Centrosinistra

Governo Prodi II: quattordicesimo mese


Pd, Prodi vuole più candidati

Romano Prodi e Walter Veltroni

Proseguono le liberalizzazioni volute dal governo Prodi. Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge Bersani che apre il mercato dell’elettricità. Dal 1 luglio le famiglie italiane e le piccole e medie imprese (le grandi aziende potevano già farlo), potranno cambiare il gestore dell’elettricità senza subire un aggravio dei costi. Una direttiva che Palazzo Chigi ha varato per tutelare i consumatori – circa 30 milioni – e per abbattere gli alti costi della fornitura energetica creando un mercato piu’ competitivo con tariffe piu’ vantaggiose. Nel 2006 la produzione di elettricità in Italia è stata di 302 mila gigawatthora, meno della domanda, che è stata invece di 316 mila gigawatthora.

“E’ un momento importante della mia vita politica e personale”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Walter Veltroni, uscendo dal ministero dei Beni culturali dove si e’ intrattenuto a colloquio per circa tre quarti d’ora con il vice premier, Francesco Rutelli. I due uomini politici sono usciti insieme, baciandosi e abbracciandosi pubblicamente e sono apparsi entrambe sorridenti e rilassati. A chi gli chiedeva se la decisione di candidarsi alla leadership del Partito Democratico fosse vicina, Veltroni ha risposto: “E’ vicina quanto lo era ieri, non e’ cambiata nella notte. Queste sono quelle cose per le quali bisogna soprattutto colloquiare con se stessi e con la propria coscienza e poi sentire le opinioni di persone che si stimano”. Il sindaco ha, infine, detto di augurarsi che, “quali che siano le scelte che si faranno, questo possa essere un momento importante per tutti noi che finalmente vediamo coronato il sogno del nascente Partito Democratico. Per tutti noi – ha concluso – e per il Paese”. Un governo, due matrimoni, più di un funerale, un amore che non c’ è più sostituito da qualcosa di più importante, in politica e forse nelle convivenze: la convinzione che il futuro è comunque un rapporto riconquistato con il passato. Eccola qua la storia, persino la love story, fra Romano Prodi e Walter Veltroni. Rischio di collisione? «Io non lo vedo. Un governo forte ha bisogno di una struttura di partiti forti dietro le spalle. Un Pd grande, robusto, renderà ancora più grande e ancora più robusta l’ intera Unione». Parole pubbliche del premier che coincidono con un ragionamento privato.  «Primarie aperte» per la leadership del Partito democratico. Le invoca Romano Prodi, con una lettera diffusa ieri dal suo sito Internet. «Sbaglia – avverte il presidente del Consiglio – chi pensa che tutto sia già scritto e preordinato: c’ è spazio per candidati, liste e progetti, ma guai a immaginare questa corsa come una corsa “contro”». All’ indomani della riunione del comitato dei 45, che ha fissato le regole in vista dell’ appuntamento del 14 ottobre, il premier sollecita tutti i potenziali candidati alla leadership a schierarsi in nome delle idee. Walter Veltroniè già in campo, ma il Professore preferisce una gara vera, con più concorrenti: «Il Pd ha bisogno di novità ed esperienza, gioventù e saggezza, grinta e metodo», e queste caratteristiche le deve avere non solo il leader, ma anche «i segretari regionali» che verranno eletti, pure loro, il 14 ottobre. «In questi tre mesi – continua Prodi – chiedo a tutti di lasciare da parte i bizantinismi e i contrappesi» che appartengono a «una egoistica logica di appartenenza». «Nella maggioranza c’ è già chi sta facendo i conti del dopo Prodi. è un disastro perché, con tutti i suoi limiti, questo governo per noi rappresenta l’ equilibrio più avanzato possibile. E c’ è chi è al lavoro per scardinarlo». Per il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, le talpe al lavoro per provocare la crisi hanno nomi e cognomi: Rutelli, Dini, Montezemolo, i moderati dell’Unione. Esiste davvero un disegno neocentrista per mettervi alla porta? «C’ è un disegno esplicito, che è stato persino teorizzato da Cordero di Montezemolo, cioè dalla Confindustria. è quello di costruire un sistema di alleanze centriste, con dei precisi referenti sociali, che tendano a marginalizzare sinistra e sindacati. E’ una logica che contrasta, prima che con il programma dell’ Unione, con il vocabolario».  Il manifesto «per il coraggio delle riforme», a detta dei rutelliani, avrebbe raccolto in due giorni già migliaia di adesioni ma dentro al Partito democratico a prevalere sono piuttosto le critiche, condite dai retropensieri sulle reali motivazioni del vicepremier. C’è infatti chi lo vorrebbe attivo nello scalzare Prodi, per ritagliarsi un ruolo centrale nel futuro governo (con l’ appoggio dell’ Udc), altri invece, come i Ds, pur condividendo l’ impianto del manifesto, criticano «l’ opportunità» di quella «forzatura» sulle alleanze, che può mettere in imbarazzo Walter Veltroni. I più sospettosi di tutti, ovviamente, sono gli uomini della sinistra radicale, che vedono in quel prefigurare coalizioni di «nuovo conio» una conferma della trama centrista per scalzarli dal governo.

Non solo azioni militari, ma anche superamento del proibizionismo sulle culture dell’oppio. E’ questa la posizione di Emma Bonino sull’Afghanistan. ‘Le vittime civili, le vittime collaterali sono sempre una cosa terribile. A volte pero’, se non si partecipa o non si vuole partecipare alle missioni militari, e’ difficile mettersi a criticare dall’esterno. E tuttavia e’ ovvio che la sola azione militare non puo’ essere risolutiva. Quello che piu’ mi preoccupa, complessivamente, e’ che rimane il problema di fondo, che non trova orecchie attente, quello dello sviluppo economico e di questo cancro straordinario, il proibizionismo sulle colture di oppio. Non voglio ora riaprire questo dossier, ma e’ indubbio che sono proprio i proventi illegali -sottratti al bilancio dello Stato- a finanziare bande di tutti i tipi, compresi i talebani’.

Durante la votazione per l’approvazione del secondo ddl Mastella di riforma dell’ordinamento giudiziario il governo Prodi esprime contrarietà ad un emendamento del senatore Roberto Manzione (Ulivo). L’emendamento però sarà ugualmente approvato (con 156 sì, 151 no e 1 astenuto) grazie ai voti dell’opposizione e di altri 2 senatori oltre al citato Manzione. Quando sono in vena di gentilezze i suoi colleghi dell’ Ulivo lo definiscono «un rompiscatole» (il termine, in realtà, è un po’ più crudo). Del resto egli stesso non fatica ad ammettere di esser sempre stato «un bastian contrario». Fin dai tempi in cui, giovane e aitante avvocato, militava a Salerno nel partito repubblicano e intanto strizzava l’ occhio alla nascente Alleanza democratica di Adornato e Bordon. Il Senato respinge (con 155 sì, 156 no e 2 astenuti) un secondo emendamento di Manzione alla riforma Mastella. In seguito il Senato approva il ddl Mastella. Le opposizioni non partecipano al voto. Una giornata di fuoco che si conclude con l’abbandono dell’aula da parte della Cdl, che non partecipa al voto finale. Ma intanto Palazzo Madama approva il ddl Mastella sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Decisivo in questo caso voto dei senatori a vita, che scatena le ire dell’opposizione: con l’Unione votano Rita Levi Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo. Si astiene Giulio Andreotti, assenti Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Pininfarina. Soddisfatto Clemente Mastella: “Abbiamo fatto un’ottima cosa per il Paese, una buona riforma, di grande equilibrio”. Duro Gianfranco Fini: “Un voto costituzionalmente legittimo ma politicamente immorale, con cui il presidente Scalfaro e i senatori a vita si sono assunti la responsabilità di alimentare il crescente disprezzo per le istituzioni. Un governo che non si dimette anche se non ha una maggioranza politica è un insulto per la democrazia”.

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