Centrosinistra

Diliberto: C’è un disegno centrista per scardinare il governo Prodi

Diliberto: ritiro delle truppe gia' entro l'estate

Oliviero Diliberto

«Nella maggioranza c’ è già chi sta facendo i conti del dopo Prodi. è un disastro perché, con tutti i suoi limiti, questo governo per noi rappresenta l’ equilibrio più avanzato possibile. E c’ è chi è al lavoro per scardinarlo». Per il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, le talpe al lavoro per provocare la crisi hanno nomi e cognomi: Rutelli, Dini, Montezemolo, i moderati dell’Unione. Esiste davvero un disegno neocentrista per mettervi alla porta? «C’ è un disegno esplicito, che è stato persino teorizzato da Cordero di Montezemolo, cioè dalla Confindustria. è quello di costruire un sistema di alleanze centriste, con dei precisi referenti sociali, che tendano a marginalizzare sinistra e sindacati. E’ una logica che contrasta, prima che con il programma dell’ Unione, con il vocabolario». Che c’ entra il vocabolario? «Rutelli parla di coraggio riformatore, Dini ci definisce conservatori. Ma le riforme sono quelle cose che servono per estendere i diritti, non per restringerli. E conservatore è colui che tende a mantenere dei privilegi, non la sinistra. Rutelli spaccia per riforme un pesante arretramento sul piano dei diritti» Non è un privilegio consentire di andare in pensione a 57 anni mentre in tutta Europa si percorre la strada opposta? «Vorrei far fare un esperimento pratico a Dini e Rutelli. Provare a salire su un’ impalcatura di un cantiere edile a 58 anni e vedere se si trovano bene. Il punto è questo: la stessa età anagrafica dipende da come gli anni li hai passati. La mia età è diversa da chi ha fatto l’ operaio, oppure l’ infermiere facendo i turni di notte, oppure l’ impiegato in un lavoro ripetitivo». Così non rende semplice una soluzione di compromesso… «Dobbiamo rispettare l’ impegno di abolire l’ innalzamento da 57 a 60 anni e modulare, a seconda del lavoro che si svolge, eventuali modifiche». è un’ apertura? «No, tutto il contrario. Confido che i sindacati tengano duro». Torniamo al “manifesto” di Rutelli.

Il vicepremier sostiene che il suo non voleva essere un attacco al governo. «E’ del tutto evidente che quello di Rutelli è un attacco al governo: violento, lucido e determinato. E noi dobbiamo sventarlo, non agevolarlo. Se vuole si assuma lui la responsabilità della crisi». Ci sono settori della maggioranza che non considerano più un tabù la sostituzione di Prodi con Veltroni? «Io credo che per i moderati della maggioranza il problema non sia tanto la persona quanto l’ assetto politico. Vogliono espungere la sinistra dalla maggioranza perché, finché ci siamo noi, le misure più impopolari non passano». Continuando a litigare così, sul ciglio del burrone, avvicinate la fine… «Il rischio, se continuiamo su questa strada, è già scritto. Noi faremo il lavoro sporco, cioè il risanamento, scontentando il nostro elettorato, dopodiché torna Berlusconi, perché la nostra gente ci avrà voltato le spalle. Non mi sembra un risultato brillante. Ma nel manifesto di Rutelli c’ è proprio un passaggio, che posso citare a memoria, in cui dice che “bisogna evitare il ritorno delle destre, ma soprattutto, evitare che la sinistra blocchi le riforme”. Cioè preferisce la destra alla sinistra. Viene da chiedersi perché nel 2006 abbia siglato un patto con noi». Come potete evitare questo esito? «Per provarci, la sinistra deve essere più forte e sarà più forte se sarà unita». Il cantiere della cosa rossa tuttavia segna un po’ il passo… «Ora dobbiamo accelerare con grande determinazione, altrimenti i fatti andranno più avanti di noi. A ottobre dobbiamo creare un evento politico di unità, che abbia anche qualche gamba organizzativa. Lasciamoci alle spalle la stagione delle nicchie e degli egoismi: se ci sono riusciti persino i socialisti, i più litigiosi tra tutti…».

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