Governo

Visco lascia la delega sulla Guardia di Finanza

Il piano di Visco: "Pagare meno per pagare tutti. In 5 anni sradicheremo l'evasione"

Vincenzo Visco

Il viceministro Vincenzo Visco rimette le deleghe sulla Guardia di Finanza dopo le polemiche con il comandante della GdF Roberto Speciale, sostituito dal Governo con Cosimo D’Arrigo.

Al Senato il dibattito sul caso Visco si terrà solo mercoledì prossimo ma il governo e lo stesso vice ministro dell’ Economia hanno già anticipato la linea. Riassumibile così: «Non colpevole». Lo dice alla Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che definisce «ineccepibile» il comportamento di Visco che «non ha costretto nessuno a fare alcunché». Lo ribadisce il diretto interessato che a metà pomeriggio va a palazzo Chigi e consegna nelle mani di Romano Prodi, dopo averlo dato al suo diretto superiore Tommaso Padoa Schioppa, un memoriale di venti pagine accompagnato da una formale lettera in cui spiega che, nei rapporti con la Gdf, non è mai andato contro la legge. Quindi non ha fatto pressioni per trasferire gli ufficiali di Milano. Per questo, a chi gli chiede se si dimetterà o quanto meno lascerà la delega al controllo sulle Fiamme gialle per evitare problemi alla maggioranza, risponde tranquillo: «Io sono nel giusto. Qualcuno mi deve spiegare perché dovrei comportarmi così». Quanto a mercoledì non ha ancora deciso se sarà in aula a palazzo Madama oppure no. Ma la sicurezza di Chiti e Visco non bastano a cancellare il caso dall’ agenda degli allarmi politici per la maggioranza che dovrà far fronte al confermato dissenso del leader dell’ Idv Antonio Di Pietro («Visco deve fare un gesto di responsabilità dimettendosi o rinunciando alla delega»), a quello dei due diellini Willer Bordon e Roberto Manzione, e all’ attivismo della Cdl che vuole sfruttare il caso Visco per far cadere il governo al Senato.

Dove la Lega di Roberto Calderoli e Roberto Castelli ha già preparato due trappole: non solo una mozione che esprime fiducia e appoggio alla Gdf e al suo comandante Roberto Speciale, ma anche un ordine del giorno che ricalca quello dei quattro senatori dell’ Idv depositato mercoledì dal capogruppo Nello Formisano. Un testo che chiede a Visco di farsi da parte per consentire un pronunciamento non condizionato della magistratura e che è stato sottoscritto dall’ ex comunista Fernando Rossi. Sul quale stanno riflettendo l’ ex di Rifondazione Franco Turigliatto e l’ indipendente Pietro Fuda, mentre Lamberto Dini si augura che il caso venga risolto ben prima del dibattito in aula. Un appuntamento decisivo è sicuramente quello di stamattina a palazzo Chigi quando l’ Unione si riunisce per affrontare, assieme ai problemi post elettorali, anche il caso Visco. Ma la via d’ uscita non è facile. Alla Camera Chiti ha fatto del suo meglio per difendere Visco definito come «un galantuomo che ha sempre servito lo Stato e contro cui è in atto una campagna indegna e infondata». Tant’ è che la stessa magistratura di Milano lo ha “assolto”. Ma questo non basta né a Di Pietro, né a Cesare Salvi di Sinistra democratica. Il primo, appena Chiti finisce di parlare, conferma la sua posizione «seria, coerente, istituzionale». Visco deve fare «un passo indietro». Quanto alla crisi se il governo va sotto (come preconizza il segretario dell’ Udc Lorenzo Cesa che già vede Prodi salire al Colle) Di Pietro fa spallucce e parla di «ricatto insopportabile». Salvi è fermo nel chiedere chiarimenti al governo e per questo presenterà un’ interpellanza «perché non possono esistere due verità di Stato, una di Visco e l’ altra del comandante della Gdf. Il governo, che oggi non ha i numeri a palazzo Madama, deve spazzar via ogni dubbio». Sulle interpellanze non si vota, ma su tutti gli altri documenti presentati sì. Al momento due mozioni e tre odg. E Roberto Manzione, che ha raccolto gli sfoghi di molti senatori, avverte aria di dissenso crescente: «Esistono limiti invalicabili anche per la politica. Non tutto è difendibile». La conta al Senato è aperta. Per certo la maggioranza ha perso sette dei suoi 158 voti. La Cdl ne ha 156.

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