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Verso il blocco spostamenti fino a fine marzo. Documento regioni stamane in Cdm.

Il nuovo decreto legge Covid potrebbe prorogare di trenta giorni (o a fine marzo) le limitazioni agli spostamenti legati all’emergenza. È quanto trapela da fonti ministeriali anche se una decisione definitiva sulla data non è stata ancora presa. I limiti dovrebbero riguardare sia la mobilità tra le Regioni (il blocco scade il 25 febbraio) sia la possibilità di fare visita ad amici e parenti e cioè la regola che, per ora valida fino al 5 marzo, consente di spostarsi verso un’altra abitazione privata massimo in due persone, con i figli minori di 14 anni.

Sul tavolo del Consiglio dei ministri in programma lunedì arriva il documento con le proposte delle Regioni in vista del nuovo decreto legge che si limiterà per adesso a posticipare le restrizioni al momento in vigore. «Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese, ma possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare ad un processo decisionale che certo dovrà essere tempestivo, che certo dovrà essere snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste», ha assicurato il ministro Maria Stella Gelmini nel confronto con i governatori.

«La nascita di questo nuovo esecutivo, lungi dal rappresentare una nuova formula politica, è l’espressione dell’esigenza, avvertita, ne sono convinta, dal Paese, di una vera unità nazionale nel contrasto ad un nemico che purtroppo ha già fatto contare quasi 100mila vittime nel nostro Paese». Detto questo, secondo Gelmini «sarebbe sbagliato immaginare che l’ampia maggioranza che questo esecutivo ha conseguito in Parlamento, l’imprinting che lo ha generato, la volontà di cementare l’azione delle forze politiche per contrastare un nemico tanto insidioso, non si rispecchiasse anche in tutti i livelli istituzionali dello Stato. Non servono divisioni, servono soluzioni». Anche senza allarmismi il quadro fatto sulla situazione («abbstanza fosco») implica interventi per minimizzare un andamento incontrollato dei contagi. Prima che i vaccini facciano il loro, e mentre si diffondono tre varianti (una delle quali, l’inglese, potrebbe essere prevalente in tutta Europa entro un mese), le restrizioni vengono considerate indispensabili.

Lo stesso concetto è stato sottolineato dal ministro della Salute Roberto Speranza, che nel corso dell’incontro con le Regioni ha ribadito: «Purtroppo con le varianti in circolazione continuare con le restrizioni è indispensabile».

La richiesta più sensibile delle Regioni è per misure nazionali di base «omogenee, come avviene nel resto del mondo, che superino l’attuale zonizzazione», salvo prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti. Dopo la riunione di sabato, in cui è stato fatto il punto sull’attuazione del sistema di regole per la gestione ed il contenimento della pandemia in vista dell’adozione del prossimo Dpcm, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha trasmesso ai ministri Mariastella GelminiRoberto Speranza un documento con le proprie proposte.

Nella bozza è scritto che «le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare anche con protocolli aggiornati». In ogni caso per le Regioni «il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione».

Quanto alla campagna vaccinale, «il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal governo». Cui spetta, di conseguenza, il compito di «impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato». E qui «sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione».

Non è sicuro tuttavia che si arrivi in Consiglio dei ministri alla definizione del nuovo Dpcm in vista della scadenza il 5 marzo dell’ultimo provvedimento per contenere l’aumento dei contagi provocato dall’arrivo delle varianti. Di certo le misure saranno comunicate in anticipo, condivise con Regioni e Parlamento, con una valutazione attenta dell’impatto sulle attività economiche.

Mario Draghi è sì attestato sulla linea del «rigore assoluto» (lotta al Covid e potenziamento del piano vaccini), ma è anche determinato a non penalizzare le attività produttive. L’ipotesi di arrivare a un lockdown sul modello natalizio, ovvero arancione durante la settimana e rosso nel weekend, è stata avanzata dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ma vede contrario il vice, il ligure Giovanni Toti, che chiede invece un’unica zona gialla, con misure più restrittive in singole province o città dove si rilevi un’impennata dei contagi. E contrario alla stretta è anche Matteo Salvini.

Quattro le richieste avanzate dai Comuni durante il vertice tra governo ed enti locali, tra queste ristori rapidi e il coinvolgimento dei sindaci per l’utilizzo delle strutture comunali che permettono di concentrare numerosi punti di vaccinazione, come i palazzetti dello sport. Inoltre per l’Anci i ristoranti, rispettando i protocolli rigidi sulle distanze, devono poter riaprire anche di sera. «La consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione».

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