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Tremonti torna al ministero dell’Economia

Tremonti torna al ministero dell'Economia

Giulio Trenonti e Domenico Siniscalco

E alla fine Tremonti è tornato dietro l’amata scrivania di Quintino Sella. Poco più di quattordici mesi fa dovette lasciare via XX Settembre sotto le bordate del “fuoco amico” di An e Udc, in particolare il partito di Fini lo accusava di decisionismo economico senza collegialità. E la Lega, di cui era il garante, non riuscì a proteggerlo per la malattia che in qual periodo aveva colpito Umberto Bossi. Eppure la seconda volta del tributarista di Sondrio, classe 1947 e laurea in giurisprudenza, è stata resa possibile proprio dallo stesso Fini che ha “sdoganato” Tremonti in cambio della testa di Fazio. Misteri italiani.

Nel paese dei “corsi e ricorsi”, il tempo sembra scorrere in maniera anomala: quattordici mesi fa i problemi di Tremonti erano iniziati con il “caso Fazio”, dopo gli scandali Cirio e Parmalat. Il ministro prese una dura e netta posizione contro il governatore, che allora fu gradita in via della Scrofa e in via Due
Macelli. Un anno, due mesi e due ministri dopo riecco la questione Fazio, ma stavolta la bordata verso il Governatore parte da An.

Intanto Siniscalco prepara libri e bagagli per tornare ad insegnare nella sua Torino, ma se l’affaire Bankitalia sembra risolversi, risuonano ancora le parole dell’ex ministro: “Me ne vado anche per una Finanziaria elettorale”. Cosa farà l’inventore della “finanza creativa”?

“Se dipendesse da me venderei con concessioni di cento anni tutte le spiagge e tutti gli stabilimenti marittimi”, aveva detto Tremonti nel maggio scorso appena rientrato nel governo come vicepremier. Una proposta che non piacque ad opposizione, sindacati e anche a molti sindaci di località di mare ma che confermò la fama di “fantasista” del neo ministro del tesoro-bis. Una dote a cui dovrà ricorrere massicciamente per ridisegnare una finanziaria che ha avuto il pollice verso di Confindustria, Udc e Lega. Che rispetti i vincoli di bilancio imposti dall’europa e la necessità di misure finalizzate alla crescita. Per non parlare di legge sul risparmio, tfr, Irap, caro-petrolio.

A suo tempo il ministro colbertiano (così chiamato in ricordo del ministro del Re Sole ‘padre’ del mercantilismo), aveva assunto misure “creative” come lo scudo fiscale e varie forme di condoni. Inoltre aveva più volte annunciato il suo progetto di fondo in materia di politica economica: “Privatizzazioni, liberalizzazioni, vendite. Nello Stato c’è molto da vendere – disse ad inizio mandato nel 2001 -. L’unica cosa che non bisognerebbe vendere è la scrivania di Quintino Sella”.

Intanto il disavanzo viaggia, senza interventi correttivi, oltre il 4%. Il debito rischia di arrivare al 110%. La finanziaria per il 2006, secondo la bozza Siniscalco, ammonta a 21,3 miliardi di euro, di cui 11,5 a correzione del deficit e 9,8 per lo sviluppo. Stavolta per reperire fondi anche la famosa scrivania potrebbe tornare utile.


«Nel corso della riunione ho espresso anche la convinzione che a questo punto la permanenza in carica del governatore della Banca d’ Italia non sia più opportuna e non sia compatibile con la credibilità internazionale del nostro paese». Manca poco alle sette di ieri sera, quando nella sala stampa di Palazzo Chigi entrano il presidente del consiglio e il vertice della Cdl. Elettricità nell’ aria: «Tanto siamo abituati alle tempeste, alle tenebre», mormora Berlusconi a microfoni spenti. Poi annuncia ufficialmente di aver sfiduciato Fazio e di aver ripescato Tremonti per rimetterlo al ministero dell’ Economia al posto di Siniscalco che si era dimesso nel cuore della notte per protesta contro la Finanziaria “elettorale” e soprattutto contro l’ “immobilismo” del governo proprio su Fazio. «Come sapete – dice il capo del governo al termine del vertice della Cdl – il professor Siniscalco stanotte ha presentato le sue dimissioni da ministro dell’ Economia. Ho quindi provveduto a convocare il vertice politico della casa delle libertà e ho sottoposto la candidatura del vicepresidente Tremonti». I leader del centrodestra «hanno condiviso la mia proposta confidando nella sua indiscussa competenza ed esperienza internazionale». Quindi Tremonti, dopo una breve visita al Quirinale (non ha dovuto giurare perché già faceva parte del governo come vicepremier) ha preso l’ aereo per Washington per «rappresentare politicamente il nostro governo e il nostro paese» alla riunione del Fmi a cui partecipa anche lo “sfiduciato” governatore Fazio. Ma se Fazio non se ne va? «Non c’ è nessun braccio di ferro», dirà più tardi Berlusconi a Porta a porta. «Le banche centrali sono autonome e indipendenti e solo la Banca centrale europea può dire a Fazio di dimettersi. Noi ci rivolgiamo alla sensibilità del Governatore affinchè senta – per il giudizio dei mercati finanziari e delle agenzie di rating – l’ opportunità di dimettersi. Noi non possiamo fare altro». Ma assieme al siluramento di Fazio, a Palazzo Chigi va in scena anche un altro capitolo di questa giornata convulsa che segna uno dei momenti più drammatici e tempestosi del governo Berlusconi: il premier accetta, o forse sarebbe più esatto dire che subisce, la messa in discussione della sua candidatura alle politiche 2006 che dovrà guadagnarsi con le primarie – anche se nessuno, né Fini, né Follini arrivano a pronunciare con nettezza questa parola-tabù – in lotta con Casini, Fini e chissà quali altri concorrenti minori. Ed è alla fine di questa drammatica conferenza stampa, che il leader dell’ Udc chiede la parola e sferra l’ attacco: «Noi – scandisce emozionato Follini – abbiamo posto il tema della leadership. C’ è chi pensa che nel 2006 il candidato migliore sia Silvio Berlusconi. C’ è chi, come me, come l’ Udc, pensa di no». Il premier è visibilmente seccato e replica: «Se c’ è un dubbio troveremo una risposta nel modo migliore». Ma a scandire la giornata tempestosa di Berlusconi è stata la successione Siniscalco-Tremonti al ministero dell’ Economia e il siluramento di Fazio. Alle 9 di ieri mattina, dopo l’ annuncio nella notte, è arrivata la conferma dal Tesoro. Alle 11,30 Berlusconi e Letta hanno portato la lettera di Siniscalco al Quirinale che alle 13 ha preso atto della decisione con una nota. Nello stesso tempo Berlusconi, uscito dal Quirinale, annuncia che al vertice della Cdl nel pomeriggio «decideremo il nome del nuovo ministro». All’ ora di pranzo si svolge il vertice che segna il resto della giornata politica nella maggioranza di centrodestra: alla Camera Berlusconi va da Casini e all’ incontro partecipa anche Fini. Poi, nel pomeriggio, quando su Roma si scatena il nubifragio, Berlusconi incontra con Tremonti i vertici di Forza Italia e finalmente si svolge il vertice dei leader della Cdl. Alla Camera, intanto, Fini fissava alcune condizioni per il via libera a Tremonti (che il leader di An in passato costrinse alle dimissioni minacciando la crisi di governo): «Qualora il presidente del Consiglio convenga con noi di esprimere una valutazione negativa sull’ operato del governatore della Banca d’ Italia, saremmo lieti che il ministero dell’ Economia fosse affidato a Giulio Tremonti». Superata la questione del ministero dell’ Economia, insiste Fini, «si deve verificare se ci sono le condizioni per una unità durevole e sostanziale sulle altre questioni sul tavolo: premiership, la questione ancor più urgente della finanziaria, le riforme costituzionali e la legge elettorale». Per Berlusconi, dunque, «Fazio è una questione risolta». Ma non tutti sono d’ accordo e il “partito fazista” nel governo si fa sentire. A cominciare dal ministro leghista Calderoli che annuncia barricate per il governatore: «Riguardo a Fazio il premier Silvio Berlusconi ha espresso sue valutazioni personali che non ci trovano d’ accordo. Come tutti sanno, il governo in quanto tale si è già espresso sulla materia». Un altro ministro, Giovanardi, Udc, prende le distanze dal premier e ricorda che «la Banca d’ Italia ha la sua autonomia. Il governo non può incidere. Le parole di Berlusconi non hanno valenza giuridica».

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