Parlamento

Prodi e Bossi faccia a faccia stretta sulla legge elettorale

Governo Prodi II: decimo mese

Romano Prodi

Pacche sulle spalle, scambi di battute sulla Padania e la mortadella, Prodi che ruba a Bossi, tra lo stupore generale, un mezzo toscano e se lo accende, quindici minuti in cui il presidente del Consiglio e il segretario della Lega si sono infervorati a parlare del progetto di un canale navigabile che dovrebbe raggiungere il Po. Poi si è passati alla politica, novanta minuti, in un clima molto disteso. Un accordo di massima sul fare al più presto la legge elettorale è stato il risultato più significativo dell’ incontro tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e il segretario federale della Lega Nord Umberto Bossi. Lo dice Bossi salendo in macchina: «Per noi il modello è quello presentato da Calderoli. Il problema è che bisogna fare presto, partire subito», sottinteso per evitare il referendum. Prodi è stato meno esplicito: «Abbiamo parlato di legge elettorale e di federalismo fiscale. Abbiamo approfondito il legame che la Lega fa tra la legge elettorale e le autonomie locali, una linea che mi trova d’ accordo da molto tempo e su cui proseguiremo in futuro i contatti». Bossi addirittura è stato ancora più diretto: «Mi pare che ci sia la voglia di partire e fare subito la legge elettorale, e andare nelle commissioni». Prodi ha anche spiegato che con Bossi «si è ovviamente parlato del referendum che è legato alla legge elettorale», confermando la sua posizione molto tiepida nei confronti della prova referendaria. Un invito a nozze per la Lega che la vede come fumo negli occhi perché la farebbe sparire dalla scena politica. Referendum, legge elettorale, Senato delle Regioni e federalismo fiscale sono stati gli argomenti toccati, tutti molto significativi. Certo la strada sembra essere ancora molto accidentata, ma l’ insistenza di Bossi sul «fare presto», dà la sensazione che durante il colloquio i due leader abbiano scambiato qualche cosa in più di una serie di battute di cortesia. E questo è confermato da una frase di Roberto Maroni che ha partecipato all’ incontro in compagnia di Roberto Calderoli: «Mi pare che Prodi abbia fatto delle aperture», in particolare sul Senato delle Regioni. Maroni, visibilmente ottimista, spiega poi che sul tema del federalismo fiscale e sul Senato delle Regioni «nei prossimi giorni ci incontreremo con chi dall’ altra parte lavora su questo per stabilire non dico un testo comune ma dei principi condivisi». Dall’ incontro è anche uscito che, per la Lega, Calderoli si occuperà della legge elettorale e Maroni seguirà il percorso del Senato delle Regioni e del federalismo fiscale che richiedono una riforma costituzionale. L’ interesse mostrato da Prodi su questi due temi ha anche una spiegazione politica. Se si trovasse «la quadra», come dice Bossi, ci vorrebbero almeno due anni, e questo vorrebbe dire, per Prodi, garantire la stabilità del suo governo. Insomma, i risultati dell’ incontro, il primo da quando Prodi è presidente del Consiglio, sono stati giudicati da ambo le parti «molto interessanti», anche se è stato chiaramente specificato che «un conto sono le riforme, un altro è l’ azione del governo». Inoltre la Lega ha molto apprezzato che Prodi non abbia richiesto una contropartita, anche minima. E Berlusconi? A domanda se era stato informato in precedenza, Bossi ha risposto con un secco «no». Un ulteriore segno del movimentismo del Carroccio in questi ultimi tempi, anche se Maroni ha tenuto a specificare che l’ alleanza con la Cdl per ora non è minimamente in discussione.

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