Centrosinistra

Bindi attacca il manifesto-Rutelli è come un referendum su Prodi

Bindi attacca il manifesto-Rutelli è come un referendum su Prodi

Rosy Bindi, Francesco Rutelli e Romano Prodi

Il manifesto «per il coraggio delle riforme», a detta dei rutelliani, avrebbe raccolto in due giorni già migliaia di adesioni (tra gli ultimi lo scrittore Alberto Bevilacqua, il primo ballerino della Scala Roberto Bolle, i registi Calopresti, Placido, Scaparro, il premio Oscar Francesca Lo Schiavo) ma dentro al Partito democratico a prevalere sono piuttosto le critiche, condite dai retropensieri sulle reali motivazioni del vicepremier. C’è infatti chi lo vorrebbe attivo nello scalzare Prodi, per ritagliarsi un ruolo centrale nel futuro governo (con l’ appoggio dell’ Udc), altri invece, come i Ds, pur condividendo l’ impianto del manifesto, criticano «l’ opportunità» di quella «forzatura» sulle alleanze, che può mettere in imbarazzo Walter Veltroni. I più sospettosi di tutti, ovviamente, sono gli uomini della sinistra radicale, che vedono in quel prefigurare coalizioni di «nuovo conio» una conferma della trama centrista per scalzarli dal governo.

«Ormai è chiaro – sentenzia il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano – che i problemi per il governo non vengono dalla sinistra della coalizione, ma dal centro». Mentre il testo è accolto dal gelido silenzio di Prodi, l’ area ulivista è entrata in fibrillazione. Franco Monaco accusa Rutelli di voler «scimmiottare la destra» e lo provoca sostenendo che il manifesto, «a essere generosi esprime una particolare visione del Pd che dovrebbe concretarsi in una candidatura distinta e in competizione con Veltroni, a essere severi rappresenta l’ asse di una nuova Udc che riconcilia Casini e Follini intorno all’ obiettivo di rimettere in discussione il bipolarismo». Ma l’ attacco più pesante è quello di Rosy Bindi, che prende di petto Dario Franceschini, reo di aver manifestato il suo consenso al documento: «E’ evidente che con questo manifesto Rutelli vuole abbinare alle primarie anche un implicito referendum sulla guida del governo. Franceschini e Veltroni la pensano allo stesso modo? Mi chiedo, e vorrei una risposta soprattutto da Franceschini, se condivide anche l’ ipotesi di nuove alleanze». Il numero due del “ticket” replica infastidito parlando di «dietrologie», quindi ribadisce il suo sostegno al «buon impianto riformista» del manifesto. Al quale, in privato, avrebbe espresso tuttavia qualche critica proprio per la frase sulle alleanze: «Va bene la prima parte, lo stimolo alle riforme e alle crescita, ma quel passaggio finale… Quando i giornalisti mi hanno chiesto un commento, ho fatto finta di non averlo letto». Anche il candidato leader del Pd si muove con circospezione di fronte alla proposta Rutelli, con lo stesso spirito «sostengo-ma-non-firmo» assunto sul referendum elettorale. «Il manifesto contiene elementi di programma di grande interesse, coincidenti con la piattaforma che ho espresso a Torino», premette il sindaco, salvo puntualizzare subito dopo che «il Pd sostiene con grande forza, come ho detto anche a Torino, l’ azione di questo governo». Il manifesto di Rutelli intanto una prima conseguenza concreta ce l’ ha sul gruppo dei teodem, che finisce per dividersi. Luigi Bobba e Paola Binetti hanno aderito all’ appello (di cui Bobba è uno degli estensori). «Ci sarà anche Baio Dossi – assicurava Binetti – e forse anche Carra». La risposta della Baio Dossi – ora vicina a Fioroni – è invece una doccia fredda: «Non ho sottoscritto il documento di Rutelli, sono e resto popolare». Anche Enzo Carra prende tempo: «Non sottoscrivo manifesti che non ho contribuito a scrivere».

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