Economia

Ddl salva banche con i Tremonti bond

Ddl salva banche con i Tremonti bond

Ddl salva banche con i Tremonti bond

Approvazione definitiva del ddl Salva Banche contenente i cosiddetti Tremonti bond.

La crisi globale del sistema finanziario e bancario ha indotto anche il nostro governo ad intervenire a salvaguardia della stabilità delle banche (D.L. n. 155/2008 e n. 157/2008), prevedendo, tra le altre cose, la possibilità che il MEF (Ministero dell’Economia) sottoscriva aumenti di capitale deliberati da banche italiane e venga così ad assumere il ruolo di azionista in un’impresa bancaria (art. 1 D.L. 155/2008).

Venerdì 24 ottobre le borse europee hanno bruciato circa 230 miliardi di euro e le nostre principali banche hanno subito ancora una volta perdite consistenti nel valore dei titoli. La possibilità che lo Stato entri nel capitale delle banche si sta facendo sempre più probabile ed imminente.

In questo nuovo contesto economico e finanziario è doveroso chiedersi quale ruolo lo Stato andrà ad assumere nel governo delle banche e quindi nell’economia di questo paese. Siamo ancora in presenza di uno Stato “regolatore” o si assiste ad un ritorno (non dichiarato) allo Stato imprenditore o gestore? O ancora questi interventi segnano la (ri)emersione del c.d. Stato-salvatore (G. Napolitano1), il quale non intende negare il valore del mercato, ma solo ripristinare il suo corretto funzionamento?

Una seria riflessione su questi temi è essenziale. Non solo infatti l’intervento dello Stato nel capitale delle banche appare imminente, ma, sebbene tutti auspichino la straordinarietà dell’intervento statale e siano convinti di una sua “temporaneità”, quanto accaduto dopo la crisi del 1929 dimostra chiaramente “come interventi inizialmente concepiti come meramente transitori abbiano poi generato trasformazioni profonde dando luogo, con il New Deal statunitense, alla figura dello Stato regolatore e distributore e, nei paesi europei, a quella dello Stato programmatore e imprenditore” (G. Napolitano).

Il D.L. n. 155/2008 è invece decisamente ambiguo su questi punti assolutamente cruciali.

Finalità dichiarata del decreto è “garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali”, prevedendo un “programma di interventi per la protezione del pubblico risparmio e per la tutela della stabilità finanziaria”. Come si legge nella Relazione illustrativa, “le esigenze alla base del provvedimento trovano saldo fondamento tanto sul piano nazionale, alla luce dell’art. 47 Cost., quanto nel quadro comunitario, in considerazione delle conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 ottobre, favorevoli all’adozione di ogni misura necessaria per rinforzare il sistema bancario e proteggere i risparmi in risposta alle turbolenze finanziarie”. Molti paesi – ad iniziare dagli Stati Uniti con il c.d. Emergency Economic Stabilization Act of 2008 – si sono già mossi in questa direzione.

Venendo a quanto più interessa, il MEF è autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere aumenti di capitale deliberati da banche italiane, a condizione che: a) la banca presenti una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d’Italia; b) esista un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi e che la Banca d’Italia valuti adeguato tale programma; c) la Banca d’Italia abbia valutato che le politiche dei dividendi, approvate dall’assemblea della banca richiedente, per il periodo di durata del programma di stabilizzazione e rafforzamento “siano coerenti con il programma stesso”.

Per quanto attiene ai diritti patrimoniali connessi alla partecipazione dello Stato, si stabilisce che “le azioni detenute dal Ministero dell’economia, dalla data di sottoscrizione sino alla data di eventuale cessione, sono privilegiate nella distribuzione dei dividendi rispetto a tutte le altre categorie di azioni” (art.1, c. 3). E ciò “a tutela degli interessi dei contribuenti a un ritorno finanziario per l’intervento pubblico” (Rel. illustrativa).

Più ambigua è la disciplina in merito al diritto di voto spettante allo Stato-azionista. Sul punto regna anzi una grande confusione, non essendovi aderenza alcuna tra dichiarazioni pubbliche di presentazione del decreto (Lo Stato non vota), testo attuale e prospettive di modifica.

2 risposte »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.