Economia

Crisi Islanda, la situazione

La corona islandese ha perso oltre il 35% del suo valore contro l’euro fra gennaio e settembre 2008, l’inflazione era salita al 14% ed il tasso d’interesse nazionale era stato alzato fino al 15,5% per contrastare l’elevata inflazione.

La notte di mercoledì 8 ottobre 2008 la Banca centrale islandese abbandonò il tentativo di mantenere il tasso di cambio della corona ancorato ai 131 corone contro euro. Il giorno dopo la corona islandese veniva scambiata a 340 contro euro, in seguito alla nazionalizzazione dell’ultima grande banca da parte del FME ed alla conseguente perdita di ogni camera di compensazione finanziaria. Il giorno seguente la Banca centrale limitò fortemente l’acquisto di valuta estera all’interno dei confini nazionali. Fra il 9 ottobre ed il 5 novembre la Banca centrale europea fissò un tasso di cambio fra corona ed euro pari a 305.

Per facilitare il commercio estero il 15 ottobre la Banca centrale mise in piedi un sistema temporaneo di aste quotidiane di moneta, in cui domanda e offerta determinavano il valore della corona. La prima di queste aste vendette 25 milioni di euro ad un cambio di 150 corone. Il cambio delle corone islandesi all’esterno del paese ricominciò il 28 ottobre ad un cambio di 240 contro euro, dopo l’innalzamento del tasso d’interesse islandese fino al 18%.

A novembre il cambio reale (calcolato cioè scontando l’inflazione) della corona, come riportato dalla Banca centrale islandese, era circa un terzo più basso del cambio medio del periodo 1980 – 2008, e il 20% in meno del minimo storico nello stesso periodo; il cambio riportato dalla Banca centrale europea era ancora peggiore. Il 28 novembre la Banca centrale islandese cambiava la corona a 182,5 contro l’euro, mentre la Banca centrale europea la cambiava a 280. Quello stesso giorno la banca centrale ed il Ministero dell’economia modificarono la regolamentazione imposta dalla Banca centrale all’inizio della crisi. Venivano così vietati i movimenti da e verso l’Islanda senza un’esplicita autorizzazione da parte della banca centrale. Si stima che gli investitori stranieri possedessero circa 2,9 miliardi in titoli in corone, soprannominati glacier bond.

Le nuove regole obbligavano inoltre la popolazione islandese a depositare ogni somma in valuta straniera in una banca islandese, anche se vi sono prove riguardanti operazioni effettuate da esportatori islandesi sui mercati esteri, che cambiavano corone islandesi contro euro e sterline al di fuori del controllo della Banca centrale islandese e svuotando così il mercato interno di valuta estera. La Banca centrale dovette quindi vendere 124 milioni di euro di proprie riserve valutarie per compensare la differenza, paragonato ad un avanzo commerciale stimato in 13,9 milioni di euro.

L’ultima asta si tenne il 3 dicembre 2008. Il giorno seguente il mercato interno interbancario dei cambi riaprì con tre intermediari finanziari, tutti di proprietà pubblica. Nei primi due giorni di contrattazioni, la corona perse circa il 22% del proprio valore contro l’euro (stabilito durante l’ultima asta monetaria), salendo fino a 153,3.

Categorie:Economia, Europa

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