Economia

Governo Berlusconi III: quinto mese


Ddl salva banche con i Tremonti bond

Ddl salva banche con i Tremonti bond

Questa Finanziaria non piace agli industriali? Bene, allora il taglio dell’ Irap, tanto annunciato quanto rimandato, potrebbe essere «ripensato». Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, lancia un avvertimento, che è quasi una minaccia. A fargli perdere le staffe è Innocenzo Cipolletta, presidente del Sole 24Ore, quotidiano di Confindustria, reo di aver criticato l’ impianto della manovra. Cipolletta bolla come «immorale» sia il ricorso alla lotta all’ evasione – che, spiega, dovrebbe essere la costante di un governo – sia i condoni. Quindi chiarisce che bisogna ridurre la spesa pubblica e il disavanzo. Al contrario, dichiara Cipolletta, la manovra economica rischia di essere soltanto «un’ operazione illusoria». E pur concedendo a Siniscalco la buona fede «sta cercando di fare il meglio possibile», il presidente del Sole24Ore si dice convinto che le misure annunciate non sono quelle che servono agli industriali. Cipolletta si esprime a titolo personale e lo fa al meeting della Confesercenti a Perugia. Tanto basta a Sacconi per accusarlo di parlare «dal palco di un’ associazione di sinistra dei commercianti» e dunque di apparire «e non per la prima volta, molto coinvolto dalla campagna elettorale».

Domenico Siniscalco “toglie” la fiducia ad Antonio Fazio davanti al premier Silvio Berlusconi e alla platea di imprenditori ed economisti riunita al forum Ambrosetti. «Fatta la riforma, tra venerdì e ieri, il governo aveva atteso un atto di sensibilità istituzionale che non è arrivato. Berlusconi ha parlato di decisione di coscienza e io in coscienza me ne sarei andato molto prima». Queste le parole pronunciate del ministro dell’ Economia senza riscontrare alcuna reazione da parte del premier, rimasto impassibile per tutta la durata dell’ intervento. Siniscalco arriva velocemente al tema caldo della giornata cui dedica due terzi della sua esposizione con una spietata analisi del funzionamento della Banca d’ Italia. Concludendo così: «Visto che la moral suasion non ha funzionato nemmeno nel regno della moral suasion ritengo che forse la questione vada posta in modo un po’ più formale nelle sedi competenti ricordandosi che il mandato non è a vita ma a tempo indeterminato, farò i miei passi istituzionali». Ora la patata bollente è sul tavolo di Berlusconi, dovrà decidere se sacrificare Fazio o Siniscalco.

E alla fine Tremonti è tornato dietro l’amata scrivania di Quintino Sella. Poco più di quattordici mesi fa dovette lasciare via XX Settembre sotto le bordate del “fuoco amico” di An e Udc, in particolare il partito di Fini lo accusava di decisionismo economico senza collegialità. E la Lega, di cui era il garante, non riuscì a proteggerlo per la malattia che in qual periodo aveva colpito Umberto Bossi. Eppure la seconda volta del tributarista di Sondrio, classe 1947 e laurea in giurisprudenza, è stata resa possibile proprio dallo stesso Fini che ha “sdoganato” Tremonti in cambio della testa di Fazio. Misteri italiani. Nel paese dei “corsi e ricorsi”, il tempo sembra scorrere in maniera anomala: quattordici mesi fa i problemi di Tremonti erano iniziati con il “caso Fazio”, dopo gli scandali Cirio e Parmalat. Il ministro prese una dura e netta posizione contro il governatore, che allora fu gradita in via della Scrofa e in via Due Macelli. Un anno, due mesi e due ministri dopo riecco la questione Fazio, ma stavolta la bordata verso il Governatore parte da An.

Giorgio Napolitano (parlamentare europeo Ds ed ex ministro dell’Interno) e l’industriale dell’auto Sergio Pininfarina sono stati nominati senatori a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver illustrato la Patria – è la motivazione del Colle – con altissimi meriti nel campo sociale”. I decreti di nomina sono stati controfirmati dal presidente del Consiglio Berlusconi, stamani al Quirinale. “Il mio sentimento in questo momento è di grande emozione e di profonda gratitudine verso il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Credo che si sia voluto essenzialmente riconoscere il mio impegno di uomo delle istituzioni”, è il primo commento di Napolitano.

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