Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali». Silvio Berlusconi è furioso, è l’una di domenica mattina ed è appena entrato in casa a Villa San Martino ad Arcore, la televisione è accesa ad alto volume e i telegiornali parlano della richiesta di divorzio avanzata da sua moglie Veronica Lario. Risponde al telefono ma il suo umore è cupo, fatica a nascondere il fastidio verso i quotidiani: «Avete dato tanto spazio ad una vicenda privata piena di falsità. Avete preso le parole della signora, le avete amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi». Parte a raccontare, per venti minuti parla senza quasi prendere fiato, e la sua rabbia gira tutta intorno alla vicenda di Noemi Letizia e della sua festa dei 18 anni a Casoria. La parola «minorenne», pronunciata dalla moglie, è quella che per Berlusconi rende impossibile qualunque riconciliazione: «Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. E’ una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro. La cosa mi sembrava talmente chiara e limpida che pensavo fosse impossibile che ci si potesse costruire sopra un tale castello di menzogne. La signora divide. Ma in definitiva, il consorte può contare sull’ indulgenza, o sul silenzio, delle “sue” donne in politica. Tra le donne del centrodestra circola qualche imbarazzo? «Imbarazzo per tutto quello che è accaduto prima, le candidature alle europee, le veline eccetera.
Non c’ è un cifra che vada per il verso giusto: scende il Pil, sale la disoccupazione, cresce il debito e aumenta la pressione fiscale. Va detto che se l’ Italia è messa così il resto dell’ Europa non sta meglio, ma letti in fila, nero su bianco, i dati sull’ andamento dei conti pubblici forniti dal Tesoro nella Relazione Unificata sull’ Economia lasciano poco spazio all’ ottimismo. E’ vero che da più parti si pensa che il fondo sia stato toccato, ma anche chi vuol vedere rosa deve ammettere che per quest’ anno non c’ è nulla da fare: staremo con entrambi i piedi nella crisi. Poi, dal 2010, si faranno piccoli passi verso un soffio di ripresa (dal meno 4,2 per cento di quest’ anno il Pil passerebbe al più 0,3). Il Tesoro assicura che, nel momento in cui la tendenza s’ invertirà, ci faremo trovare pronti. «La crisi rappresenta un’ opportunità di cambiamento e sviluppo – precisa – superata l’ attuale fase di difficoltà della domanda mondiale, l’ economia italiana potrà contare su una base più solida per la sua ripresa». Uno zoccolo duro, ricorda, formato da un sistema bancario «meno vulnerabile» rispetto a quello di altri paesi e sul fatto che le famiglie italiane sono «meno indebitate rispetto alla media dell’ area euro».
Nonostante il parere contrario del Governo la Camera approva a scrutinio segreto (con 232 sì, 225 no e 12 astenuti) l’emendamento Franceschini (Pd) e Vietti (UdC) per sopprimere l’articolo 5 che portava da 60 a 180 giorni il tempo massimo di permanenza degli immigrati nei CIE. Alla fine il decreto passa. Ma la retromarcia del governo sulle ronde e la secca bocciatura sull’esecuzione dell’espulsione degli immigrati fanno esplodere l’ira della Lega. Che infatti non parteciperà al voto finale. Insomma, il Carroccio, che della sicurezza fa uno dei suoi temi forti, deve incassare, nella stessa giornata, il doppio stop alla Camera di due norme che considerava vitali: le ronde e la permanenza dei clandestini nei Cpt. Le prime vengono stralciate dal decreto, la seconda viene cancellata grazie al voto di alcuni parlamentari della maggioranza che si schierano con l’opposizione. Troppo per Bossi e soci che danno libero sfogo alla rabbia e chiamano in causa il premier: “Berlusconi garantisca per le scelte di governo”. Una minaccia, neanche tanto velata, alla tenuta dell’esecutivo.
Il Senato vota la fiducia sul secondo ddl Anticrisi 2009 circa gli incentivi industriali, che viene così convertito in legge. Lo stesso giorno la Camera approva (con 397 sì, 6 no e 2 astenuti) il primo ddl Sicurezza 2009 contenente il reato di atti persecutori (stalking). Il Senato approva (con 261 sì, 3 no e 1 astenuto) per il primo ddl Sicurezza 2009 presentato dal Ministro Maroni. Con l’ok bipartisan del Senato, il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Fuori dal provvedimento le ronde e la proroga dei Cei, i Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini. Dentro l’aggravante per le violenze sessuali, il reato di stalking e il turismo sessuale. Hanno votato a favore la maggioranza, l’Italia dei valori, il Pd e l’Udc. Il provvedimento è stato approvato con 261 voti favorevoli, 3 contrari – i senatori radicali – ed un astenuto, Francesco Pardi dell’Idv.
Approvato in definitiva il ddl contenente la delega al Governo in materia di federalismo fiscale. Con 154 voti a favore, 6 contrari e 87 astenuti il Senato ha approvato questa sera il provvedimento, in via definitiva. Hanno votato sì la maggioranza e l’Italia dei valori; no l’Udc; si è astenuto il Pd, che ha strappato l’approvazione a un suo ordine del giorno in cui si ribadisce la necessità di riforme condivise. E subito i leghisti hanno fatto festa. Appena il presidente del Senato, Renato Schifani, ha letto i risultati della votazione e ha detto: “Il Senato approva”, i senatori del Carroccio si sono alzati in piedi tutti insieme e hanno sventolato i fazzolettoni verdi con il simbolo del loro partito, per manifestare la loro gioia. Tra i banchi del governo ci sono stati abbracci e strette di mano verso il leader del Carroccio Umberto Bossi (erano presenti anche sua moglie e suo figlio Renzo) e gli altri ministri leghisti. “Una giornata storica”, ha commentato Roberto Maroni.
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