Giustizia

Senato, il ddl Mastella passa tra le polemiche

Mastella si dimette

Clemente Mastella

Il Senato respinge (con 155 sì, 156 no e 2 astenuti) un secondo emendamento di Manzione alla riforma Mastella. In seguito il Senato approva il ddl Mastella. Le opposizioni non partecipano al voto.

Una giornata di fuoco che si conclude con l’abbandono dell’aula da parte della Cdl, che non partecipa al voto finale. Ma intanto Palazzo Madama approva il ddl Mastella sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Decisivo in questo caso voto dei senatori a vita, che scatena le ire dell’opposizione: con l’Unione votano Rita Levi Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo. Si astiene Giulio Andreotti, assenti Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Pininfarina. Soddisfatto Clemente Mastella: “Abbiamo fatto un’ottima cosa per il Paese, una buona riforma, di grande equilibrio”. Duro Gianfranco Fini: “Un voto costituzionalmente legittimo ma politicamente immorale, con cui il presidente Scalfaro e i senatori a vita si sono assunti la responsabilità di alimentare il crescente disprezzo per le istituzioni. Un governo che non si dimette anche se non ha una maggioranza politica è un insulto per la democrazia”.

Berlusconi: “Il governo non ha la maggioranza”. “Sapevo che ci sarebbero stati i voti dei senatori a vita”: così Silvio Berlusconi commenta l’esito del voto a Palazzo Madama, rispetto al quale aveva parlato di “una giornata non determinante per il governo”. “Dal punto di vista prettamente costituzionale – sottolinea il leader di Fi – il governo ha ottenuto la maggioranza, ma dal pundo di vista politico questa maggioranza non c’è stata”.

Finocchiaro: “Ce l’avremmo fatta lo stesso”. “Anche senza il voto dei senatori a vita, se la matematica non è un’opinione, ce l’avremmo fatta”. Il capogruppo dell’Ulivo, Anna Finocchiaro, invita a fare i conti “per accorgersi che quello che la Cdl dice non è vero”. E aggiunge: “Ancora una volta la maggioranza al Senato, con due soli voti di maggioranza e pure in presenza di dissociazioni sui voti, ha sorretto il governo. Voglio ricordare che nella scorsa legislatura, per approvare il provvedimento sull’ordinamento giudiziario, la maggioranza di quasi cento voti del presidente Berlusconi dovette mettere il voto di fiducia”.

Il nodo Manzione. Seduta al cardiopalma, in attesa della votazione sull’emendamento del senatore della Margherita, Roberto Manzione, che ha messo in discussione l’accordo politico raggiunto nella maggioranza. Dopo l’incontro di ieri con Mastella, che ha minacciato le dimissioni, Manzione aveva sottolineato: “Tra me e Mastella le posizioni sono distanti. Io resto sulle mie”. Il capogruppo di Prc, Giovanni Russo Spena, aveva avvertito che se l’emendamento fosse passato, si poteva arrivare alla crisi di governo.

La Cdl abbandona l’aula. Forza Italia, An, Udc e Lega escono dopo il no al secondo emendamento Manzione, respinto con 156 voti contrari, 155 sì e due astenuti. Il primo è il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli. “E’ inaccettabile quanto accaduto – dice – e se è legittimo che i senatori a vita votino, in commissione e in Aula da martedì mattina non si sono mai presentati. Sono arrivati ora perché il governo era in pericolo. Festeggiate la vittoria come vi pare, votatevi la legge da soli insieme ai senatori a vita”. Alle parole dell’esponente di An si accodano gli altri capigruppo della Cdl. Conclude Roberto Castelli: “Vi lasciamo qui a festeggiare come sul ponte del Titanic. Oggi vi siete garantiti qualche giorno in più, ma dal punto di vista politico e democratico siete alla frutta”. “Mi dispiace – commenta Mastella – soprattutto per i vecchi amici dell’Udc, quand’eravamo insieme, in momenti anche difficili, mai si è abbandonata l’Aula”.

D’Ambrosio insultato. Il centrodestra attacca Gerardo D’Ambrosio, senatore ulivista ed ex capo della procura di Milano, che ricorda “l’eroe borghese, avvocato Ambrosoli” assassinato vent’anni fa. Anna Bonfrisco, di Fi, si alza e urla “sei un assassino, un criminale”. D’Ambrosio replica: “Abbiamo difeso la giovane democrazia contro il terrorismo nero che voleva un colpo di Stato e contro il terrorismo rosso che ha sequestrato e assassinato Aldo Moro. Io sono il primo a difendere lo Stato contro il terrorismo e non tollero che mi si accusi di non essere indipendente”.

Appello di Mastella ai magistrati. “Ritengo che non sia buona cosa che la magistratura scioperi. Appartengo a una linea di condotta che ha senso dello Stato e addolcisce gli spigoli. E’ la mia costruzione democristiana”. Mastella, al termine del voto, così fa appello alla magistratura “affinché ci ripensi, capisca che questo è il massimo possibile, non scenda lungo il crinale di un populismo che può creare tensioni. Mi è dispiaciuto che abbiano fatto cenno allo sciopero, spero che non ci sia, non tanto per un atto di benevolenza nei miei confronti ma per rispetto dei cittadini italiani, anche se le loro esigenze possono essere legittime”.

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