Giustizia

Ddl Mastella, approvato emendamento con parere contrario governo

Ddl Mastella, approvato emendamento con parere contrario governo

Roberto Manzione

Durante la votazione per l’approvazione del secondo ddl Mastella di riforma dell’ordinamento giudiziario il governo Prodi esprime contrarietà ad un emendamento del senatore Roberto Manzione (Ulivo). L’emendamento però sarà ugualmente approvato (con 156 sì, 151 no e 1 astenuto) grazie ai voti dell’opposizione e di altri 2 senatori oltre al citato Manzione.

Quando sono in vena di gentilezze i suoi colleghi dell’ Ulivo lo definiscono «un rompiscatole» (il termine, in realtà, è un po’ più crudo). Del resto egli stesso non fatica ad ammettere di esser sempre stato «un bastian contrario». Fin dai tempi in cui, giovane e aitante avvocato, militava a Salerno nel partito repubblicano e intanto strizzava l’ occhio alla nascente Alleanza democratica di Adornato e Bordon. Adesso che il suo sub-emendamento ha colpito la nave del governo sotto la linea di galleggiamento, Roberto Manzione si gode i suoi 5 minuti di celebrità: «Scusi, Mastella mi vuole incontrare… non posso far attendere un Guardasigilli». Eccolo di nuovo sulla breccia il Manzione-guastatore, uno che dall’ inizio della legislatura può vantare più polemiche contro la maggioranza che qualsiasi altro senatore berlusconiano. A febbraio scorso è tra i sei “obiettori” dell’ Ulivo che si assentano dall’ aula per far passare il «trappolone» di Calderoli sulla base Usa di Vicenza. E di chi era la firma sull’ ordine del giorno che chiedeva a Visco di «autosospendersi» per il caso Speciale? Sempre la sua: Roberto Manzione. «Bastian contrario», come quando passò settimane a battersi per riconoscere ai radicali i loro diritti sugli 8 seggi contestati di palazzo Madama. Il problema è che uno degli 8 che avrebbe dovuto tornare a casa era il collega della Margherita Luigi Zanda, che non gradì affatto. Ne nacque una lite furibonda, che qui vale la pena ricordare solo perché al termine Manzione decise di «autosospendersi» dall’ Ulivo. Zanda, del resto, è uno dei bersagli preferiti di Manzione. Che si fece un punto d’ onore nel dimostrare che proprio il collega era il responsabile di quel “colpo di spugna” sui reati contabili che qualcuno tentò di far passare nella Finanziaria: «Zanda è come Zorro, lascia sempre il suo segno. E tutte le strade portano a Zanda». Un bel caratterino Manzione. A cui si può imputare di tutto, tranne che sia un nemico dei magistrati. «Non scherziamo. Insieme a Manzione – ricorda il collega Willer Bordon – nella scorsa legislatura siamo quelli che più si sono battuti contro le leggi vergogna di Berlusconi. Siamo stati noi a organizzare i girotondi fuori dal Senato». Tanto è vero che proprio durante il dibattito sulla riforma Castelli, Manzione si arrabbiò con l’ allora presidente Marcello Pera al punto da sentirsi male. «Ebbi un collasso, mi portarono al San Camillo». Con Mastella invece, più che una semplice lite c’ è stata una rottura anche umana. Manzione infatti – che era tra i fondatori dell’ Udeur e ne fu capogruppo alla Camera – restò nella Margherita quando il suo capo decise di mollare gli ormeggi dal rassemblement centrista. Mastella, anche se oggi assicura che «il rapporto di amicizia è rimasto intatto», la prese come un tradimento personale. E oggi si ritrova di nuovo colpito e affondato dall’ «amico» Manzione.

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