leggi sulle unioni civili estese anche gli omosessuali: in Danimarca dal 1989 esiste un “partenariato registrato”; in Francia i Pacs dal 1999. Leggi simili anche in Germania dal 2001, in Finlandia dal 2002, in Nuova Zelanda dal 2004, in Gran Bretagna dal 2005, in Repubblica Ceca dal 2006 e in Svizzera dal 2007.
La comunità autonoma della Catalogna, di cui Barcellona è capoluogo, ha deciso di vietare la corrida. Il parlamento catalano ha infatti approvato l’abolizione nella regione dello spettacolo con i tori con 68 voti a favore, 55 contrari e 9 astensioni. La decisione arriva al termine di una lunga stagione di polemiche. La Catalogna è ora la prima regione spagnola a proibire le tradizionali manifestazioni nazionali dei tori. La norma entrerà in vigore nel gennaio 2012, fino ad allora la Plaza Monumental potrà ancora programma le corride. Il dibattito al Parlamento catalano si incentrava su un’iniziativa legislativa popolare sostenuta da 180.000 firme che chiedeva la fine dello spettacolo «barbaro».
L’Italia tornerà all’Eurofestival dopo 13 anni di assenza. Lo hanno confermato ufficialmente gli organizzatori della manifestazione. “Oggi è il giorno che ogni fan dell’Eurovision Song Contest aspettava: dopo 13 anni di assenza la Rai ha fatto richiesta di iscrizione per l’edizione del 2011”, si legge sul sito, “Erano anni che il nostro team faceva ogni sforzo per riportare i colleghi italiani al festival”. Sono parole firmate dal direttore della Ebu (European Broadcasting Union, l’unione delle televisioni europee) Jørgen Franck, che non sembrano quindi lasciare molti dubbi.
Categorie:Europa, Unione Europea

















































