Economia

Siniscalco sfiducia Fazio insorge la Lega, governo diviso

Siniscalco sfiducia Fazio insorge la Lega, governo diviso

Domenico Siniscalco, Silvio Berlusconi e Antonio Fazio

Domenico Siniscalco “toglie” la fiducia ad Antonio Fazio davanti al premier Silvio Berlusconi e alla platea di imprenditori ed economisti riunita al forum Ambrosetti. «Fatta la riforma, tra venerdì e ieri, il governo aveva atteso un atto di sensibilità istituzionale che non è arrivato. Berlusconi ha parlato di decisione di coscienza e io in coscienza me ne sarei andato molto prima». Queste le parole pronunciate del ministro dell’ Economia senza riscontrare alcuna reazione da parte del premier, rimasto impassibile per tutta la durata dell’ intervento. Siniscalco arriva velocemente al tema caldo della giornata cui dedica due terzi della sua esposizione con una spietata analisi del funzionamento della Banca d’ Italia. Concludendo così: «Visto che la moral suasion non ha funzionato nemmeno nel regno della moral suasion ritengo che forse la questione vada posta in modo un po’ più formale nelle sedi competenti ricordandosi che il mandato non è a vita ma a tempo indeterminato, farò i miei passi istituzionali».

Un attacco in piena regola che scatena l’ immediata reazione della Lega e in particolare del ministro del Welfare Roberto Maroni. Nel consiglio dei ministri non si era parlato di alcuna iniziativa da parte del governo, dice Maroni. Poi chiama al telefono Berlusconi e riferisce: «Il premier ha chiarito che non ci sarà alcun passo formale del governo per ottenere le dimissioni di Fazio, mi ha confermato che non ci sono novità rispetto alle decisioni prese al consiglio dei ministri di venerdì. Dunque quella di Siniscalco è un’ iniziativa personale. Ritengo opportuno che venga a parlarne al prossimo Consiglio dei ministri». La bomba è innescata e immediata è la replica di Siniscalco a Maroni: «Si tratta di una iniziativa personale, ma si tratta di una iniziativa istituzionale del ministro». A Cernobbio, dunque, non si è scherzato. Il ministro aveva studiato a lungo il copione prendendo come riferimento culturale un paper di Otmar Issing, capo economista della Bce, vergato nel 2000 nel quale si afferma che gli «elettori, i parlamenti e i governi hanno il dovere di monitorare il comportamento delle banche centrali». Come? Gli strumenti non mancano. Innanzitutto deve esserci la collegialità degli atti e la loro trasparenza, poi bisogna verificare l’ assenza di conflitti di interesse e quindi la prevalenza delle regole sulla discrezionalità. Tutte cose che nella Banca d’ Italia di oggi non esistono e che la riforma presentata venerdì scorso cerca faticosamente di introdurre. Il giudizio finale di Siniscalco sulla nostra banca centrale è severo e a tratti anche ironico: «L’ organo è monocratico, non è esattamente il campione di trasparenza, le istruzioni di vigilanza sono il regno della discrezionalità come dimostra l’ informativa preventiva che si può richiedere in forma orale e a cui si risponde con aggrottar di sopracciglia». Per dimostrare l’ inadeguatezza di Fazio Siniscalco fornisce alla platea una definizione di credibilità, ben altra cosa rispetto alla legittimità dei comportamenti. «Credibilità è la bontà delle regole, è l’ opportunità e la tempistica delle decisioni, la trasparenza, l’ imparzialità e la percezione che il pubblico ha del processo». Per questo il ministro nei giorni scorsi aveva insistito tanto sulla pressione esercitata dai media, italiani e internazionali, che ha «minato la credibilità fin dalle fondamenta: una campagna stampa di un mese e mezzo è devastante, Il Paese non può permetterselo». In mattinata era toccato a Mario Monti esporre i limiti della riforma presentata venerdì la quale ha introdotto un mandato a termine che non si sa quando scatta.

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