Centrosinistra

Veltroni candidato ufficiale a segretario del Pd nascente

Il governo ombra

Walter Veltroni

Un governo, due matrimoni, più di un funerale, un amore che non c’ è più sostituito da qualcosa di più importante, in politica e forse nelle convivenze: la convinzione che il futuro è comunque un rapporto riconquistato con il passato. Eccola qua la storia, persino la love story, fra Romano Prodi e Walter Veltroni. Rischio di collisione? «Io non lo vedo. Un governo forte ha bisogno di una struttura di partiti forti dietro le spalle. Un Pd grande, robusto, renderà ancora più grande e ancora più robusta l’ intera Unione». Parole pubbliche del premier che coincidono con un ragionamento privato. Più che amore – avrebbe detto Massimo Troisi – Veltroni è un calesse per il centrosinistra. Oggi il premier non sarà a Torino all’ incoronazione del sindaco di Roma a principe del Pd. Anzi, visto quel che dichiarano Bertinotti& C., a principe del centrosinistra. Né c’è da aspettarsi nemmeno una benedizione in pompa magna. Ma non è una presa di distanza: è rispetto dei ruoli e di una competizione, le primarie del 14 ottobre, che comunque è da giocare anche se dall’ esito scontato. E Prodi stima, mai gli farebbe uno sgarbo, Pier Luigi Bersani, pragmatico nordico deciso a far sentire il suo peso. Quindi viva Veltroni, ma salviamo la forma, sperando sia anche sostanza. «La competizione elettorale – dice Prodi – esige un ruolo plurale dei contendenti.

Quello che è importante è che sia aperta non solo a coloro che fanno politica attiva. L’ importante è che vadano a votare tanti ragazzi, tante donne, tanti appartenenti ad associazioni anche se mai hanno fatto parte di partiti. Il problema è di dare a questa competizione davvero il senso di una grande apertura popolare». Da tempo il Professore aveva accettato che Walter sarebbe stato il suo successore. Ne ammira, pur con qualche invidia e ripetute ironie, la capacità di costruire consenso. «Porca miseria se è bravo. Piace a tutti. Sa muoversi come nessun altro». Persino la trasversalità che lui ha perso. Non ha amato le accelerazioni, nel suo orgoglio professorale. Ne ha preso atto, rivendicando di aver tramutato una possibile ostilità – il vecchio che non cede al giovane – in una scelta strategica. Utile ad entrambi. In questo accomunato a un D’Alema con cui ha ricostruito un rapporto a occhi aperti. «E adesso dice anche che è tempo di risposte e non di sogni» invidia Prodi, con affetto, l’ ultima uscita di Veltroni. «Ma non è lui che come film preferito cita “L’ uomo dei sogni” con Kevin Koster che ricostruisce l’ America di Kennedy su un campo di baseball?». Veltroni al Pd, Prodi al governo, dopo aver dovuto accantonare le speranze di essere anche il deus ex machina del partito che verrà. La stella veltroniana dovrebbe assicurare – secondo il pensare prodiano – anche meno insidie sul percorso dell’ esecutivo. Mettere in sordina, se non in naftalina, i governi Dini, Marini, istituzionali, tecnici. Prodi è il presente, Veltroni il futuro. In mezzo non ci dovrebbe essere posto – ragiona Prodi – per soluzioni che comunque non solo farebbero fuori il vecchio leader ma marchierebbero anche il futuro. In questa convergenza nemmeno troppo parallela entrambi potrebbero lavorare al proprio progetto. «È dal primo giorno che sono al governo – avvisa Prodi – che dicono che cado il giorno dopo. Quindi io prego tutti di continuare con questa novena perché incoraggia la nostra attività, soprattutto adesso che stiamo raccogliendo i frutti di un anno di lavoro complicato, difficile». Lontani i tempi del primo governo, Prodi premier Veltroni vice, la partita Reggiana-Juventus a suggellare una fratellanza. Ma via anche l’ ira di Prodi per Veltroni che alla caduta, nel ‘ 98, scelse di non lavorare per un nuovo partito ma di fare il segretario del Pds. Era la sperata «Operazione Delfino» che ora ritorna, molto più algida, ma anche inevitabile per tutti i protagonisti. In mezzo c’ è stato Prodi in Europa, un rapporto distante che comunque si riavvicinava nella constatazione che Walter continuava a correre. Da solo. E pure due matrimoni simbolici come i funerali di amici andati: quelli di Silvio Sircana ed Angelo Rovati, sodale del premier, sposati da Veltroni in Campidoglio. Con Prodi testimone. E il premier è curioso di vedere come Walter si presenterà a Torino, tappa di partenza della riconquista di un nord ostile. Nel 2000, al congresso Pds dell’ «I care», Veltroni citò Bobbio, Levi, Einaudi, Gobetti, Frassati, «il confine che diventa connessione». Pure il «mai i partiti hanno toccato il punto più basso nella propria popolarità». Ma da allora molta acqua è passata, non solo sul Po.

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