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Raffaella Carrà non è stata una semplice artista.
Raffaella ha rappresentato tutto.

Raffaella era l’emancipazione femminile all’ennesima potenza: quella che se ne fregava della censura degli anni ’60, e il suo ombelico lo mostrava lo stesso.
Era quella dello scandaloso Tuca Tuca, del ruolo della donna nel mondo: una donna che non è né moglie né madre, ma solo donna.
Raffaella era l’amore in tutte le sue forme, paladina dei “diversi” quando esserlo non era di moda… anzi, era sconsigliato “se vuoi fare carriera”.
Raffaella era bellissima e bravissima, al naturale, ma non se ne vantava.
Raffaella non era alla moda, era LA moda, perché la moda la lanciava lei.
Raffaella era un eterno caschetto biondo, una risata infinita ed un cuore grande e sincero.
Raffaella era lontana dai giornaletti scandalistici, lontana dalla TV spazzatura.
Raffaella non si è mai venduta, nemmeno negli anni di vuoto lavorativo.
Raffaella è quella che, prima di morire, ha chiesto di avere un funerale modesto, una bara di legno semplice e una piccola urna per le sue ceneri.
Raffaella era una di noi, una di casa, “di famiglia”.
Con lei se ne va un pezzo della nostra storia.
Di quella che ti porterai dentro in eterno e che non ti lascerà mai…












































La mia infanzia è stata bella perché quotidianamente c’erano nella mia vita i miei due nonni, mia zia e #RAFFAELLACARRA. Per me con la morte di Raffaella Carrà se ne vanno via tanti ricordi di infanzia e dell’ adolescenza.
Non sono solito dire queste cose per una persona che non ho mai conosciuto dal vivo; ma lei ha allietato tantissime giornate della mia tristissima infanzia.
Raffaella ti voglio bene.
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